giovedì, 28 Maggio, 2020

Il colpo di reni

0

La rappresentazione del potere istituzionale al tempo del corona virus somiglia troppo a un sacchetto di coriandoli.

Lo dico subito in modo inequivocabile: farò la mia parte, faremo la nostra parte. Senza sottintesi, senza inganni, senza fomentare nessuno contro qualcuno. Con responsabilità e senso del dovere. Ciascuno di noi fa quello che può e quello che deve. Io ho donato ad una cooperativa che assiste i disabili i diritti d’autore dei libri che ho scritto, dalla prossima settimana farò volontariato sociale. Senza vanto, e non parliamone più. Nondimeno ci sono comportamenti che non possono passare sotto silenzio. Non più. Non più a distanza di un paio di mesi dall’assunzione delle prime misure per circoscrivere l’epidemia. Il presidente Conte ha dichiarato che sarà la storia a giudicarci. Bene, e però alcune correzioni si possono apportare. Qui e ora.

Il costituzionalista Michele Ainis ha coniato il termine ‘decretite’ per definire la produzione a getto continuo di provvedimenti governativi. Un secondo costituzionalista, Paolo Armaroli, ha usato parole più graffianti.

La scienza ci dice che uscire dalla pandemia non sarà questione di giorni. Aggiungo che una volta superata l’emergenza sanitaria – mi correggo: nel contempo – andranno (vanno) adottate misure finanziarie senza uguali per sostenere l’intero apparato economico. Decisioni da prendere in fretta, la globalizzazione non aspetta nessuno. Tra parentesi aggiungo che il Novecento ha consegnato agli italiani due modelli: il caos successivo alla Prima Guerra Mondiale risoltosi nell’ottobre del ’22, oppure la risposta corale che prese avvio nel giugno 1945 con il governo Parri. La politica offre anche altre strade. Continuo a pensare che ‘tutti alla stanga’ sia la soluzione da preferire se non vuoi che ‘Viva l’Italia’ resti uno slogan. Tuttavia, c’è un problema immediato. Sottolinearlo non significa attentare alla maestà di tizio o di caio. Significa semplicemente darsi da fare perché il combinato disposto tutela della salute e rispetto delle istituzioni non venga gettato in un canto. Attenzione: chi sostiene che entrambe le cose non si possano avere è mendace. Si possono e si devono avere perché solo così si è in grado di combattere il virus con pervicacia e senza obbligare i cittadini, che si comportano da 10 e lode, a ricorrere a un giurista per interpretare norme emanate a getto continuo perché spesso scritte in modo enigmatico.

Un primo punto pare chiarito: uso più parco del Dpcm, ricorso al decreto legge. Bene. Discutere in tempi certi, contingentati, nelle aule parlamentari può fare solo bene. Nascono idee e soprattutto si genera uno spirito collettivo, di responsabilità nazionale, quel mastice di cui c’è bisogno. Lo storico Renan lo definiva ‘comune sentire’. Se difetta nelle fasi cruciali, le comunità nazionali vanno in crisi, proprio quanto successe all’Italia nel 1919. Più Parlamento, dunque, più voce. Se siamo in guerra, che ognuno faccia la sua parte.

Due. Una legge cornice per fronteggiare l’emergenza, condivisa dalla più vasta parte del Parlamento. Meno litigi sui giornali, più teste a confrontarsi per rimettere in sesto il Paese. L’esempio è Filippo Turati nei giorni decisivi della battaglia del Piave. Pur fermamente contrario alla guerra, interviene alla Camera con parole che lasciano il segno: ‘Quando il sangue cola a fiotti, i gruppi devono ritirarsi. Quando la morte batte alla nostra casa, si smorzano ire, cade tutto ciò che è convenzione, maschera, difesa del nostro orgoglio’. E si mise a disposizione senza chiedere nulla. Dovere!

Tre. Il decreto ‘Cura Italia’ è un buon inizio, mi auguro che il governo ascolti le proposte per renderlo ancora migliore. E però bisogna osare di più. Il tessuto economico italiano per oltre il 93% è fatto di piccole imprese. Soffrono più delle altre, rischiano di non rialzarsi se non prevediamo iniezioni di fiducia e denaro. In tempo di guerra si può fare debito. Si deve!

Quattro. Una cabina di regia politica aperta alle forze sociali più rappresentative. Stabile, larga, oltre i confini dell’esecutivo. Fare squadra è obbligatorio.

 

Riccardo Nencini

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply