lunedì, 26 Agosto, 2019

Il conflitto sociale in Europa parte dalla Francia

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Una esecuzione straordinaria di “Bella ciao” è l’omaggio che l’Orchestra francese Debout ha reso a coloro che lottano contro la riforma del mercato del lavoro voluta dal presidente socialista (sic!) Francois Hollande, con scioperi a oltranza indetti dai sindacati transalpini più rappresentativi, dalla marxista Cgt alla socialdemocratica Force Ouvriere, lo spegnimento delle centrali nucleari e delle raffinerie e l’occupazione continua di Place de la République, piazza simbolica di Parigi.
In Italia, molti osservatori sembrano esprimere quasi stupore, per l’ondata di scioperi e di manifestazioni in corso in Francia. Forse questo atteggiamento discende dalla circostanza che nel nostro Paese ci si è ormai disabituati al conflitto sociale, interpretato solo come espressione di ideologie di palingenesi sociale e non come, nelle democrazie mature, strumento di partecipazione collettiva. Prova ne sia la continua istanza da parte delle tre centrali sindacali di un ritorno alla concertazione, che l’attuale governo non vuole, e l’assenza di conflittualità in occasione della sciagurata riforma delle pensioni Monti-Fornero e del Job Act di Renzi.
D’altronde, fu il “maggio francese” nel 1968 ad annunciare in Italia “l’autunno caldo” in Italia e la ripresa del potere operaio nel Vecchio Continente, con l’ottenimento dell’allargamento dello Stato sociale, della democrazia nell’industria e della partecipazione democratica nella società in Europa.
Molti sono gli elementi che fanno ritenere un ritorno ad una generale conflittualità sociale almeno in Europa, già annunciata nei mesi passati in Grecia contro lo strangolamento economico del popolo ellenico da parte della Troika, con un sostanziale golpe bianco in danno della sovranità nazionale.
Già, la sovranità, le economie non sono più espressione della volontà dei singoli Stati ma sono determinate in larga parte dalle scelte della finanza globale; la fine del ciclo produttivo fordista ha compresso l’area tradizionale del mondo del lavoro e allargato la precarizzazione, i sindacati vivono una fase di incertezza sulle loro strategie e sul loro stesso futuro.
E, forse, il conflitto sociale, in Europa a causa delle rigorose politiche monetarie e di bilancio, potrà svilupparsi in forme di movimento diverse da quelle tradizionali, tenendo conto, e lo teorizzava apertamente un intellettuale liberale alieno da ogni cedimento a visioni antagonisti che nella società, come Ralph Dahrendorf, che nei sistemi capitalistici bisogna connettere il conflitto, quale fattore democratico, con i diritti di cittadinanza e la welfare society.

Maurizio Ballistreri

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