lunedì, 14 Ottobre, 2019

Il futuro della Tunisia. Presidenziali e politiche

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Nelle prossime due settimane si deciderà il futuro della Tunisia. Il prossimo 6 ottobre si svolgeranno le elezioni politiche mentre domenica 13 ottobre verrà effettuato il ballottaggio tra i due candidati che nel primo turno delle presidenziali hanno ottenuto più voti. La morte dell’ex Presidente Essesbi ha determinato questo accavallamento che però pone numerosi interrogativi sull’affluenza alle urne e sulla possibilità degli elettori tunisini di seguire nel modo migliore la campagna elettorale. Il rinnovo del Parlamento, che consentirà la formazione del nuovo Governo presenta un quadro politico estremamente modificato rispetto alla precedente consultazione. Vi sarà sicuramente una notevole frammentazione dopo la nascita di nuovi partiti e la spaccatura del fronte laico. I sondaggi, in Tunisia sono ammessi fino a due mesi prima del voto. Attualmente per il voto del nuovo Parlamento viene dato per favorito il partito di Nabil Karoui “La Tunisia nel cuore”. A poca distanza gli islamici moderati di Ennahda seguiti dai nazionalisti di destra del Partito Destouriano Libero. Questi sono i partiti che dovrebbero superare il 10%. Sotto questa percentuale rimarrebbero il partito laico dell’attuale Primo ministro Chahed, il partito centrista di Nidaa Toures  i socialdemocrati, Il partito socialista del Fronte popolare. Saranno poi presenti sulla scheda elettorale oltre altre forze politiche per lo più di importanza locale ma che se manderanno rappresentanti in Parlamento (ricordiamo che la Tunisia è monocamerale) polverizzeranno ulteriormente il quadro politico. Il rischio è quindi anche quello di far votare dall’Assemblea appena eletta un Governo debole con una risicata maggioranza che non garantisca la migliore governabilità e stabilità.

Governabilità e stabilità di cui il Paese ha assolutamente bisogno per rafforzare la giovane democrazia uscita dalla rivoluzione dei gelsomini del 2011 e che ha prodotto, dopo aver spodestare Ben Ali recentemente deceduto in Arabia Saudita, una nuova e moderna Costituzione apprezzata dall’Unione europea che ha intensificato gli sforzi anche finanziari in favore della Tunisia. Governabilità e stabilità necessarie anche per fronteggiare adeguatamente il problema della migrazioni clandestine sulle quali, negli ultimi giorni, vi è stata un po’ di disattenzione da parte delle forze di polizia, forse perché impegnate massicciamente per la regolarità della campagna elettorale come ha detto la Ministra dell’Interno italiana Lamorgese, che ha provocato un aumento degli arrivi sulle nostre coste.

Abbastanza incerto si presenta anche l’appuntamento per il ballottaggio del 13 ottobre. Incerto e pieno di incognite derivate da una campagna elettorale indiscutibilmente condizionata dal fatto che uno dei due candidati si trova in carcere, Nabil Karoui, il “Berlusconi del Nord Africa”, proprietario della più importante tv privata e accusato di riciclaggio e evasione fiscale. Ma anche perché l’altro aspirante Kais Saied, dato per favorito, esponente di nessun partito, di fronte a programmi di forte attenzione sociale per le classi più deboli come il rinforzo e la gratuità dei servizi pubblici essenziali rappresenta anche una visione conservatrice della società come l’intensificazione della lotta agli omosessuali e in genere la poca attenzione ai diritti civili. Forse anche per questi motivi alcuni settori della società civile tunisina hanno deciso di non schierarsi e di votare scheda bianca.

Alessandro Perelli

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