martedì, 27 Ottobre, 2020

Il cecchino e il velociraptor

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Meno male che sono i piccoli partiti a mettere in crisi la democrazia parlamentare. Il solito luogo comune.

La legge elettorale è stata abbattuta, e non c’è da stracciarsi le vesti, da un giudizio e da un pregiudizio: i grandi partiti non tengono più, i loro gruppi parlamentari sono organizzati per circoli, nel voto segreto l’interesse di corrente o del singolo o di altre consorterie prevale; il pregiudizio dei grillini è apparso evidente fino da mercoledì quando si trattava di rispettare il ‘patto a quattro’ e quindi entrare a pieno titolo nella casta. Non ce l’hanno fatta. Resteranno un partito di protesta e basta.

Siccome il cecchino organizzato e il pregiudizio hanno ammazzato la riforma più veloce mai pensata – peggio del velociraptor in Jurassic Park – ora si aprirà, lo spero, uno scenario del tutto diverso.
Riepilogo la posizione del partito: legge elettorale di tipo maggioritario, accordo dentro la maggioranza che sostiene il governo per poi discutere con le altre forze parlamentari, coalizione di centro-sinistra da presentare agli elettori. Si è imboccata un’altra strada. Noi abbiamo mantenuto fino all’ultimo i nostri emendamenti, a cominciare dallo sbarramento al 3%. Poi tutto è precipitato e, come nel gioco dell’oca, si torna alla casella di partenza con i protagonisti del patto più deboli e divisi.

Intanto bisogna che la polvere si posi ma due suggerimenti si possono dare. Gratuitamente. Uno. La legge elettorale serve comunque. Tornerei a un’impostazione maggioritaria e all’idea, indispensabile, di una coalizione coesa che stringa un patto con gli elettori. L’ipotesi maggioritaria ha i numeri alla Camera, da verificare al Senato, ma la politica serve proprio a questo. A tessere.

Due. È un errore fare il vuoto a sinistra. Cucire e recuperare quell’area riformista che fa capo a Pisapia, alle liste civiche, ai radicali, agli ambientalisti. Insomma, il lavoro politico che stiamo facendo da un pezzo. Piaccia o no a Renzi, partiti a vocazione maggioritaria in Italia non esistono dal tempo di De Gasperi.

Riccardo Nencini

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