giovedì, 4 Giugno, 2020

Il coronavirus infetta anche l’economia

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Non è ancora valutabile l’impatto negativo del nuovo coronavirus sull’economia globale. Ne fa le spese anche Apple, che ha avvisato gli investitori che a causa del virus non rispetterà le previsioni di ricavi del secondo trimestre, che si attestavano tra i 63 e i 67 miliardi di dollari. La società ha spiegato che i suoi impianti in Cina sono fuori dalla provincia di Hubei, al centro dell’epidemia, e che hanno tutti riaperto ma che la produzione sta risalendo lentamente, sicuramente ci saranno “carenze nella fornitura di iPhone”. La domanda di iPhone sta inoltre calando nel Paese perché i negozi al dettaglio sono chiusi del tutto o parzialmente. Il contagio ha colpito anche l’economia tedesca: è crollata la fiducia delle imprese. Anche il Giappone è a rischio di recessione: la borsa di Tokyo è in discesa come tutte le altre borse del mondo.

In Germania, l’indice Zew che misura la fiducia degli investitori in Germania è crollato a 8,7 punti a febbraio da 26,7 di gennaio. Il dato è nettamente inferiore alle attese degli analisti che in media puntavano su un calo a 21,5, e riflette le crescenti preoccupazioni per l’impatto del coronavirus.
Apple ha invece spiegato nel suo aggiornamento sulle previsioni dei risultati finanziari che per diverse settimane le fabbriche cinesi che producono gli iPhone sono rimaste ferme o hanno lavorato a un ritmo molto più basso rispetto al solito. Pur essendo in fase di miglioramento, la ripresa sta avvenendo “più lentamente di quanto avessimo previsto”, sottolineano i dirigenti della società. La produzione più bassa comporterà “carenze nella fornitura di iPhone”.
Come ha ricordato il Guardian, Apple produce la maggior parte degli iPhone e altri prodotti in Cina. “La salute e il benessere di ogni persona che aiuta a rendere possibili questi prodotti è la nostra priorità fondamentale”, ha dichiarato la società. All’inizio di questo mese Ming-Chi Kuo, analista di TF International Securities, ha detto di aspettarsi che Apple sarà costretta a tagliare le spedizioni di iPhone del 10% a causa dell’epidemia. “La situazione è in evoluzione e forniremo maggiori informazioni durante la nostra prossima comunicazione dei risultati economici in aprile”, ha concluso l’azienda.

Il caso Apple è stato indicato solo come esempio emblematico di una realtà macrodimensionale che investe tutta l’economia mondiale con effetti di recessione.
Queste preoccupazioni le ha manifestate, in un editoriale sul quotidiano portoghese ‘Publico’, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha affermato:
“Oltre a essere una crisi di salute pubblica, il virus sta anche infettando l’economia mondiale. I mercati finanziari sono stati afflitti da incertezza. Le catene di approvvigionamento globali sono state interrotte. Gli investimenti e i consumi sono diminuiti, ponendo un rischio reale e crescente di una recessione globale. Gli economisti delle Nazioni Unite stimano che il virus potrebbe costare almeno 1 miliardo di dollari quest’anno, o anche di più. Nessun paese può affrontare da solo questa recessione. Più che mai, i governi devono cooperare per rilanciare le economie, espandere gli investimenti pubblici, promuovere gli scambi e garantire il sostegno alle persone e alle comunità”.
La crisi, già esistente a causa del cosiddetto neoliberismo, sta assumendo una dimensione tragica a causa del coronavirus. L’invito di Guterres è quello di un ritorno alle politiche keynesiane per contrastare urgentemente ed in modo efficace l’imprevista situazione congiunturale in cui la presenza di un virus sconosciuto ha messo in ginocchio l’umanità e l’economia mondiale.

Salvatore Rondello

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