domenica, 18 Agosto, 2019

Il debito italiano vicino all’infrazione

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Ieri Juncker ha incontrato a Roma il premier Giuseppe Conte, esprimendo preoccupazione per l’economia italiana.
Al termine dell’incontro a Palazzo Chigi, Juncker ha spiegato: “Sono un po’ inquieto di vedere che l’economia italiana non cessa di regredire. Quando ci siamo messi d’accordo, il presidente Conte e io, sul quadro generale del bilancio italiano avevamo pensato che la crescita sarebbe stata dell’ordine dell’1%. Sappiamo che oggi quella cifra deve essere rivista al ribasso e dunque, visto il pesante debito pubblico italiano, tutte le politiche che gravitino attorno alla nozione di rilancio del bilancio saranno limitate. Ma restiamo in contatto per vedere come procedere in materia. Vorrei che le autorità italiane facessero sforzi supplementari per mantenere in vita la crescita economica dell’Italia”.
In tema di migranti, Juncker ha detto: “Occorre attuare una solidarietà più articolata tra l’Europa e l’Italia, che porta un grande fardello in materia migratoria. Un principio che ho enunciato nel 2014 e a cui rimango fedele. Bruxelles ha messo a disposizione un miliardo di euro per gli sforzi italiani nel settore e non bisogna dire che l’Europa è stata assente quando si è trattato di far vedere solidarietà”.
In occasione dell’intervista concessa ieri al network radiofonico Euranet, Jean Claude Juncker si è sfogato: “Tra Italia e Commissione Ue è grande amore, bisogna dirlo a tutti i ministri italiani. Alcuni ministri italiani sono ‘bugiardi’ perché non riferiscono dei fondi assegnati all’Italia dall’Unione europea. Abbiamo dato 130 miliardi all’Italia nel suo complesso, c’è un italiano che lo sa? No, perché un certo numero di ministri italiani non lo dice … sono dei bugiardi! Dei bugiardi!”.

Un articolo del Messaggero, all’indomani dell’incontro tra il presidente della Commissione Ue ed il presidente del Consiglio, ha questo titolo: “Il diktat Ue: manovra a giugno o scatta l’infrazione per debito”.

Sulle parole di Juncker non si sbilancia il vicepremier Luigi Di Maio che su La7 ha detto: “Io non ho capito cosa volesse dire e non ho intenzione di alimentare tensioni con la Commissione europea. Non gli rispondo perché voglio lavorare perché il Paese torni a crescere”.
Il vicepresidente della Commissione Europea, Valdis Dombrovskis, in audizione alla commissione Econ dell’Europarlamento, a Bruxelles, ha spiegato: “L’economia dell’area euro sta rallentando, un rallentamento che colpisce tutte le maggiori economie, specialmente l’Italia, e che potrebbe portare a ridurre le previsioni sulla crescita attesa dell’Eurozona in maggio. Se guardiamo agli sviluppi economici in Europa vediamo che la crescita economica sta rallentando. Le ultime previsioni parlavano di una crescita dell’1,3% nell’area quest’anno, ma in realtà i dati che continuano ad arrivare dopo le previsioni economiche d’inverno suggeriscono che questo rallentamento continua e in realtà potremmo avere dati di crescita inferiori nelle previsioni economiche di primavera. In più vediamo un rallentamento in tutte le maggiori economie dell’Eurozona, in Germania, Francia e Italia, direi specialmente in Italia, ma anche nel Regno Unito e in Spagna. Quindi è un fattore abbastanza ampio: una cosa che abbiamo ripetutamente sottolineato agli Stati membri è che i Paesi dovrebbero utilizzare i periodi positivi, dato che siamo nel settimo anno di crescita economica, per ridurre i deficit di bilancio e per mettere la traiettoria del debito su una via chiaramente discendente. Mentre possiamo essere soddisfatti della politica complessiva di bilancio, la composizione non è l’ideale: ci sono Paesi ai quali abbiamo raccomandato di usare lo spazio di manovra per stimolare l’economia, che lo hanno fatto in misura minore di quanto desiderato, e sfortunatamente alcuni Paesi con alti livelli di deficit e di debito sono stati lenti a ridurli, cosa che è un fattore di rischio che monitoriamo con molta attenzione”.
Tutto questo, mentre le beghe interne alla politica italiana si fanno più accese, e il bersaglio ormai è il ministro Giovanni Tria che, nelle ultime ore ha parlato anche di attacchi spazzatura e violazioni privacy contro la sua persona, legati al caso Bugno.
Claudia Bugno è finita nel mirino del Movimento Cinque Stelle e Lega per il suo possibile approdo in StMicroelectronics, azienda partecipata dallo Stato, e perché il figliastro di Tria, Niccolò Ciapetti, è stato assunto lo scorso ottobre dall’azienda del suo compagno Pier Andrea Chevallard, Tinexta.
Tria al Corriere della Sera ha detto: “L’intimidazione non passa. Di sicuro in queste settimane restano due grossi casi nei quali la posizione del ministro non è in linea con quella delle forze di maggioranza: il rimborso ai truffati delle banche, quelli veri o anche quelli presunti, e gli equilibri all’interno della Cassa depositi e prestiti”.
Tria continua a non firmare il decreto dei risarcimenti per i risparmiatori cosiddetti azzerati, mettendo a dura prova la pazienza sia di Luigi Di Maio che di Matteo Salvini.
Il giornale Libero, in prima pagina ha scritto: “OBIETTIVO: SILURARE TRIA”, scrivendo che il M5S vuole addossare al ministro dell’Economia la responsabilità dell’ormai inevitabile aumento dell’Iva e della mancanza di soldi per mantenere le pazze promesse della campagna elettorale, con la Bugno che è un ottimo pretesto, a fronte del vero nodo, che sono i conti pubblici.
La Repubblica, ha così intitolato l’articolo di apertura: “Bersaglio Tria. Salvini e 5S contro Tria, lite sui rimborsi ai risparmiatori. Ma il Colle: basta attacchi”. È evidente che il ministro sia sotto attacco.
All’ipotesi sulle sue dimissioni, Tria ha detto: “Sciocchezze. Se andassi via dovremmo vedere quale sarebbe la reazione dei mercati”.
Sono i mercati, di fatto, a decidere il destino dell’Italia: e, come si sa, i mercati sono impietosi, e lo sono stati diverse volte nel caso dell’Italia, attraverso lo strumento dello spread e del balzo degli interessi da pagare sul mostruoso debito pubblico del paese. Tra l’altro, recentemente, Il Sole 24 Ore ha rivelato: “In 10 anni l’Italia ha pagato 242 miliardi di interessi in più della Germania” (con tanto di grafico).

Tornando ai rapporti tra la Commissione Ue e l’Italia, e al rischio di una procedura di infrazione nei confronti del paese di cui parla il Messaggero, non c’è da meravigliarsi, visto che Juncker è stato piuttosto chiaro nel suo incontro con il premier Giuseppe Conte: “Non state rispettando i patti. Dovete lavorare molto di più sulla crescita, altrimenti a giugno sarà difficile aiutarvi”.
Conte ha replicato: “L’impalcatura della manovra di dicembre e le due misure principali (Reddito e Quota100), non sono ancora a regime”.
E’ proprio questa la convinzione del premier Conte e dell’intero governo giallo-verde: le due misure chiave del contratto di governo M5S-Lega, ovvero reddito di cittadinanza e quota 100, devono ancora far sentire i loro effetti sull’economia. Affiancate ad altri interventi, come il decreto crescita e lo sblocca cantieri, tali provvedimenti dovrebbero riuscire a smentire quelle previsioni da incubo per il Pil italiano che sono state snocciolate dall’Ocse e dal Centro Studi di Confindustria, così come dalla Commissione europea stessa.
Juncker ha una lunga esperienza con i governi italiani, apprezza ma si mostra scettico. Conte ribadisce e difende le posizioni, ma Juncker sa che nel governo e nella maggioranza, a dare le carte sono i due vicepremier Di Maio e Salvini. A Bruxelles si fa poca differenza tra i due considerati entrambi euroscettici e, per Juncker, tutte e due sarebbero bugiardi perché nascondono quanto l’Ue fa e dà all’Italia.

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