venerdì, 20 Settembre, 2019

Il doppio autogol di Salvini

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Intanto non si apre una crisi di governo in agosto. Il rito del generale agosto che vince tutte le guerre era stato sempre rispettato. Non la si apre da una spiaggia e mai che mai dopo un voto del Senato che aveva visto una vittoria leghista sulla mozione dei Cinque stelle a proposito della Tav Torino-Lione. A trarre le conseguenze in questo caso avrebbe semmai dovuto essere Di Maio, che é finito in minoranza e per di più su una questione fondamentale del movimento grillino, dopo avere ceduto già sull’Ilva e sulla Tap, dopo avere seguito come pecorella la politica dei porti chiusi di Salvini, dopo avere consentito, grazie al governo Conte, il raddoppio della percentuale leghista e il dimezzamento della sua.

Tutto é stato ribaltato. Anziché Di Maio, che di andare al voto aveva tanta voglia come l’Inter di tenere Icardi, é stato Salvini, il vincitore, a decretare la fine del governo presentando una mozione di sfiducia, ma senza dimettersi da ministro e ritirare la sua delegazione al governo. Cosi che paradossalmente se la mozione non verrà ritirata (ormai c’é da aspettarsi di tutto) la sfiducia la Lega la dovrà votare anche a se stessa. E’ evidente che Salvini, pur contagiato da una febbricitante euforia elettorale, avrà avuto qualche garanzia che dopo la crisi si sarebbe andati al voto. Più che da Mattarella, il cui ruolo costituzionale é solo quello di accertarsi che non esista una maggioranza parlamentare prima di sciogliere le Camere, dal Pd e in particolare dal suo segretario Zingaretti, che appariva, contrariamente a Renzi, il meno ostile al dialogo coi Cinque stelle.

Salvini non ha considerato la variabile Renzi,  che sommando la sua corrente a quella dei comprensibilmente propensi ad incollarsi la poltrona (la lunga storia democristiana, e andreottiana in particolare, é densa di capovolgimenti politici, vero Franceschini?) ha dimostrato di controllare i gruppi parlamentari e ha dettato la nuova linea che dal “senza di me” ha virato sull’hastag opposto e cioè “assieme a me” a proposito dell’intesa coi grillini. Errore grave di previsione quello di Salvini al quale, se Giorgetti e i suoi non lo fermano, ne sta aggiungendo un altro. E cioè quello di riprendere il dialogo coi Cinque stelle arrivando perfino a ipotizzare una presidenza del Consiglio per il suo ex alleato e poi avversario Di  Maio, rigettata e rimandata al mittente da quest’ultimo.

Così Salvini, a prescindere da come si chiuderà la crisi, esce pieno di lividi da questa situazione da lui stesso creata. Solo Zingaretti, l’altro sconfitto se un governo Pd-Cinque stelle dovesse prendere piede, potrebbe salvarlo, ammesso che ne abbia ancora la forza e in quest’ultimo caso non credo che Renzi resterebbe con le mani in mano. Un leader politico deve prevedere le conseguenze delle sue mosse. Non può valutarle dopo e assumere decisioni contrastanti con quella iniziale, che sconfinano nel ridicolo. Quando si sbaglia una volta bisogna star fermi altrimenti si corre il rischio di incappare in una catena di errori. Come quando sbagli strada e finisci in un labirinto. Salvini rischia di pagare caro il suo autogol. Come Renzi pagò l’arroganza con la quale amministrò il suo 40%, Salvini ë destinato a pagare quella del suo 34%.

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Mauro Del Bue

1 commento

  1. Daniele Leoni on

    Se Salvini facesse marcia indietro e ritirasse la sfiducia al Presidente Conte, se Di Maio buttasse acqua sugli ardori decrescisti dei suoi in favore della riconciliazione fra Lega e 5 Stelle, sarebbe una clamorosa e imperdonabile dimostrazione d’incoerenza? Oppure sarebbe un ravvedimento responsabile, cioè la dimostrazione che, alla fine, la ragione prevale?

    I migliori angeli
    In questi anni ho menzionato diverse volte il libro di Steven Pinker “The Better Angels of Our Nature” (in Italia edito da Modadori col titolo” Il declino della violenza”). Quelle ottocento pagine di analisi e di statistiche hanno influenzato profondamente il mio modo di interpretare la cronaca politica ed economica e mi hanno aiutato a riordinare le vicende storiche secondo una scala di valori di utilità sociale e di evoluzione benefica piuttosto che di adesione a principi, spesso mutevoli e irrazionali.
    Il tratto di Matteo Salvini più lontano da me è il suo continuo riferimento ai simboli cristiani ostentandoli come se avessero la forza di talismani (il rosario, il crocifisso …) ignorando contemporaneamente i valori umani di pace e fratellanza di cui la Chiesa Cattolica è oggi portatrice nel mondo. Il suo continuo evocare i fattori divisivi dell’immigrazione e delle culture diverse dalla nostra invece di concentrarsi sulla lotta al crimine e ai fenomeni che lo favoriscono, che sono indipendenti dell’etnia a cui appartiene il delinquente.

    Odiosi.
    Le manifestazioni esteriori dell’intransigenza di Salvini sono odiose, non trovo una definizione migliore del suo comportamento. Come odiosa è l'”orda barbarica” che fa il tifo per lui. Ch’è la stessa che seguiva, un secolo fa, i fascisti della prima ora. La stessa orda barbarica degli irriducibili della resistenza che si rifiutavano di deporre le armi anche se il fascismo era ormai sconfitto, che si macchiò di crimini efferati contro sacerdoti e presunti nemici del popolo. Orda barbarica che si rifiutava di consegnare le armi e diede un gran da fare a Palmiro Togliatti, fautore della pacificazione nazionale, Ministro della Giustizia nei Governi Parri e De Gasperi dal 1945 al 1947. Poi la pazienza di Togliatti e la lungimiranza di De Gasperi ebbero la meglio e quei barbari si calmarono, diventando la base (disarmata) del Partito Comunista Italiano e la forza di Governo virtuosa delle regioni rosse dell’Italia centrale.

    L’economia del fare.
    Furono, da sempre, grandi lavoratori, quei barbari. Lavoratori, però con una gran voglia di menar le mani. Prima fascisti poi comunisti, oggi è un elettorato in transito verso la Lega. La fascia sociale di cui hanno fatto parte, in un secolo di storia, era quella operaia e contadina (braccianti agricoli e mezzadri). La piccola borghesia degli impiegati (pubblici e privati) e dei coltivatori diretti, pur essendo fascista nel ventennio, nel dopoguerra diventò democristiana. Il Governo giallo-verde ha rappresentato una possibile sbocco per incanalare le aspettative di questi lavoratori. La Lega avrebbe potuto funzionare come antidoto contro la componente protestataria e anti-industriale dei 5 Stelle e favorire una sorta di fusione fra il meglio dei due poli: la vocazione produttivistica e industriale della Lega e la vocazione favorevole ad Internet e allo sviluppo spinto delle tecniche informatiche dei seguaci di Casaleggio, che si ispira ad Adriano Olivetti. I vizi di origine dei due schieramenti (filofascista per la Lega, contro le grandi opere per i 5 Stelle) avrebbero potuto essere diluiti nel nuovo percorso: tecnologico, favorevole alla crescita e sensibile alle necessità delle fasce deboli della società. Compresi gli immigrati purché disponibili ad integrarsi e a diventare parte del nuovo modello di produzione.

    Il voto del 7 Agosto: si definitivo alla Torino Lione.
    Quante volte è stato invocato il primato del Parlamento? Ebbene, il 7 Agosto 2019, il Parlamento ha stabilito il si definitivo all’alta velocità Torino Lione (col parere favorevole del Presidente del Consiglio), nonostante il voto contrario dei 5 Stelle. I 5 Stelle erano consapevoli però che quella volontà del parlamento non poteva essere contrastata perché corrispondente alla volontà della maggioranza del Paese. Hanno votato contro per accontentare i più esagitati, consapevoli di essere sconfitti in partenza. Secondo me è stato un atto di civiltà e di maturità politica.
    Se guardiamo indietro scopriamo che le idee della parte più esagitata dei 5 Stelle sono quelle dei decrescisti di sempre. Sono le idee di quelli che, dopo la morte di Adriano Olivetti, hanno fatto l’impossibile per distruggere la nascente elettronica delle macchine calcolatrici e per scrivere sostenendo il primato della meccanica (http://danleoni.blogspot.com/2018/07/autopilota-fca.html). Sono le idee di quelli che hanno combattuto e distrutto la filiera nucleare italiana dilapidando un patrimonio enorme in scuola, know-how, indotto industriale e tecnologico che vedeva l’Italia prima nel modo degli anni 60 grazie al lavoro di Felice Ippolito. Sono le idee di quelli che hanno sepolto l’ultimo progetto del ponte di Messina, (Mario Monti e Corrado Passera) decretando la separazione logistica della Sicilia dal resto del Paese. Ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo e rivela il disegno di forze importanti dell’economia atlantica di relegare l’Italia a parco turistico lasciando ad altri il primato industriale.

    Ispirati da Adriano Olivetti.
    La speranza è che, col tempo e con l’aiuto dell’alleato di Governo, riesca a prevalere nel Movimento 5 Stelle la scuola del compromesso fra Comunità e Sviluppo che fu la scuola di Adriano Olivetti. Va in questa direzione il salvataggio dell’Ilva e dell’Alitalia come il faticoso processo decisionale sulla TAV. Va in questa direzione la condanna di Autostrade per l’Italia per l’incuria dimostrata nella gestione, che ha provocato il crollo del ponte Morandi di Genova, come va in questa direzione il cantiere per la sua tempestiva ricostruzione. Ma anche il Reddito di Cittadinanza e il superamento della legge Fornero vanno in questa direzione. Vanno in questa direzione l’accordo commerciale con la Cina e il buon rapporto con la Russia. Insomma, chi dipinge il Movimento 5 Stelle come il peggiore dei mali commette un grave errore o è in mala fede. Anche perché i governi del ventennio Prodi, Berlusconi non hanno proprio brillato. Con un epilogo disastroso grazie a Mario Monti. Un po’ di luce s’è fatta grazie ai mille giorni di Matteo Renzi che però, un po’ per scarsa diplomazia da parte sua, un po’ per l’ostilità del corpo molle del PD, oggi finisce per giocare nel ruolo di battitore libero.

    Il governo che verrà dopo la crisi di Agosto.
    Mi auguro sinceramente che Giuseppe Conte dia una seconda possibilità a Matteo Salvini e che la crisi di Agosto 2019 venga ricordata come quella dove gli apprendisti della politica hanno imparato la lezione. Che si faccia un rimpasto per riconsolidare il compromesso, che si voti il taglio del numero dei parlamentari. L’Italia che lavora non ha bisogno di un Salvini fascista che ostenta il rosario a mo’ di talismano ma di uno strenuo difensore dell’efficienza e della produttività. Vanno bene i buoni rapporti con la Russia di Putin e con la Cina di Xi Jinping perché i nostri alleati atlantici capiscano che siamo disponibili ad essere leali ma non servi sciocchi. Dobbiamo lavorare per la concordia fra i cittadini (ovviamente prima gli italiani perché siamo in Italia), aperti all’apporto dei migranti bravi e volonterosi ma assolutamente chiusi a chi ci vorrebbe tolleranti con culture lesive della dignità delle donne, dei minori e crudele con gli animali.
    Vogliamo crescere come popolo, vogliamo comunicare fra di noi e con il resto del mondo approfittando delle reti dati iper-veloci e iper-sicure ma crediamo in un futuro fatto di scambio fisico di merci e di persone. Quindi le infrastrutture fisiche come ponti, tunnel, ferrovie a alta velocità, hyperloop, porti, aeroporti (spazioporti fra qualche anno) dovranno tenerci in contatto fisico. Noi non vogliamo salvare il pianeta, perché il pianeta non corre nessun rischio, ma vogliano tutelare l’umanità adattando ad essa il pianeta. Ovviamente l’umanità non potrà vivere bene in un pianeta avvelenato e sconvolto dai cambiamenti climatici.
    Siccome andiamo sempre più veloci e siamo permanentemente interconnessi, un corto circuito inaspettato può scatenare l’inferno. Un secolo fa i conflitti finivano in guerre. Guerre fra nazioni e guerre civili. Quante guerre e quanti milioni di morti per un puntiglio, per non perdere la faccia o per una questione di coerenza! Nell’Italia della fine della seconda decade del ventunesimo secolo non succederà di nuovo. E succederà sempre meno nel resto del mondo.
    Steven Pinker scrive che i nostri migliori angeli ci stanno portando verso un nuovo illuminismo. Ci libereranno dalla fatica, dalla schiavitù di lavori ripetitivi perché per quei lavori ci sono le macchine. Per noi umani ci saranno solo attività creative perché sarà la creatività che ci farà convivere con la nuova intelligenza, la nostra figlia Intelligenza Artificiale. Questo è il compito che aveva intravisto, settant’anni fa, Adriano Olivetti. Il grande successo dei 5 Stelle nelle ultime elezioni politiche è dovuto anche alle sue intuizioni che i 5 Stelle hanno provato a mettere in pratica.
    Mi sembra di capire che nessuno, dopo il corto circuito, vuole andare a votare. Alla velocità della luce stanno tutti facendo marcia indietro.

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