martedì, 1 Dicembre, 2020

Il 60% degli italiani vuole staccare la spina al governo Monti

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Navigava in brutte acque l’Italia, lo scorso 16 novembre, quando Mario Monti fu nominato primo ministro: tutti ci si chiedeva se ce l’avremmo fatta o meno ad uscire da quelle acque. Oggi, dopo sette mesi di austerity, lacrime e sangue la domanda rimane la stessa. La crescita non riparte ma, in compenso, la decrescita sembra marciare a gonfie vele, la disoccupazione aumenta, i cervelli dei giovani altamente qualificati sempre più in fuga e la “fase due” a molti suona piuttosto come una tattica del tecnico della nazionale che come il rilancio dell’economia promesso dal governo. Come se non bastasse la speculazione internazionale sembra sia tornata a colpire e il possibile “contagio” della crisi bancaria spagnola ha generato una nuova impennata dello spread. «Il Paese si è spostato dall’orlo del precipizio, ma il cratere si è allargato e ci sta rincorrendo», con questa frase semplice, il super-tecnico professor Mario Monti, fa spallucce e liquida la questione confermando il suo stile da gentlemen anglosassone: “Sorry about that!”.

LUNA DI FIELE – Alla luce di questo scenario, non stupisce che un sondaggio pubblicato da Digis riveli che ben il 60% degli italiani vorrebbe vedere conclusa l’esperienza del governo Monti prima della fine della legislatura: si tratta proprio una “luna di miele” finita male soprattutto se si considera che, all’inizio del mandato, la fiducia nel Professore si attestava su una percentuale del 71%. «Monti ormai viene assimilato alla “politica” e i più critici nei suoi confronti risultano essere, oggi, proprio gli elettori del Pd che sono stati i suoi più grandi sostenitori all’inizio del mandato»: ad affermarlo è Nicola Cesare, direttore commerciale del centro di ricerca Digis che intervistato dall’Avanti!online ha rimarcato come nell’operato del governo «ci sia sicuramente un fallimento, basta guardare lo spread e la fiducia dei mercati che continuano a colpire il nostro Paese».

Come dobbiamo leggere il dato, diffuso dal sondaggio Digis, che fotografa una situazione in cui il 60% degli italiani vorrebbe togliere l’appoggio a Monti anche prima della prevista fine della legislatura?

Non è difficile leggere questo dato. Sugli italiani si stanno abbattendo gli effetti delle politiche dei sacrifici, e gli sforzi richiesti sono piuttosto pesanti. Ma, allo stesso tempo, non si vede via d’uscita dalla crisi, soprattutto non si vede emergere all’orizzonte il tema dello sviluppo che avrebbe dovuto andare fianco a fianco con quello dei sacrifici. Non si sta verificando la crescita, ci vorrà tempo prima di poter vedere se le politiche del governo Monti avranno i risultati sperati.

Quanto ci vorrà per uscirne?

Ci vorrà un bel po’, ma nel frattempo la crisi colpisce e colpisce duramente le famiglie. C’è, comunque, sicuramente un fallimento, basta guardare lo spread che ha ripreso e la fiducia dei mercati che continuano a colpire il nostro Paese. Da un punto di vista economico poi non c’è alcun rilancio della crescita: le famiglie pagano e pagano ma non vedono alcuno spiraglio. Inoltre, le grandi riforme non sono state avviate, basti vedere la riforma del lavoro e la legge elettorale, due grandi buchi neri. E la risposta al terremoto che ci investe sembra essere solo quella delle lacrime e sangue. Per questo il governo non viene più visto come un governo tecnico ma come un governo e basta: Monti viene rappresentato sempre di più come l’uomo delle banche, un primo ministro che non sta facendo gli interessi del suo paese ma solo di alcuni gruppi.

Ma secondo lei, si tratta di una risposta di tipo emotivo da parte degli elettori che subiscono le difficoltà del momento o c’è dell’altro?

La risposta da parte della gente, pur essendoci un fattore emotivo, diventa concreta soprattutto se, dopo aver colpito i cittadini così duramente, si aumentano anche le accise sulla benzina, una misura che colpisce indiscriminatamente tutte le fasce sociali, anche le deboli. Sono proprio queste le politiche che portano ad assimilare Monti alla politica tradizionale: basta considerare che emerge chiaramente il dato che i più critici nei confronti del governo risultano essere oggi proprio gli elettori del Pd, quegli elettori che in un primo momento aveva appoggiato Monti vedendolo come un salvatore.

Tutti sapevamo che saremmo andati incontro ad un momento difficile ma Monti si era fatto portatore anche di promesse “culturali” su temi come la meritocrazia, la lotta all’evasione, il taglio dei privilegi. Che fine hanno fatto questi problemi?

Da italiano le chiedo, quali sono le riforme che hanno messo al centro il tema della meritocrazia in questi mesi? Oltre al fatto che la situazione è critica e che la crisi sta colpendo duro, la classe media si sente tartassata, sta pagando quasi da sola in questo momento. Ma quali riforme strutturali sono state avviate per migliorare il Paese? Io non ne vedo. È stata attaccata l’evasione, ma l’impressione è che siano stati colpiti solo i piccoli e non i grandi capitali che fanno la differenza.

Roberto Capocelli

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1 commento

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    Con questi partiti cialtroni – che non hanno fatto nulla se non malgoverno – per ben 18 anni, Monti ha fatto fin troppo in sette mesi. p.s. stasera a Ballarò Pagnoncelli dava la fiducia a Monti stabile al 50%. Mettetevi d’accordo.

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