mercoledì, 18 Settembre, 2019

Il denaro, lo sterco del demonio

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Non voglio, qui, discettare su questa immagine così realistica: la cultura cristiana ne è imbevuta fino al midollo. Mi limito a osservare che le nostre società moderne, secolarizzate, hanno metabolizzato la morte di Dio, e ridotto le Chiese a luoghi deserti, eppure il vizio della demonizzazione di matrice giudaico-cristiana prolifera come in una cloaca. Il moralismo – il denaro è fonte di corruzione, non già mezzo neutrale che può consentire anche opere di bene – sopravvive al di fuori di ogni cornice teologica e culturale. Così diviene un’arma contundente a trecentosessanta gradi: chi dirsi immune dal vizio della cupidità?

Quando Dio era vivo e vegeto campeggiavano giganti della cultura come Sant’Agostino, San Tommaso, Dante. Il padre della lingua italiana, sconvolto dall’avidità dei suoi contemporanei, non si limitava a lanciare invettive, scriveva il trattato De Monarchia per teorizzare il sistema ideale che avrebbe posto un argine all’avidità, fonte di conflitto e disordine morale. Oggi qualunque populista saputello – privo financo dei rudimenti culturali – sale sul palco per dar lezioni e bacchettare l’universo mondo come una sorta di Savonarola sbiadito, senza cioè le vaste letture e senza l’orizzonte intellettuale del predicatore di razza. Questi populisti fanno tracimare ovunque il pessimismo cosmico dei tempi moderni: ognuno pensa a sé stesso, nessuno crede più in nulla, viviamo in un mondo senza ideali, dominato da banche che speculano, capitalisti ingordi, affaristi e faccendieri, cooperative, ong e partiti fasulli. Il motto imperante è ‘arraffi chi può’. I ladri, gli avidi, i corrotti – ovviamente – sono sempre gli altri.

Assistiamo, insomma, a un nichilismo alle vongole. Per fortuna non ci sono più i partiti e i leader politici di una volta: la casta amante del lusso. Finalmente abbiamo politici giovani e incompetenti ma onesti (anche se non frugali come S. Francesco). E finalmente sui social media chiunque può gridare la sua rabbia contro gli adoratori del dio denaro.
A cosa mi riferisco? Semplice: a un’accusa-luogo comune: i volontari delle ONG che salvano vite in mare non sono tali, né si possono definire idealisti, bensì vili mercenari. La prova del nove sta nel fatto che sono stipendiati, che le ONG ricevono fondi (chissà da quali losche fonti), agiscono dunque a fini di lucro, come le cooperative del resto. Tutta la vicenda degli sbarchi è derubricabile a una meschina riedizione della tratta degli schiavi. Giacché è tutto un business gigantesco, affarismo sfrenato. Avete provato – al mercato, al bar, o su facebook – a sollevare l’argomento? Una scrollatina di spalle, lo sguardo in cerca di complicità, ed ecco che sgorga l’immancabile parola: tanto è tutto un business. Tenetela bene a mente quell’orribile prestito dall’inglese. Se volte zittire un interlocutore che ancora crede nella buona fede altrui, scaraventategli in faccia quella parola magica: ditegli che è tutto un business. Ma di che stiamo parlando?

In un’altra vita ho fatto l’educatore professionale in una casa famiglia, in quel di Rimini. Scusatemi tanto, ero stipendiato: non sono ricco, non campo di rendita. Tuttavia ho regalato alla struttura per cui lavoravo – l’Istituto San Giuseppe per l’aiuto materno e infantile – chissà quante ore di volontariato (ma i miei ragazzi mi hanno contraccambiato con un profluvio di umanità, che non ha prezzo), e chissà quante notti insonni e sofferenze dell’anima. Se un ragazzo che ti è stato affidato piange disperatamente alle 9 di sera, o minaccia il suicidio, che fai, gli dici ‘scusa, riparliamone domattina, devo timbrare il cartellino’? In quel tempo (anni Ottanta) mi davano tutti una calorosa pacca sulle spalle, i miei capi, i miei colleghi, i miei conoscenti. C’era la percezione che svolgevamo un lavoro importante, a beneficio della comunità, con dedizione e sacrifici personali. Oggi verrei squadrato dall’alto in basso: di che ti lamenti, ti pagano, no? E poi cosa ci stanno a fare, questi enti, mica sono dediti al volontariato. Prendono bei soldoni dallo Stato: l’assistenza sociale è tutto un business, ci lucrano sopra. Ma chi che stiamo parlando!

Faccio presente ai moralisti in sedicesimo che sono stipendiati tutti gli onorevoli cittadini parlamentari, inclusi gli idoli populisti (dunque sono mercenari anche costoro?), guadagnano bei soldini anche i giornalisti che — bava alla bocca – imperversano sui social media con le accuse e le aggressioni più becere, e ricevono un salario addirittura i preti (neanche loro, evidentemente, credono nella Chiesa e in Cristo).

Lo sconsolato nichilismo “de noialtri”, un fascio di trite e ritrite banalità, è figlia di una modernità galoppante che specchiandosi vede un mostro. Sono stati contagiati anche intellettuali insospettabili, dall’illustre pedigree. Ernesto Galli Della Loggia, fustigatore delle società in crisi, afflitte dal relativismo, dagli effetti tossici postumi del ’68, dell’ideologia progressista, dal lassismo, e chi più ne ha più ne metta, ha rinverdito questo luogo comune del tempo presente (“La società smarrita”, Corriere della Sera”, 28 luglio 2019). Il caso Bibbiano sarebbe una ulteriore prova dello stato di degenerazione morale in cui versano le nostre società. Di nuovo la perfida sinistra – pur non citata direttamente – è trascinata sul banco degli imputati. Qual è la radice del male? Semplice: la proliferazione di una “miriade di onlus, ong, associazioni, enti – ambiguamente collocati fra il pubblico e il privato e ivi prosperati grazie naturalmente al favore della politica”. Non una parola sull’idealismo dei tanti volontari o di chi, per stipendi da fame, realizza una missione in cui crede. No, non può esserci disinteresse: queste ong e organizzazioni, che si presumono benemerite, lucrano sulle disgrazie altrui, e infatti hanno tutto l’interesse “di trovare quanti più casi di ‘disagio’, di maltrattamenti, di abusi, di violenze, di cui farsi carico, naturalmente non a titolo gratuito” (mia enfasi). Eh sì: ci guadagnano sopra tutti. Basta poco per passare all’accusa di parassitismo. Anche qui l’ingranaggio infernale è il vile denaro, sterco del demonio.

Immigrati, disoccupati, senza tetto, casi sociali o bambini in difficoltà – ma figuriamoci se qualcuno li vuole aiutare davvero, è tutto un business. Non c’è che dire, logica impeccabile: come possiamo credere agli opinionisti che scrivono per quotidiani nazionali, naturalmente non a titolo gratuito? A questo punto sono molto più credibile io: sono anni che scrivo gratis per Mondoperaio, l’Avanti e questo blog. Non ho mai preso un euro per uno dei miei articoli. Ma di che stiamo parlando?

Edoardo Crisafulli

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