martedì, 29 Settembre, 2020

Il Bahrein è il quarto Paese Arabo a riconoscere Israele grazie a Trump

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L’accoppiata Trump Netanyahu mette a segno un altro risultato: il Bahrein normalizzerà le relazioni con Israele. Dopo Egitto, Giordania e poche settimane fa Emirati Arabi il piccolo regno è il quarto Paese arabo a riconoscere lo stato di Israele. Lo ha annunciato venerdì scorso lo stesso Presidente Usa con un comunicato congiunto con il Premier israeliano e il re Hamad bin Isa Al Khalifa. Il Bahrein è un piccolo Stato che non confina nemmeno con Israele con il quale non è mai stato in guerra ma la sua decisione di intraprendere relazioni diplomatiche con Tel Aviv da una parte indebolisce i Palestinesi dall’altra sembra preludere a un gesto analogo dell’ Arabia Saudita che avrebbe una eco e una dimensione molto più ampi e significativi. Ma su questo bisognerà lavorare ancora e non è detto che avvenga entro la data delle elezioni americane come vorrebbe Donald Trump che qualcuno proporrebbe in corsa addirittura per il Nobel per la pace dopo i positivi effetti della sua azione su alcuni punti caldi della tensione mondiale come il Medio Oriente, la Libia, Serbia e Kosovo. Netanyahu indubbiamente è stato indispensabile per raggiungere questo risultato rinviando la decisione di annessione di vaste aree sul Giordano occupate dai coloni e rivendicate dai Palestinesi. Un gesto distensivo ma necessario per i Paesi arabi che hanno riconosciuto Israele, quasi uno scambio di favori con il Presidente americano che lo aveva sostenuto per formare il nuovo Governo dopo le elezioni e nel corso delle sue disavventure giudiziarie con la Magistratura di Tel Aviv. D’altra parte Netanyahu porta a casa oltre al riconoscimento diplomatico anche un aumento dell’isolamento dei Palestinesi all’ interno del mondo arabo. E poco importano per lui le ripetute manifestazioni contro la sua persona dell’ opposizione e le dimissioni del Ministro della Salute, l’ultra religioso Litzmann a causa della decisione di protrarre le limitazioni di riunione ,per il propagarsi del coronavirus, nel periodo precedente il capodanno ebraico dedicato alla preghiera. Solo Iran e Turchia hanno criticato il Barhein definendolo alleato dei crimini commessi da Israele. Ma chi si aspettava una reazione dei Palestinesi è rimasto deluso. Anzi Hamas, il gruppo radicale che controlla di fatto la striscia di Gaza, ha annunciato, con la mediazione del Qatar, un accordo con Israele che pone fine a tre mesi di combattimenti sulla zona confinaria con lanci di palloni incendiari da una parte e bombardamenti aerei israeliani su Gaza dall’altra. Israele aveva anche bloccato i rifornimenti energetici così che due milioni di persone avevano vissuto con sole quattro ore di elettricità al giorno con disagi facilmente immaginabili. L’accordo riporterà la normalità anche da questo punto di vista. E in generale sia l’Autorità nazionale palestinese sia i gruppi terroristici, pur ribadendo la lotta per uno Stato della Palestina e confermando l’opposizione alla scelta di Gerusalemme come capitale di Israele non hanno più di tanto alzato i toni contro il “tradimento” degli Emirati Arabi e del Bahrain. Una condotta intelligente che mira a non perdere la solidarietà e il supporto della Lega Araba indispensabile per vederne riconosciuti i diritti.

Alessandro Perelli

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