giovedì, 14 Novembre, 2019

Il genocidio ucraino e quello armeno, I traffici “sporchi” del Pci, Il recupero della storia romana

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SFORBICIATE LIBRI. Si parla troppo poco dell’equiparazione del comunismo col nazismo dopo l’approvazione, a grande maggioranza, della mozione del parlamento europeo. Ora un libro ,uscito in questi giorni ,conferma ulteriormente lo scarso interesse dei regimi comunisti ( a cominciare da quello dell’Urss sino a quello attuale della Cina) per i diritti degli esseri umani . Il libro è della storica americana Anne Applebaum,”La grande carestia” (Mondadori); un saggio di oltre 400 pagine , che documenta tutte le fasi della politica di collettivizzazione agricola forzata promossa da Stalin e che costrinse milioni di contadini russi a consegnare allo Stato bestiame, attrezzature agricole e scorte alimentari. Fu quella l’inizio di una grande carestia che portò ,tra il 1931 e il 1933, alla morte di oltre 5 milioni di morti, quasi l’equivalente delle vittime della Shoah nei lager nazisti. Le vittime si contarono in prevalenza in Ucraina, una delle nazioni che facevano parte dell’Urss. Non a caso “The Times” definisce questo saggio-denuncia “un libro potente, implacabile, scioccante e avvincente, che conferma la meritata reputazione di Anne Applebaum quale grande storica dei crimini sovietici”. In Ucraina lo sterminio di massa si chiamò “Holodomor”e fu la conseguenza del criminale progetto di Stalin e dei suoi collaboratori che non tennero in alcun conto gli interessi degli agricoltori e della popolazione delle campagne. Si trattò, secondo la storica, di una sorta di reazione del regime comunista alle rivendicazioni di indipendenza dell’Ucraina, con la rinascita culturale e linguistica autonoma. Si tratta di una verità storica, occultata per decenni,e che fa capire i conflitti ucraini-russi, anche sanguinosi , dei nostri tempi.

A proposito di conflitti sanguinosi, chi non si ricorda il primo genocidio europeo del ‘900 ,quello degli armeni ? La vicenda viene ora raccontata in un nuovo libro, da Aldo Ferrari(insegna letteratura armena all’Università di Venezia),”L’Armenia perduta” ( Salerno editrice). Un libro che la nota scrittrice armena Antonia Arslan,che ne ha scritto la prefazione, ha apprezzato moltissimo ,scrivendo : “La scelta delle parole ,il tono austero,la riflessione partecipe, tutto concorre a fare di questo libro un’elegia di bellezza, di nostalgia e di rimpianto; ma anche una riflessione di alto profilo sul tema dello sterminio umano chiamato genocidio. Il popolo armeno fu vittima sacrificale iniziale; altri lo seguirono”. Il libro è un appassionato viaggio storico,artistico e letterario attraverso i luoghi perduti della millenaria civiltà armena: monasteri, monti, laghi, fortezze e città intere. Un’Armenia perduta che sopravvive,dopo appena un secolo, nella memoria degli eredi delle vittime del genocidio del 1915,per mano turca (quasi due milioni di morti e altrettanti uomini,donne e bambini costretti a fuggire dalla loro terra, con una diaspora che ha coinvolto il mondo intero, e che non viene ancora riconosciuta dalla Turchia.

Di ricerche storiche se ne promuovono (purtroppo) sempre meno, soprattutto quelle sul campo,con l’approfondita utilizzazione degli archivi(anche di quelli meno conosciuti e accessibili). Vi sono ancora però,per fortuna, studiosi seri e rigorosi,come Roberto Gremmo,che ha ora pubblicato “Il delitto Codecà” (ArabaFenice edizioni). Un libro rivelazione,che indaga su un vecchio delitto del 1952 a Torino (un sicario che ha ucciso un alto dirigente della Fiat,Eleuterio Codecà)ma che poi scopre che dietro questo delitto esisteva un grande traffico commerciale,che coinvolgeva il partito comunista con tutti i paesi dell’est (Urss,Ungheria,Romania,Jugoslavia,ecc.). Anche la Fiat ,che faceva grandi affari con i regimi comunisti, aveva qualche scheletro nell’armadio e quel delitto, quasi sicuramente era stato fatto su ordinazione. Le indagini giudiziarie non riuscirono però ad accertare le vere responsabilità,ma venne incolpato e processato un partigiano,su cui non furono trovate prove di colpevolezza su quel delitto, ma venne condannato per altri fatti di sangue avvenuti durante la Resistenza. Un libro di grande interesse, a cui forse la grande editoria dovrebbe essere interessata per far conoscere questi eventi (solo apparentemente) minori al grande pubblico dei lettori, che -sottolineiamo – si va riducendo sempre di più .
A proposito di “grande storia” segnaliamo un importante libro del professore Federico Santangelo (insegna storia antica alla Newcastle University),”Roma repubblicana- Una storia in quaranta vite” (Carocci editore). Cinque secoli di storia romana (tra la caduta di Tarquinio il Superbo,510 a.C. e la battaglia di Azio,31 a.C.) raccontati con competenza un linguaggio adatto agli studenti .L’autore propone questo lungo racconto attraverso una prospettiva originale, nella quale Roma compie la transizione da città-Stato a capitale di un impero mediterraneo. In questo lungo percorso vengono analizzate figure molto note e meno conosciute: da Lucrezia, a Livia,da Massinissa a Ponzio Telesino,da Livio Andronico a Varrone.

Quando si dice che è necessario studiare bene la storia del Novecento, sono assolutamente concorde, soprattutto se qualcuno pensa di concedere il voto ai sedicenni. Purtroppo però, nel nostro paese, si studia poco ( e male) la storia dei nostri avi dell’antica Roma. E chi leggerà questo saggio potrà capire meglio, anche molte cose dell’epoca moderna.

Aldo Forbice

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