lunedì, 1 Giugno, 2020

Il dolce disagio. Il male che continua ad affliggere la Capitale

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Coloro che vivono nella Capitale d’Italia conoscono gli enormi disagi che accompagnano le giornate dei lavoratori, studenti e anche sfortunati turisti alle prese con i mezzi pubblici della città.
Gli altri possono solo immaginarlo o leggere articoli frequenti riguardo autobus in fiamme, metro guaste, scale mobili non funzionanti e stazioni chiuse. Questi problemi spesso citati dalla stampa nazionale rappresentano la punta di un problema ancora più grande, ovvero una mancata progettazione organica dei mezzi pubblici di Roma.

Il primo dato in evidenza è la lunghezza della linea metropolitana, 60 km diviso in tre linee e solo due stazioni che funzionano da nodo di scambio: Termini e San Giovanni. Il confronto risulta essere impietoso con le altre Capitali Europee, basta fare degli esempi: la metropolitana di Londra ha 402 km di estensione diviso in 11 linee, la metropolitana di Parigi ha 214 km di estensione divisa in 16 linee e potremmo continuare con altre città come Madrid e Berlino. Delle grandi Capitali europee Roma ha la peggiore rete metropolitana per estensione ed efficienza. Altri dati che fanno emergere la reale condizioni della città si trovano nel confronto con un’altra grande metropoli italiana, ossia Milano, quest’ultima ha una rete metropolitana che si estende per 97 km ripartiti in 4 linee.

Oltre agli evidenti disagi che affliggono le linee delle metropolitane, la rete tranviaria non gode di buona salute. Formata da sei linee, per una lunghezza complessiva di 36 km si mostra assolutamente inadeguata ai volumi di traffico di una città che conta quasi tre milioni di abitanti. L’epopea storica della rete tranviaria merita particolare attenzione, perché evidenzia gli errori commessi dalle Giunte capitoline dal secondo dopoguerra ad oggi. All’apice della sua espansione contava un totale di 400 km di lunghezza d’esercizio distribuito in 59 linee, a testimonianza di una rete imponente. Questa enorme rete venne smantellata per favorire il traffico automobilistico, all’epoca in rampa di lancio, con in testa il gruppo FIAT. La contrazione della rete tranviaria che proseguì negli anni 50/60 e le scarse, perlopiù simboliche, aperture delle nuove linee metro, hanno creato una situazione insostenibile per una città come Roma. Alla mancanza di natura infrastrutturale si aggiunge l’annoso problema dell’età media di tram, bus e metro, rispettivamente di 34, 14 e 13 anni. L’insieme di questi fattori creano una situazione di profondo disagio, che si riflette ogni giorno nella vita di coloro che si muovono con i mezzi pubblici. La mancanza di un’adeguata rete di trasporto, costringe milioni di romani ad usare i mezzi privati per gli spostamenti quotidiani. Recenti studi hanno dimostrato che i romani trascorrono 254 ore l’anno nel traffico, dato che colloca la Capitale al secondo posto nel mondo, dietro la sola Bogotà.

La giunta guidata dalla Sindaca Raggi ha fatto ben poco per cambiare le sorti della Capitale, addirittura nel 2016 si dichiarava contraria al prolungamento della Linea C; l’esperienza amministrativa le ha, fortunatamente, fatto cambiare idea a proposito. Soltanto recentemente sono stati richiesti i finanziamenti per realizzare le prime opere infrastrutturali, come la funivia che collegherà Battistini con Casalotti, un tracciato di 4 km che richiede una spesa di 110 milioni. Altra opera in corso di finanziamento è la tranvia che collegherà Largo Corrado Ricci con piazza Vittorio Emanuele II. Capitolo a parte merita la realizzazione della stazione metro a piazza Venezia, solo lo scorso Novembre ha ottenuto l’atteso finanziamento di 10 milioni, che permetteranno la sua costruzione. Queste opere rientrano nel PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), che nelle intenzioni, mira a dare a Roma una visione strutturale e a lungo termine di grande trasformazione della mobilità urbana, il tutto rendendo i cittadini partecipi, permettendo loro di esprimere pareri positivi o negativi riguardo i progetti. Il progetto ad aver ricevuto un maggior numero di preferenze risultava essere Metrovia, idea che triplicherebbe il numero delle linee metropolitane, attraverso l’utilizzo dei binari ferroviari già esistenti e la realizzazione di 22 nodi di scambio.
La decisione di escludere questo progetto dimostra una scarsa visione strutturale da parte dell’attuale amministrazione e la volontà di continuare a “navigare a vista”, chiedendo finanziamenti a progetto, in modo disorganico.

La mancata programmazione è un male che continua ad affliggere la Capitale, è necessaria una pianificazione di interventi a lungo termine per poter cambiare realmente l’attuale situazione, la speranza è che le prossime amministrazioni siano maggiormente consapevoli di ciò.
La città più bella del mondo merita decisamente di meglio.

Fabio Visentini
Tesoriere Fgs Circolo Rosselli Roma

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