domenica, 12 Luglio, 2020

IDEA DI FUTURO

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“È l’ora del cambiamento: serve un nuovo socialismo. La sinistra deve recuperare un’idea politica di società”. Così in un’intervista al Corriere della Sera il sindaco di Milano Beppe Sala, parla del futuro della sinistra. “Oggi – ha aggiunto – la sinistra è in grado di rappresentare il 40 per cento degli italiani, quel che serve per governare?” La risposta che si dà Sala è: “Temo di no”. Ed è per questo che la sinistra “deve cambiare” perché se un tempo essa ”era rappresentanza” e “la destra era appartenenza” oggi invece “la destra rappresenta, magari male, una parte importante della classe lavoratrice”. Quindi, per Sala, “dobbiamo capire come fare per rappresentarla noi”. E il sindaco è convinto che “lo spazio è enorme”. Parole che suonano bene e alle quali è necessario dare una risposta. “Il socialismo – ha affermato in un post su Facebook il Segretario del Psi, Enzo Maraio, commentando l’intervista al Sindaco di Milano – è un valore che ha abitato tutta la storia del novecento italiano. Non appartiene – né può appartenere – solo alla storia, ma deve aggrapparsi a una idea di futuro. Solo l’Italia sconta una drammatica anomalia: è una parola che molti considerano desueta, passata di moda. Non soltanto non è così, ma oggi sembra prorompere nuovamente nella modernità, per costruire attorno a quel valore e a quella bellissima parola un nuovo centrosinistra che, adesso, deve recuperare un’idea politica di società. In queste idee – le nostre idee – e in alcuni passaggi della intervista del Sindaco di Milano Beppe Sala ci sono punti importanti per il futuro della sinistra da ricostruire in Italia” ha concluso Maraio. “Sala”, ha aggiunto il senatore del Psi Riccardo Nencini, “intuisce che la fuoriuscita dalla crisi non può avvenire se non rilanciando il socialismo riformista e umanitario che a Milano ha scritto pagine politiche importanti fin dal primo Novecento. I sindaci, si, e poi una classe politica che da Turati ad Anna Kuliscioff, da Nenni redattore dell’Avanti! a Craxi ha reso l’Italia più civile e più libera. Tutto bene, dunque? Sì e no”. “Sì, perché la sinergia tra diritti civili e riforme sociali è un fatto che si sia realizzata, in Europa, quando donne e uomini di cultura Socialista hanno governato. Ha ragione Sala: dobbiamo costruire l’avvenire traendo la spinta dalle radici.
No, quando si immagina il futuro richiamando l’identità di Moro e cancellando Craxi e il riformismo italiano dalla storia patria”. Nencini aggiunge: “Non si tratta solo difendere un patrimonio culturale e politico con fare partigiano – il che, peraltro, sarebbe del tutto legittimo – ma di dare soluzione a una crisi senza precedenti ricorrendo a idee di modernizzazione dello Stato e della società sulla base di una maggiore eguaglianza che i socialisti possono vantare. Quelle idee ben poco avevano, e hanno, a che fare con il comunismo berlingueriano la cui eredità – dice Sala – è già stata raccolta da altri e dunque non ce la si può intestare. Meno male”. “Quanto a Moro, guidò il primo centro-sinistra e mise la sua firma su riforme rilevanti. E però non ebbe mai grande sensibilità verso i diritti civili (penso al divorzio e all’aborto) che figliarono tutti grazie alla pressione di socialisti, liberali, radicali e infine del PCI. Moro non era socialista. Era un democristiano. Questi i fatti”. “Riassumo: benvenga l’epoca di un socialismo rinnovato, per noi che la bandiera non l’abbiamo mai ammainata è una conferma delle scelte fatte, tuttavia patti chiari. Il pantheon non può essere ricostruito senza verità. Senza verità non può esserci un progetto, una visione lunga, quell’azione politica efficace di cui l’Italia ha bisogno. Senza radici siamo figli di nessuno”

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