lunedì, 18 Novembre, 2019

Il caciocavallo: quando l’opportunismo politico prevale sull’interesse nazionale

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Bersani ha definito questo governo appeso “come un caciocavallo”. Secondo chi scrive, la metafora non rende l’idea, perché chi è cresciuto in ambienti di campagna o con anziani sa che il caciocavallo appeso stagiona. Questo governo sembra più un panno steso male: basta che spiri un po’ di vento forte perché voli via.

Questo perché negli ultimi giorni la componente politica (non oso definirla “forza”) ex PD dei renziani è passata dall’essere motore che ha spinto per la nascita di questo esecutivo a quella più critica a livello interno, usando toni quasi da campagna elettorale.

Il punto nodale è quello sull’aumento dell’Iva, nodo principale attorno al quale è nato questo esecutivo: il governo aveva già ventilato l’intenzione di non aumentare l’Iva, e nel discorso sulla fiducia lo stesso presidente del consiglio aveva assunto l’impegno di non aumentarla. Tuttavia, la sordità renziana è analoga a quella salviniana: non è una sordità “selettiva” o “di comodo”, ma solamente una sordità elettorale. Da questo punto di vista, suonano sibilline le parole del ministro Boccia.

La famigerata “tassa sulle merendine” non è, a ben pensarci, follia: si tratterebbe di una imposta che andrebbe a colpire la commercializzazione della produzione industriale dei prodotti ad alto contenuto di zuccheri. Orbene, premesso che buona parte (abbondante) dei prodotti che sarebbero assoggettati a questa imposta provengono dagli Usa (Cocacola, Pepsicola, Fanta, Sprite ecc) o che per non versare tributi allo Stato mantengono le sedi fiscali all’estero (per fare un esempio, la Ferrero paga le tasse al Lussemburgo), la tassa avrebbe uno scopo meramente “morale e sanitario”: il consumo di cibi e bevande dall’elevato contenuto zuccherino aumenta, nel lungo termine, l’insorgenza di patologie alimentari, epatiche, cardiovascolari o di altra natura (secondo una ricerca, l’elevato consumo di zuccheri incide anche nell’insorgenza di tumori). Il “ritorno” alla cultura del panino con la mortadella (banalissimo, può anche essere un panino con la marmellata – ancor meglio se fatta in casa – se si preferisce il dolce) a scuola come succedaneo delle merendine è una cosa che può far bene in doppia ottica: da un lato per la disintossicazione da prodotti industriali (il più delle volte grassi, zuccherini e nocivi), dall’altro si “sostiene” l’economia nazionale, col consumo di prodotti della filiera o artigianali. Sarà forse una banalissima riflessione, ma anche pensando all’inquinamento da plastiche sarebbe opportuno disincentivare l’utilizzo di questi prodotti.

Le posizioni da campagna elettorale dell’ex esponente dell’area libdem – liberal del PD sono preoccupanti: nell’ultima intervista alla Gruber del 2 ottobre scorso (in cui – mi sia concesso – il senatore di Rignano sull’Arno ha dimostrato ancora una volta tutta la sua presunzione), Renzi ha assunto ancora una volta su di sé il “successo” del mancato innalzamento dell’Iva (cosa già esclusa a priori dal presidente Conte) e, in ottica locale, alla domanda “Darete un’indicazione di voto per questi candidati”, Renzi non ha risposto in maniera chiara. Dichiara, infatti, che lui personalmente voterebbe Bianconi in Umbria e Bonaccini in Emilia-Romagna, ma che l’indicazione di voto di una forza come la sua non avviene perché “E’ un modello del passato”. Ora, da elettore la cosa che viene in mente è: “Ha detto tutto e non dice niente”: Italia Viva evidentemente ha una insofferenza nei confronti di una coalizione organica (e civica) di centrosinistra, pur essendo stata la componente che più di tutte ha spinto per quest’esecutivo mettendo finanche in minoranza il segretario dem Zingaretti, ed il terrore che Renzi, pur di capitalizzare il suo 4,9-5% voglia precipitare il paese ad elezioni dopo la finanziaria è nell’aria.

Pare nel complesso oltremodo anomalo il fatto che il PSI, che ha voluto ribadire con tutti i mezzi possibili lo scorso mese che l’accordo con questa “neoplasia metastatica” parlamentare del PD si appoggiava solamente al gruppo parlamentare ma che ciò non costituiva accordo politico, abbia presentato a margine dell’ultima direzione nazionale l’apertura di credito verso i liberal renziani (che dovrebbero essere ontologicamente diversi rispetto ai socialisti) per una alleanza territoriale nelle regioni. Un’operazione del genere – mi sia concesso – è una follia: è difficilmente digeribile non candidarsi col proprio simbolo anche se in alleanza col PD che, per quanto sia una forza d’ispirazione socialdemocratica, rimane comunque molto più al centro di quanto si voglia riconoscere; è stata una follia indigesta candidarsi alle europee in una lista unica con una forza dirigista composta da una miscellanea di transfughi di Forza Italia, Alleanza Nazionale, PDL e l’ex FLI (+Europa). Sarebbe il definitivo suicidio politico allearsi – anche se solo sul territorio – direttamente con una forza liberale e non complessivamente un gruppo di forze di centrosinistra.

Proprio ora che nel tessuto sociale cresce uno spirito socialista, non è opportuno disperdere questa spinta regalando quel bacino a forze estremiste di sinistra o, peggio, a forze populiste di destra. Coltivare “il proprio orticello” per farlo crescere è opportuno ed, anzi, necessario per permettere ad una forza di rinascere e tornare, si spera presto, florida.

Il compagno Mattia Giuseppe Maria Carramusa
Federazione dei Giovani Socialisti – Palermo

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