sabato, 11 Luglio, 2020

Il filo rosso che lega Aldo Moro, Peppino Impastato e la Festa dell’Europa

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Il 9 maggio di 42 anni fa, piegato su se stesso nel bagagliaio di una Renault 4 rossa, veniva ritrovato il cadavere di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. In via Caetani, un vicolo di Roma esattamente posta a metà tra via delle Botteghe oscure, sede storica del Pci e Piazza del Gesù, sede della Dc, come a voler segnare simbolicamente il punto esatto che divideva in grandi partiti di massa dell’epoca, che avevano scelto la “linea della fermezza”.

Il 9 maggio di 42 anni fa, lo stesso giorno, a Cinisi, veniva ritrovato il cadavere di Peppino Impastato, legato ai binari di una ferrovia sopra una carica di tritolo, e fatto saltare in aria. Giornalista, militante del PSIUP, ragazzo arguto, eretico, rivoluzionario. Scanzonato e irriverente. Ma soprattutto, fondatore di radio Aut Aut, la radio che usò per scatenare la guerra alla mafia di Tano Badalamenti.

Il 9 maggio verrà ricordato anche perché si celebra la Festa dell’Europa: 70 anni fa, una celebre dichiarazione che porta il nome del ministro francese che la promosse, Schuman, segna l’inizio del processo d’integrazione europea che aveva l’obiettivo di arrivare a una Unione federale; è il giorno decisivo che segna, di fatto, la fine della Seconda guerra mondiale.

C’è un filo rosso che unisce queste date: hanno un loro preciso posto nella storia della coscienza civile degli italiani.
La morte del Presidente Moro segna la fine delle BR, la morte di Peppino Impastato segna l’inizio di una rinascita civica. La Festa dell’Europa segna la fine di una tragedia mondiale e l’inizio di un sogno, dell’utopia di pace e fratellanza tra i popoli europei, gli stessi che avevano dato inizio al conflitto mondiale.

In queste ricorrenze si condensano anche molte delle ragioni che animano la storia dei socialisti: il senso di giustizia, la lotta per la legalità, il rispetto delle istituzioni, l’abiura del terrore e dei fascismi, il sogno di unire la nostra Europa in un unico grande popolo, in un’unica grande democrazia.

Ma non sono solo questo: esse rappresentano il monito a non dimenticare quelle immagini della storia; il 9 maggio urla a squarciagola, nel silenzio del raccoglimento, parole importanti e terribili: terrorismo, stragi, anni di piombo, strategia della tensione, mafia, guerra.

E tuttavia, al contempo, celebra la solidarietà nazionale contro il terrore, la lotta civile per il contrasto alle mafie e il sogno di un’Europa dei popoli che noi decliniamo con gli Stati Uniti d’Europa.

Riflettendo sugli insegnamenti mutuati da quelle tragedie scolpite nella nostra storia ma con lo sguardo rivolto verso l’esempio derivato dalla capacità di rialzarsi e di ricostruire che abbiamo sempre dimostrato, in un momento della nostra storia dove quell’esempio di rinascita è significativo, poiché stiamo affrontando la battaglia più difficile della nostra epoca, tutti dovremmo riscoprire il senso di umanità.
E ricordare che l’Europa è nata per scolpire valori condivisi come la solidarietà, l’unità, la libertà. La stessa, quest’ultima, che sentiamo aleggiare di fronte alle immagini della liberazione della giovane cooperante milanese Silvia Romano, rapita due anni fa in Kenya. “Sono stata forte, ho resistito”- ha detto. Prendiamo esempio da queste parole: forza e resistenza. Ben tornata a casa Silvia.

Enzo Maraio

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