martedì, 21 Maggio, 2019

Il Congresso Usa ha scelto Nancy Pelosi

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Al 116/mo Congresso americano, quello formato con la presenza record di donne (127, quasi tutte democratiche), l’italo-americana Nancy Pelosi ha giurato come nuovo speaker della Camera tornata ai democratici dopo le elezioni di Midterm. Nancy Pelosi, settantottenne, si è ripresa il ‘gavel’, il martelletto che ha già usato dal 2007 al 2011, quando diventò la prima donna al vertice della House.

Emozionata, nonostante la lunga carriera alle spalle, la ‘veterana’ californiana, in completo fucsia e corte di nipotini, ha conquistato lo storico bis ottenendo 220 voti sui 430 espressi dall’aula. All’appello, non hanno risposto una dozzina di deputati democratici. Poi, c’è stata una lunga standing ovation.

Un successo annunciato, che aveva voluto festeggiare già la sera prima nella sede dell’ambasciata italiana, ospiti d’onore i Clinton e John Kerry, ricordando con forte affetto le sue origini italiane, alla vigilia del suo incontro con il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi.

Nancy Pelosi ha esordito: “Entriamo in questo nuovo Congresso con un senso di grande speranza e fiducia per il futuro. La nostra nazione è in un momento storico. Due mesi fa, il popolo americano ha parlato e ha chiesto una nuova alba”. Con il discorso che Nancy Pelosi ha pronunciato davanti alla Camera dei Rappresentanti, dopo essere stata eletta speaker per la seconda volta, i democratici hanno lanciato la sfida a Donald Trump, che nella seconda metà del proprio mandato dovrà fare i conti con il ‘divided government’. I repubblicani controllano il Senato, ma la Camera è tornata democratica.

Nel suo intervento, Pelosi ha rivendicato l’importanza del potere legislativo nel sistema di ’checks and balances’, controlli e contrappesi, che caratterizza l’architettura costituzionale degli Stati Uniti.

La speaker ha fatto riferimento a una serie di temi che saranno al centro dell’agenda democratica, dando particolare rilievo, tra l’altro: “Alla minaccia esistenziale del nostro tempo: la crisi del clima, una crisi che si è manifestata con disastri naturali di proporzioni epiche”.

Pelosi ha anche detto: “Tra le altre priorità spiccano l’abbassamento dei costi per le cure sanitarie, gli interventi sulle infrastrutture, il varo di controlli più efficaci sugli acquirenti di armi, il contrasto ad ogni forma di discriminazione contro la comunità LGBTQ e la tutela dei ‘dreamer’, gli immigrati condotti illegalmente negli Stati Uniti quando erano bambini”. Citando una frase di Ronald Reagan, ha affermato: “Se chiudiamo la porta ai nuovi americani, il nostro ruolo di leader nel mondo presto andrà perduto”.

Più volte, la speaker ha fatto riferimento alla necessità di un approccio bipartisan: “Prenderemo in considerazione le idee valide, a prescindere da dove provengano. Con questo spirito, i democratici offriranno più tardi al Senato un provvedimento per riaprire il governo”. Chiaramente, il riferimento è allo shutdown che, da quasi due settimane, paralizza le attività federali.

Trump, come è noto, ha chiesto 5,6 miliardi di dollari per finanziare la costruzione del muro al confine meridionale con il Messico. La ‘vecchia’ Camera a maggioranza repubblicana, prima di essere sciolta, a dicembre ha approvato il provvedimento che senza il sostegno dei democratici non può essere approvato dal Senato. La Pelosi, affrontando il tema della sicurezza, ha detto: “Proteggiamo la nostra nazione da minacce vecchie e nuove, dal terrorismo e dai cyberattacchi, qui e oltre i confini. Il braccio di ferro impedisce di varare una legge di bilancio e di finanziare l’attività del governo federale. Non ci illudiamo che il nostro lavoro sarà facile e che saremo sempre tutti d’accordo in questa Camera. Ma quando non saremo d’accordo, ci impegneremo a rispettarci reciprocamente e a rispettare la verità”. Toni concilianti, sottolineati dagli applausi dell’aula, prima del giuramento che poi si è concluso con una foto di famiglia: accanto alla speaker, una schiera di nipoti e di bambini.

Per Donald Trump, è così iniziata una nuova era, irta di maggiori ostacoli e insidie nella sua corsa per la rielezione nel 2020. Innanzitutto perché i democratici alla Camera potranno bloccare la sua agenda, controllare meglio il suo operato e avviare indagini sull’ amministrazione di un presidente che finora aveva potuto contare sul pieno controllo repubblicano di tutti i poteri. In secondo luogo perché la potente ed esperta Nancy Pelosi è diventata non solo la terza carica dello stato ma anche la leader dell’opposizione al tycoon.

Una mina vagante nella nuova campagna per la riconferma di Trump alla Casa Bianca. La Pelosi ha già messo in allerta il Presidente Trump sull’impeachment, annunciando che i democratici attenderanno e valuteranno gli esiti dell’inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller sul Russiagate. Alla vigilia della sua elezione, Nancy Pelosi, in un’intervista a Nbc, ha detto: “Non dovremmo fare l’impeachment per motivi politici ma non dovremmo evitare l’impeachment per motivi politici”.

Il primo banco di prova dei rapporti tra il nuovo Congresso e Trump è stato il voto sulla legge di spesa per uscire da uno shut down che dura da quasi due settimane.

La legge di Bilancio è stata approvata togliendo i 5,6 miliardi voluti da Donald Trump per la costruzione del muro ai confini con il Messico.

Ma Trump non dovrà fare i conti soltanto con i democratici e con Nancy Pelosi. Innanzitutto dovrà fare i conti con gli americani che cominciano a vedere gli effetti recessivi della politica protezionista. I sismografi delle Borse valori, statunitensi ed asiatiche in particolare, dall’inizio del 2019 stanno registrando preoccupanti segnali negativi.

Salvatore Rondello

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