martedì, 4 Agosto, 2020

Il nodo del caso Siri scuote la maggioranza

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Per il sottosegretario ai Trasporti, Armando Siri, oggi potrebbe essere il giorno della decisione sul suo futuro politico: il premier, Giuseppe Conte, l’ha infatti incontrato lunedì sera, e i due hanno parlato dell’inchiesta che vede l’esponente leghista indagato per corruzione. Siri però non si arrende ed al suo legale ha ribadito: “Io sono pulito, se mi vogliono fuori dal governo devono cacciarmi”.

Sul faccia a faccia di ieri sera tra il premier Giuseppe Conte e il sottosegretario Armando Siri, le fonti della maggioranza non aggiungono altro in merito al contenuto e all’esito dell’incontro. Nella Lega si sta valutando una uscita strategica che non inquini la campagna elettorale con lo scontro permanente sulla legalità con il M5S e che, allo stesso tempo, non determini ulteriori strappi.
Per questo, secondo fonti di maggioranza, un bel gesto del consigliere economico di Salvini sarebbe in qualche modo atteso anche dalla Lega, poiché, dall’altra parte, Di Maio ha mutuato la questione Siri in una propaganda elettorale tutta incentrata sulla lotta alla corruzione, storico cavallo di battaglia del Movimento.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, sulla questione ha detto: “Il M5S chiede le dimissioni. Non saprei dire. A parte la questione specifica, io ho una regola di principio: un avviso di garanzia non basta per provocare le dimissioni”.
Questa sarebbe l’opinione del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, espressa in una intervista sul Fatto quotidiano in merito al caso del sottosegretario Armando Siri, indagato su presunta corruzione, per il quale il M5S chiede le dimissioni.
Nell’intervista Tria ha anche assicurato: “Il mio rapporto in privato con Di Maio e Salvini è buono, anche se, a volte, da alcune dichiarazioni pubbliche sembra teso”. Quanto però alle dichiarazioni pubbliche dei due vicepremier, il ministro ha aggiunto: “Non mi fa piacere. All’inizio telefonavo per capire e ogni volta mi smentivano di aver espresso questi apprezzamenti. Poi ho smesso, non ci faccio caso. Si tratta di dichiarazioni pubbliche, forse pensano di incentivare il consenso politico, non credo serva. L’importante è che in privato, come accade, si vada molto più d’accordo e ci sia molta più armonia”.

Stefano Patuanelli, capogruppo del M5S al Senato, ai microfoni di ‘Radio anch’io’, Rai Radio 1, ha detto: “Ritengo che, a prescindere dalla questione penale e giuridica che è tutta da leggere, vedere e dimostrare, cosa che non spetta alla politica ma al potere giudiziario, io credo che un dato sia certo: il sottosegretario Siri ha fatto presentare quegli emendamenti. Che siano stati approvati o no conta poco. Io credo che debba mettersi da parte per un periodo, chiarire la sua posizione. Siamo fiduciosi che possa chiarire”. Alla domanda: “Quindi non autosospensione ma dimissioni?, Patuanelli ha risposto: “Sì, noi riteniamo sia la strada giusta”.

Il ministro della Difesa, Trenta, in una intervista al Corriere della Sera, ha ribadito: “Il sottosegretario Armando Siri deve dimettersi? Sì, è una questione di opportunità politica. Si può mettere in panchina e poi quando, mi auguro, si sarà risolta positivamente la vicenda potrà tornare nel suo ruolo. Ma prima di allora no, con la corruzione non si scherza”.
Secondo quanto ha anticipato il Corriere della Sera, il premier Conte ha incontrato Siri prima di partire per il vertice bilaterale di Tunisi, al quale parteciperanno anche i suoi due vice, il leader del M5s, Luigi Di Maio, e quello della Lega, Matteo Salvini, oltre al ministro degli Esteri, Moavero. La presenza contemporanea di tutti e tre sarà quindi l’occasione per prendere la decisione finale sulla sorte di Siri. Anche se Conte aveva già preannunciato: “Deciderò in autonomia, consapevole che non sono un giudice”.
Siri, intanto, lunedì ha respinto fermamente l’ipotesi di percorrere una terza via che potesse salvare capra e cavoli, cioè quella di autosospendersi dalla sua funzione in attesa che il quadro giudiziario si definisca in modo più preciso. Dopo aver deciso di presentarsi ai pm per dichiarazioni spontanee (durante le quali potrebbe però anche rispondere alle domande dei magistrati), al suo avvocato Fabio Pinelli ha ribadito che non ha intenzione di accettare nessuna autosospensione.

Un’ipotesi, questa, che potrebbe diventare realtà se i vertici del governo, dopo lo scontro tra M5S e Lega sul destino del sottosegretario, dovessero valutare che per garantire la tenuta dell’esecutivo l’unica possibilità è quella di sacrificare Siri.
Nel frattempo, l’indagine della Procura di Roma prosegue per accertare la presunta corruzione del sottosegretario leghista Armando Siri, per una presunta tangente da 30mila euro ricevuta o che avrebbe dovuto ricevere. Oggi negli uffici della Procura c’è stato un primo incontro tra i difensori e i titolari del procedimento arrivato nella Capitale da Palermo per competenza territoriale. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi hanno ricevuto l’avvocato Fabio Pinelli, difensore di Siri, e l’avvocato Gaetano Scalise, difensore del presunto corruttore Paolo Franco Arata per pianificare una sorta di “roadmap” dell’attività istruttoria.

L’avvocato Pinelli ha fatto sapere di voler far rendere ‘spontanee dichiarazioni’ a Siri, con lo scopo di chiarire le accuse che stanno facendo traballare la poltrona di sottosegretario. L’avvocato Pinelli ha spiegato: “Abbiamo comunicato di persona agli inquirenti che ci presenteremo spontaneamente in una data da concordarsi perché, come da subito detto, siamo e restiamo a disposizione della Autorità Giudiziaria”. Con ogni probabilità il tutto slitterà a dopo la festa del primo maggio. L’avvocato Scalise, invece, ha detto: “Rinunceremo all’udienza davanti al tribunale del Riesame che era prevista per il 3 maggio. Nelle prossime ore acquisiremo gli atti depositati dalla Procura ed abbiamo manifestato agli inquirenti l’intenzione di essere sottoposti ad interrogatorio”. Al momento, quindi, la difesa dell’imprenditore non ha ancora preso visione della informativa della Dia di Trapani, depositata nei giorni scorsi dalla Procura al tribunale della Libertà, in cui sarebbe citata anche l’intercettazione ambientale durante la quale Arata e il figlio tirerebbero in ballo Siri. L’avvocato Scalise ha aggiunto:
“L’interrogatorio dovrebbe esser fissato nei prossimi giorni, e prima di quello di Siri. Prima dell’atto istruttorio posso garantire che, verificati gli atti depositati, nessun documento verrà diffuso”.

L’ipotesi fatta dai pm di Roma sarebbe: “Armando Siri, senatore e sottosegretario di Stato presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ed in tale duplice qualità di pubblico ufficiale, per l’esercizio delle sue funzioni e dei suoi poteri, asservendoli ad interessi privati riceveva indebitamente la promessa di 30mila euro da Paolo Franco Arata, amministratore della Etnea srl, della Alqantara srl, dominus della Solcara srl e della Solgesta srl”. Secondo gli investigatori, Siri (che già nel 2014 ha patteggiato una condanna a un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta) avrebbe concordato ‘con gli organi apicali dei ministeri (Infrastrutture, Sviluppo economico e Ambiente) l’inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa di rango regolamentare (decreto interministeriale in materia di incentivazione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili) e di iniziativa governativa di rango legislativo (legge cosiddetta Mille proroghe, di Stabilità e legge cosiddetta Semplificazione) ovvero proponendo emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per i mini eolico’. Secondo i magistrati, però, il vantaggio diretto di questi provvedimenti sarebbe andato all’imprenditore Vito Nicastri, reale titolare delle aziende nonché ritenuto vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro.

Secondo l’accusa, in base a quanto emergerebbe dal decreto di perquisizione dell’11 aprile scorso, ‘era stabile l’accordo tra il corruttore Arata ed il sottosegretario (di cui Arata è stato anche sponsor per la nomina proprio in ragione delle relazioni intrattenute), costantemente impegnato, attraverso la sua azione diretta nella qualità di alto rappresentate del Governo ed ascoltato membro della maggioranza parlamentare, nel promuovere provvedimenti regolamentari o legislativi che contengano norme ad hoc a favorire gli interessi economici di Arata’. Per l’accusa Siri nella sua duplice veste di senatore della Repubblica e sottosegretario alle Infrastrutture, nella qualità di pubblico ufficiale, avrebbe asservito le sue funzioni e i suoi poteri ad interessi privati.
Ma, il caso Siri va ben oltre, poiché politicamente, il figlio di Arata avrebbe creato il contatto con l’americano Bannon che avrebbe favorito l’accordo tra M5S e Lega per la formazione dell’attuale governo di chiara emanazione populista. Un governo affetto da dicotomia conflittuale con tendenziale assenza dai veri problemi del Paese, dalla politica estera a quella interna dove, però, ha messo in atto una perniciosa azione demolitoria dei principi democratici.
Comunque, se Siri non vorrà dimettersi, sulla vicenda dovrebbe pronunciarsi il Parlamento secondo quanto previsto dall’art. 96 della Costituzione.

Salvatore Rondello

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