martedì, 24 Novembre, 2020

Il Fondo Monetario divide gli economisti italiani

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Dal FMI arriva una nuova proposta che divide gli economisti italiani. L’idea è quella di una nuova ‘Bretton Woods’ sui debiti, nella speranza che l’enorme e diffuso indebitamento legato alla risposta per la pandemia, se affrontato in tempo ed in modo corretto, possa trasformare la grave crisi in opportunità.
La proposta è stata avanzata dal numero uno del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva, al G20 finalizzata alla predisposizione di uno schema di risoluzione cioè di ristrutturazione dei debiti, unita a misure per il cambiamento climatico e contro le diseguaglianze, per evitare che, in questa fase, l’accumulo del debito possa trasformarsi in una trappola per la ripresa.
Su questa idea, l’Agi ha raccolto le reazioni di alcuni esperti dalle quali emerge la divisione del fronte degli economisti italiani tra chi ritiene l’idea giusta e tempestiva, chi s’interroga e chi è in disaccordo.
Domenico Siniscalco, ex ministro dell’Economia, ha lanciato un allarme: “La crisi economica scatenata dal coronavirus rischia di essere più seria di quanto si pensasse, la ripresa sta prendendo una forma a W e, necessariamente, i Paesi dovranno continuare a indebitarsi per farvi fronte: l’errore più grosso sarebbe rientrare dagli stimoli troppo presto”. L’economista, invitando a pensare sin d’ora a una nuova Bretton Woods, ha aggiunto: “Occorre cominciare a prepararsi al dopo. Tre punti sono ineludibili: il riallineamento tra le politiche monetarie e quelle fiscali, il nodo dei debiti e il commercio internazionale che va riequilibrato dopo una prima risposta alla crisi fondata sul protezionismo unilaterale”.
Lorenzo Bini Smaghi, ex membro dell’esecutivo Bce, ha fornito il seguente parere: “Definire un meccanismo di ristrutturazione ordinata del debito sovrano è un obiettivo desiderabile per la comunità internazionale. Il problema è che questi negoziati sono molto complessi, coinvolgono un numero generalmente elevato di creditori, non tutti con gli stessi interessi e obiettivi, e hanno effetti potenzialmente dirompenti sulla stabilità dei mercati finanziari. Se, in teoria è nell’interesse sia dei debitori sia dei creditori definire regole semplici per minimizzare i costi di una ristrutturazione del debito, nella pratica è molto difficile creare un sistema che crei i giusti incentivi per tutti. Finora, la proposta del Fmi sulla ristrutturazione dei debiti ha riguardato soprattutto i Paesi emergenti. Per i paesi più avanzati si è sempre fatto riferimento a procedure da applicare ‘caso per caso’, senza mai definire un meccanismo automatico e omnicomprensivo”.

Carlo Cottarelli, ex direttore esecutivo per l’Italia del Fmi ed ex commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica del governo italiano, ha manifestato il suo scetticismo: “Da quello che ho letto sui giornali non mi sembra che nella proposta della Georgieva ci sia niente di particolarmente nuovo. Sono almeno due decenni che il Fmi dice che ci vorrebbe una cornice per la ristrutturazione dei debiti sovrani. Sono convinto che la Georgieva si sia riferita ai Paesi emergenti, il cui debito pubblico è essenzialmente un debito estero, non credo proprio che si riferisse a Paesi come l’Italia”.
Pierluigi Ciocca, ex vice direttore generale di Bankitalia, ha affermato: “Al Fondo monetario sanno benissimo che il moltiplicatore di buoni investimenti pubblici, in un contesto fortemente recessivo e in presenza di tassi di interesse negativi, come quello che caratterizza questa crisi Covid, è molto alto, al punto che, come ha spiegato Keynes 100 anni fa, questi investimenti pubblici si autofinanziano. Quindi, il problema del debito in realtà non esiste. Si dovrebbe tendere verso l’equilibrio di bilancio, riducendo le spese correnti, colpendo l’evasione e, al tempo stesso, programmando e realizzando massicci investimenti pubblici produttivi”.

L’economista Giulio Sapelli ha apprezzato e segnalato: “La proposta della Georgieva è un passo in avanti. Da anni i Paesi emergenti chiedono al Fmi qualcosa del genere, in contrapposizione all’imperialismo da debito, quello che io definisco il capitalismo estrattivo, che va nei Paesi del terzo mondo e preleva tutto ciò che può prelevare di utile e di rendita. La proposta del numero uno del Fmi è solo un inizio perché non affronta il problema ben più grande del debito mondiale privato, che deriva dall’eccesso di leva finanziaria e dalla creazione dei derivati e che in questo momento rappresenta la minaccia più grande”.

Luigi Guiso, professore ordinario di Economia all’Università di Tor Vergata in Roma, pienamente d’accordo con il FMI, ha detto: “Quella della Georgieva è una proposta che ha una tempistica giusta e lungimirante. Non c’è dubbio che tutte le economie occidentali usciranno dalla pandemia con dei bilanci pubblici molto appesantiti e con un enorme indebitamento, specie quelli, come l’Italia, che già avevano prima della crisi degli stock di debito molto alti”.
Secondo l’economista Marco Magnani: “Il problema posto dalla Georgieva è politico e sicuramente richiede un ripensamento generale, ma attenzione, si tratta di un problema economicamente molto complesso, per il quale l’unica vera soluzione è la crescita. Nell’immediato, di fronte all’emergenza, per non far saltare il sistema, sono d’accordo che le moratorie sono una soluzione. Tuttavia non si può pensare di risolvere la crisi del debito solo mettendosi intorno a un tavolo. A medio e lungo periodo la logica dell’emergenza non basta. E l’unica strada per uscire dalla crisi diventa quella di far ripartire la crescita economica”.
Il problema è molto importante poiché riguarda il futuro economico del mondo. C’è bisogno di un grande atto di responsabilità per l’elevato debito pubblico che si sta contraendo gravando sopratutto sulle generazioni future. Anche l’economista Nino Galloni si è manifestato d’accordo alla cancellazione del debito pubblico finanziato dalle Banche Centrali per dare impulso ad un nuovo sviluppo economico.
Sarà molto difficile parlare di sviluppo economico con un debito pubblico molto elevato. E’ comunque necessario affrontare con coraggio scelte difficili ed importanti che riguardano il benessere dell’umanità intera, finalità imprescindibile dagli ideali socialisti.

 

Salvatore Rondello

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