martedì, 20 Ottobre, 2020

Il Garantismo di Rossanda

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IL GARANTISMO DI ROSSANA ROSSANDA E LE TORVE SENTENZE DI LUIGI MANCONI

A prima vista appare bello il ricordo che Luigi Manconi ha dedicato a Rossana Rossanda su ‘la Repubblica’ del 21 settembre 2020. Rammenta tra i meriti di Rossanda quello di aver evidenziato che le Brigate Rosse erano da ricondurre «nell’album di famiglia comunista»: scrisse esattamente che il loro «schema è veterocomunismo puro». Svelare quella “parentela ideologica” irritò notevolmente il PCI che preferiva definire “sedicenti” le BR.

Con la stessa schiettezza, Rossanda assume una posizione garantista «rifiutando – scrive Manconi – la mostrificazione dei terroristi e la loro assegnazione alle categorie della psicopatologia». I crimini delle BR fanno orrore, «ma l’individuo colpevole mai va identificato col suo reato». Manconi rileva in Rossanda e nella rivista “Antigone” – che per qualche tempo negli anni ’80 del Novecento promosse assieme a lui medesimo – «un’idea garantista del diritto» in eretica dissonanza col «populismo penale» spesso imperante nella sinistra, incuneando in essa «il seme del dubbio e della critica».

Letto e riletto questo articolo, ci prende un rincrescimento. Quello stesso Manconi che negli anni ’80 condivideva con Rossanda il rifiuto della criminalizzazione dei brigatisti e la loro assegnazione «alle categorie della psicopatologia», mostrò invece una inclemenza feroce verso i personaggi coinvolti nella Tangentopoli degli appena successivi anni ’90, ai quali non venivano per niente concesse le attenzioni garantiste sopramenzionate per i brigatisti. Meritano una rimeditazione profonda – perché invasero la mente e la pancia degli italiani, come Mattia Feltri narra in un libro doloroso “Novantatre. L’anno del Terrore di Mani pulite” – la parole disumane scagliate da Manconi contro Craxi in una intervista a ‘Il Messaggero’ del 2 luglio 1994: «C’è qualcosa di cupamente grottesco nell’immagine di quell’uomo anziano e malato. Anche la malattia non lo fa apparire più fragile, e con ciò meno sgradevole. Al contrario. La sua sembra proprio quella che, nei racconti per adolescenti, è l’infermità dei ‘cattivi’… la malattia completa crudelmente l’immagine di un uomo che – in una torva solitudine – cova i suoi rancori; quel sarcasmo così appesantito, quell’aggressività così affannosa, rivelano qualcosa di intimamente ‘sporco’». E conclude con sentenziosità chirurgica: «È una manifestazione patologica. Da sempre le psicosi hanno pesato sulla politica».

Quella “psicopatologia” criminalizzante che non veniva riservata ai terroristi, per Manconi era azzeccatissima per Craxi! Se Rossanda potesse rileggere – queste sì – “torve” sentenze di Manconi, si rivolterebbe nella tomba. Sì, perché il suo non dev’essere stato un garantismo a corrente alterna, condiscendente con persone più prossime e inclemente con gli avversari. O almeno così a noi piace intimamente pensare.

Nicola Zoller
membro della Direzione nazionale del Psi

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