lunedì, 24 Febbraio, 2020

Il futuro della nostra democrazia affidata ai Social

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Ormai i luoghi deputati al corretto svolgimento della democrazia, come l’Aula del Consiglio comunale, per esempio, sono superati. Tutti i passaggi rituali che portavano alla approvazione di interpellanze e mozioni per un corretto e ponderato svolgimento della democrazie è roba antiquata.
Sono molti ormai i sindaci che percorrono “la via breve” per concludere l’iter istituzionale che conduce all’approvazione o al deniego di un provvedimento che spetterebbe alle aule deputate deliberare: quella dei social! Certo, la cosa non è ancora legale, non si può fare, però non ci facciamo più caso perché i social, luoghi in cui si svolge la democrazia “plebiscitaria” a colpi di like si sostituiscono a quella Costituzione che di fatto appare obsoleta.

Recentemente il sindaco di Scandiano (RE), forse esaltato dalle prossime elezioni regionali del 26 gennaio, ha stravolto i contenuti di una mozione presentata dall’opposizione e li ha dati in pasto ai suoi followers su facebook. La discussione si è subito arricchita di riflessioni amletiche irridenti dei tanti leoni da tastiera che subito si sono scatenati contro la mozione per compiacere il re della foresta.

Un antefatto che certifica l’indelicatezza e l’irresponsabilità del Primo cittadino di questa città che, dopo aver letto nel suo ufficio la mozione, ha pensato bene di esprimere la sua opinione personale di cittadino su Facebook, schernendo il ruolo istituzionale dei consiglieri che l’avevano presentata, consapevole che sarebbero subito arrivati una sequela di commenti ingiuriosi.
Una bolla di followers ha dipinto come personaggi da circo e analfabeti funzionali da schernire e deridere. Ora ci domandiamo: va bene la modernità, per carità, ma è questo il rispetto per le istituzioni e i rappresentanti del popolo? La ridicolizzazione dell’avversario (e dei tanti elettori che gli hanno accordato fiducia) fa parte della nuova dialettica politica democratica di Facebook?

Saremo obsoleti e forse noiosi, ma siamo ancora in tanti a pensare che un Primo Cittadino debba ancora avere l’obbligo morale e la responsabilità legale di svolgere le proprie funzioni nei limiti dell’ esercizio del proprio ruolo ed esclusivamente nelle sedi appropriate, rispondendo alle richieste e alle sollecitazioni dei gruppi consiliari di maggioranza e opposizione nei luoghi deputati. Rispondere dal pulpito della propria pagina facebook non è ancora permesso. Non perché non sia consentito esprimere la propria opinione – ci mancherebbe altro. Ma ciò che distingue un cittadino comune dal ruolo istituzionale di un Sindaco chiamato a svolgere il suo importante ruolo è proprio la responsabilità politica che hanno le parole e i gesti che si compiono. Non è semplicemente una questione di stile, è piuttosto rispetto delle istituzioni. Facciamo un esempio. Vilipendere la bandiera o il Presidente della Repubblica, secondo il nostro Codice Penale, è un reato; ma un conto è che a farlo sia un cittadino comune, un altro che sia un Sindaco. Di fatti, anche per il nostro Codice, le conseguenze penali sono diverse a seconda dei casi.

Le dichiarazioni su Facebook di questo Sindaco sono state inopportune e irresponsabili, non solo in merito alla forma e alla scelta del luogo in cui esternarle, ma anche dal punto di vista “del metodo”: il contenuto di quella mozione, infatti, è stato appreso da un documento recapitato sulla sua scrivania. Il Sindaco ha violato, pertanto, uno dei principi basilari della nostra deontologia di rappresentanti del popolo: quello di discutere di un provvedimento nelle sedi deputate e con i tempi convenuti dall’iter democratico. Quel che è più grave – che dà conto dell’irresponsabilità del gesto – è il fatto di non aver preso in considerazione le conseguenze di un’azione siffatta. A seguito dell’ “intelligente” intervento sul social, i presentatori della mozione sono vittime di insulti e minacce. Sono queste le prove generali di democrazia affidata ai Social? O tutto è giustificato perché in Emilia Romagna e Calabria il 26 gennaio si vota.

Angelo Santoro

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