martedì, 29 Settembre, 2020

Il Coronavirus visto dagli spalti

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È dall’inizio di questa pandemia che le tifoserie si dividono tra complottisti e anticomplottisti; quella faccia della stessa arroganza dove spesso le due fazioni che si scontrano non conoscono nemmeno l’argomento della discussione. Non solo non sanno di cosa stanno parlando, ma nella foga mischiano questioni che non ci azzeccano nulla tra loro.
Mi scuserà Di Pietro se gli ho preso in prestito la sua espressione preferita.
Le tifoserie, con l’avvento dei social network, hanno trovato un terreno ancora più fertile per piantare i rispettivi semi: i complottisti negli anni si sono affinati al punto di avvalersi perfino di esperti del settore, mentre sulla piattaforma virtuale, sul campo della contesa, la figura dell’anticomplottista invece di ironizzare sulle teorie del complotto è diventata più arrogante dello stesso complottista.

Sugli spalti dello stadio, ad assistere alla partita, ci siamo noi, quelli che fanno la ola spostandosi da una parte e dall’altra a seconda della parola ferale inferta da un avversario all’altro.
Mentre siamo lì – col fiato sospeso – ad ascoltarli attoniti che giocano con le nostre vite quando, invece, non c’è alcun gioco da seguire perché le origini del COVID sono irrilevanti. Irrilevanti in quanto il danno sociale che ha già provocato a noi, popolo delle curve, è immenso.
La vita che viviamo sugli spalti ormai è drammaticamente cambiata; accidenti, ci hanno tolto la voglia di tifare, tanto siamo sicuri che nulla tornerà mai come prima. E perfino non ci importa più neanche di sapere se hanno ragione i complottisti o gli anticomplottisti, in quanto rassegnati a stare in fila indiana – abbracciati alle intemperie del tempo – all’esterno degli studi medici per entrare uno alla volta, e questo nonostante l’appuntamento sia stato preso giorni prima dopo un numero infinito di chiamate senza risposta.

Non parliamo poi delle banche che hanno colto l’occasione per parlare con i poveracci solo al citofono, dove la maggior parte delle volte gli suggeriscono bruscamente di andare alle Poste.
Per noi comuni mortali oggi è impensabile fare piani a lunga scadenza, non tanto perché ci è stata inoculata la paura, ma perché in questo momento non ne abbiamo voglia, e la mascherina che indossiamo ci ricorda che non dobbiamo fidarci di nessuno, oltre ad essere un oggettivo impedimento al dialogo. Senza dimenticare che non desideriamo più il superfluo, come lo shopping, il ristorante o la vacanza, e questo ha ulteriormente aggravato la situazione economica del Paese.

 

Certo, ogni tanto ci viene da pensare cui prodest tutto questo? Ma subito scartiamo la domanda perché noi popolo, che tutto osserva dagli spalti, a forza di girare la testa a destra e a manca ci è venuto solo il mal di testa; peraltro, senza aver ancora capito se il coronavirus sia stata una esagerazione del potere, per obbligarci a stare sugli spalti ad ascoltare gli sproloqui dei complottisti e degli anticomplottisti – e non sentire i loro.

 

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Riguardo l'Autore

Angelo Santoro

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