domenica, 23 Febbraio, 2020

Il debutto dell’antipolitica

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Amato e odiato – come viene descritto in un apposito speciale dell’Agenzia Ansa – con la stessa veemenza, nonché osannato e violentemente avversato, fino al lancio delle monetine davanti all’hotel Raphael a Roma, Bettino Craxi – proprio in questi giorni – viene ricordato e, per certi versi, riscoperto a vent’anni dalla morte – avvenuta il 19 gennaio 2000 ad Hammamet, in Tunisia – attraverso documenti, testimonianze inedite e racconti di chi lo ha conosciuto, ma anche con saggi, romanzi e memoir a lui dedicati. Pure sul grande schermo con il film ‘Hammamet’ di Gianni Amelio, da poco uscito nelle sale cinematografiche, viene non a caso espressamente riproposta la sua figura, quella indiscussa di un importante e complesso politico con cui il Paese deve ancora fare i conti fino in fondo.
“Oggi – scrive Claudio Martelli nel suo libro incentrato sull’esperienza umana e politica del suo amico Bettino – a distanza di vent’anni dalla sua morte, è possibile e anzi necessario ripensare Craxi e recuperare il suo lascito, per colmare il vuoto lasciato dal riformismo socialista e dal socialismo liberale. La sua figura suscita ancora tante domande e comprenderla può fornire tracce significative per capire la crisi della sinistra, della democrazia liberale e l’irruzione del populismo e del nazionalismo in Italia e nel mondo”, facendo emblematicamente notare, nelle stesse pagine, che il leader socialista “diceva quel che pensava e faceva quel che diceva, anche le cose spiacevoli”.
Una valutazione che fa il paio con un’altra, ulteriore interessante ricostruzione degli eventi che hanno successivamente marcato il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica e che viene plasticamente formulata nel libro ‘Bettino Craxi, il primo e ultimo giorno di una Repubblica’, che arriverà in libreria a marzo per Marsilio editore, nel quale il giornalista e scrittore Filippo Facci rilegge con occhio attento il giorno che è stato evocato più volte come il principale simbolo di un decennio: quello in cui una folla furiosa e furibonda davanti all’hotel romano Raphael investì Bettino Craxi con una pioggia di monetine. Un atto inqualificabile che viene appunto considerato nel testo come il palcoscenico, in qualche modo, del feroce debutto dell’antipolitica che avrebbe poi segnato la vita pubblica dei successivi decenni.
Ma, comunque la si pensi, siamo, insomma, storicamente di fronte a un uomo davvero considerevole, che a distanza di venti anni dalla sua scomparsa, stimola ancora la riflessione e che va analizzato criticamente senza pregiudizi precostituiti. Perché la vita di Craxi è stata una vicenda – non solo personale – che si è saldamente intrecciata con la storia del movimento socialista, con i suoi travagli, le sue intuizioni, le sue speranze ed i suoi errori, ma anche con il suo forte impulso di progresso e con le sue generose lotte per la difesa e l’affermazione del mondo del lavoro, la democrazia in ogni sua dimensione, la libertà. Mettendo sapientemente a frutto le radici profonde su cui poggia, graniticamente, il pensiero socialista.
Sempre, anche nei più decisivi passaggi di cambiamento, sociale e politico del Paese, Craxi ha orientato l’iniziativa socialista verso il progresso dello Stato fornendo un contributo crescente di pensiero, di azione e di sacrificio ispirato costantemente agli ideali socialisti restando sempre fedele alle sue tradizioni ma proiettandosi comunque verso l’avvenire alla ricerca di una risposta socialista ai problemi nuovi dell’uomo e della società nell’era dello sviluppo industriale avanzato. Un obiettivo, questo, ancora oggi più che attuale che tocca a noi adesso perseguire con instancabile determinazione e infaticabile perseveranza.

Carlo Pareto

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