venerdì, 21 Febbraio, 2020

Idee socialiste di rinascita

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Qualcuno sostiene che se non ne abbiamo più voglia è meglio scioglierci nel Pd. Se non ci scatta una molla di passione e di ansia di riscatto dopo le recenti cupe vicende della politica nazionale e le conseguenti dichiarazioni e ammissioni, certo qualcosa non va. Penso che, premesso che il Psi così come l’abbiamo conosciuto, non potrà rinascere e che non è mai rinato in questi vent’anni così come la Dc, il Pci e gli altri partiti della cosiddetta prima Repubblica, occorra compiere qualche scelta di fondo, adesso e non fra un anno. Partiamo da un punto. Noi siamo tuttora un soggetto, un piccolo soggetto, istituzionale che può contare su qualche parlamentare, contrariamente, ad esempio, al Partito radicale. Ma contrariamente ai compagni radicali, non abbiamo una cultura da partito di movimento.

Già in passato Claudio Martelli tentò di fare acquisire al Psi i caratteri del partito di movimento, promuovendo i referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, sul nucleare, poi sulla caccia e i pesticidi. Ma questa attività si muoveva dentro una corteccia istituzionale che la partoriva, certificava e proteggeva. Dopo il 2008 quel che rimase di noi tentò un’operazione di movimento promuovendo sia proposte di legge di iniziativa popolare, con scarso successo, sia il Comitato per la democrazia, che invece si fece sentire sui mass media, lo coordinai io stesso, e fu ricevuto anche dal presidente della Repubblica. Ma la nostra comunità seppe tenere duro anche perché resisteva in periferia un tessuto non disprezzabile di amministratori locali. Dunque partiamo innanzitutto dai parlamentari. Nessuna critica sia ben chiaro. Ma è possibile che su alcuni temi (rapporto con l’Europa, diritti civili e laicità, giustizia, riforma istituzionale ed elettorale) i parlamentari socialisti promuovano leggi e campagne pubbliche di informazione e mobilitazione? Penso che sarebbe utile, anzi necessario. Anche perché, quando è avvenuto, il riscontro c’è stato.

Prendiamo atto che il patto federativo col Pd non esiste nella sostanza. È stato firmato solo un documento che ne afferma l’esistenza. Ma in realtà non c’è né il patto né la federazione. Solo un pronunciamento. Non penso che dobbiamo rompere la collaborazione e l’unità col Pd e col governo. Penso che dobbiamo prendere l’iniziativa politica e parlamentare per far sentire la nostra voce. Che potrebbe risuonare su proposte quali: l’invito esplicito a Renzi a sfondare il tetto del tre per cento, per contribuire, con un piano straordinario di investimenti pubblici, a rilanciare settori strategici quali il turismo, la cultura, l’agroalimentare, una forte riduzione delle tasse sul lavoro e contemporaneamente un’alienazione del patrimonio pubblico; la battaglia contro l’eliminazione degli enti elettivi, la difesa e il potenziamento della democrazia partecipata; la richiesta di tre leggi di civiltà, su fine vita, unioni civili o matrimoni gay, fecondazione artificiale (il nuovo centro-destra deve farsene una ragione e comportarsi come la vecchia Dc, che non metteva in discussione il governo se su questa materia andava in minoranza); infine la proposta di una legge sulla giustizia che introduca la separazione delle carriere dei magistrati e il doppio Csm.

Questo potrebbe portare a una mobilitazione del partito a tutti i livelli sugli stessi temi. Occorre riprendere ovunque la parola, nei consigli regionali, comunali, nelle sezioni, nelle sale e nelle piazze, se serve. Con campagne, promuovendo comitati (personalmente promuoverei subito un Comitato per Emma Bonino presidente della Repubblica). Rassegnarci non è neppure realistico. La cosa meno realistica è pensare di entrare nel Pd come partito. Non credo che lo accetterebbero. Una piccola comunità socialista organizzata nel Pd è una suggestione destinata a non avere esito. E, anche se fosse praticabile, sarebbe oltretutto senza particolari conseguenze politiche. Magari qualcuno potrebbe forse far parte della direzione o della segreteria. E poi? Nelle regioni e nelle province, col trambusto e le guerre che avvelenano questo partito, come tratterebbero i nostri? Li lascerebbero alla porta col cappello in mano in attesa di una chiamata sotto le foto di Berlinguer e di Moro. Saremmo, ben che vada, assorbiti e annullati. Mal che vada ignorati o addirittura respinti. Lasciamo perdere. E puntiamo sul rilancio delle nostre idee che esistono e che sono diverse, come diverse sono le nostre radici, ma al contempo essenziali per una sinistra socialista, riformista, laica e liberale. Con coraggio, se serve anche con spregiudicatezza.

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