mercoledì, 22 Maggio, 2019

Il Giallo Mondadori spegne novanta candeline

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Novanta anni fa, nel settembre 1929, appaiono in libreria i primi quattro volumi di una delle collane più prestigiose e longeve dell’editoria: Il Giallo Mondadori, la prima al mondo a essere interamente dedicata al romanzo poliziesco all’inglese, forse il genere più vitale e seguito della letteratura. In Italia ci sono già diversi editori che pubblicano i polizieschi, ma nessuno ha mai pensato a una collana esclusivamente dedicata a quel figlio di un dio minore che, col passare del tempo, si è preso la briga e di certo il gusto di contaminare anche generi più nobili e titolati.

La collana, che si intitola “«I Libri Gialli» Collezione di romanzi e racconti polizieschi e d’avventura”, ha una veste elegante e accurata perché si rivolge a un pubblico di lettori raffinato, intellettuale e colto. I primi quattro titoli sono “La strana morte del signor Benson” di S. S. Van Dine; “L’uomo dei due corpi” di Edgar Wallace; “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”(1886) capolavoro di Robert Luis Stevenson, con “Il club dei suicidi” e altri racconti; e “Il mistero delle due cugine” di Anna Katharine Green.

La collana prende il nome dalla copertina color giallo, con al centro un’illustrazione racchiusa dentro un esagono rosso che a partire dal numero 5, “La fine dei Greene” di S. S. Van Dine, viene sostituito da un più efficace cerchio rosso, quasi un grande oblò di sangue. Così, copertina gialla e cerchio rosso diventano un marchio di fabbrica che, pur con qualche ritocco grafico, è arrivato inalterato sino ai giorni nostri.

L’idea geniale è di un giovane Alberto Tedeschi, a quei tempi assistente di Gino Marchiori e futuro direttore del Giallo dal 1933 al 1979. Tedeschi propone per la copertina un colore giallo senape come quello degli yellowsbacks, i romanzi popolari ed economici pubblicati in Inghilterra dalla metà dell’Ottocento. Mentre il cerchio rosso è preso pari pari dall’illustrazione dell’edizione inglese dell’omonimo romanzo di Edgar Wallace. Facile presumere che sia sua anche l’idea di titolare la collana come “I Libri Gialli”, la prima declinazione di quella che sarà universalmente conosciuta, soprattutto a partire dal 1946, come Il Giallo Mondadori.

La collana ha un enorme successo e diventa un fenomeno di costume. Così, un nuovo significato della parola “giallo” entra nel lessico comune e nei vocabolari. L’impiego del termine “giallo” come sinonimo di “poliziesco”, infatti, è tipicamente italiano. E non indica solo le pubblicazioni Mondadori, ma tutte quelle opere che trattano di crimini e delitti, e delle relative indagini, qualunque sia il media usato per raccontarli. Inoltre, “giallo” verrà usato anche in caso di fatti clamorosi legati alla cronaca nera, mondana o politica.

In occasione dei 90 anni, Il Giallo Mondadori torna in libreria con una collana nuova di zecca, soprattutto nel formato e nella grafica di copertina, che alterna inediti di famosi giallisti italiani a ristampe di grandi autori.

Significativa la scelta di Andrea Camilleri con l’inedito “Km. 123”, un giallo senza Montalbano; affiancato da Fruttero & Lucentini con il celeberrimo “La donna della domenica”; Renato Olivieri con “Il caso Kodra”; Edgar Wallace con “I quattro giusti” e, ovviamente, S. S. Van Dine che, con “La strana morte del signor Benson”, chiude idealmente quel cerchio rosso sangue iniziato 90 anni fa, e proietta il Giallo verso l’invidiabile traguardo del secolo di vita.

Franco Forte, dal 2011, è direttore ed editor de Il Giallo Mondadori, e si occupa di Urania e Segretissimo, le altre due collane della Casa di Segrate dedicate alla narrativa di evasione. Ed è anche uno scrittore prolifico, sceneggiatore, giornalista e autore di fiction televisive come “Distretto di Polizia” e “R.I.S. – Delitti imperfetti”. Come scrittore spazia tra generi diversi, compresi anche quelli proposti dalle tre riviste che dirige. Lo abbiamo intervistato per indagare sulle nuove strade del Giallo.

Come definiresti oggi il mystery, il giallo? Come è cambiato rispetto al passato?
«La definizione di mystery e giallo direi che è la stessa di quando questo genere è nato in Italia: “libri che non vi faranno dormire”. In fondo eccolo il segreto di questa narrativa: la capacità di evocare emozioni forti, che tengono il lettore con il fiato sospeso e lo costringono ad arrivare alla fine cercando di tenere sotto controllo la tensione, l’ansia di capire, il divertimento di immaginare e anticipare le mosse degli eroi (investigatori, detective, poliziotti) in cui si immedesima, fino ad arrivare alla conclusione finale, spesso ben diversa da quella che aveva ipotizzato».

Come ha fatto a contaminare gli altri generi letterari?
«Grazie a queste qualità, il giallo si è pian piano fatto strada all’interno di quasi tutti gli altri generi, diventando pervasivo. Non c’è infatti storia d’amore, di fantascienza, western o di narrativa, che non abbia al suo interno qualche mistero, qualche elemento “giallo”, per rendere la lettura più divertente e incalzante. Alla fine, mi viene da dire che il giallo non è altro che una elaborata spezia capace di insaporire qualsiasi piatto».

Cosa hai provato quanto ti sei seduto sulla poltrona che fu di Alberto Tedeschi, di Oreste del Buono e di Maurizio Costanzo, senza dimenticare gli altri? Non so, orgoglio, timore, panico…?
«Be’, senz’altro ho provato una grande soddisfazione, soprattutto perché sono cresciuto a pane e Gialli Mondadori. Mio padre era un forte lettore di questa collana, e io ho cominciato a leggerli prendendo quelli che lui mi passava. Quindi quando sono arrivato a Segrate, la mia è stata una soddisfazione professionale ma anche personale».

Come hai reagito (e reagisci) agli inevitabili confronti con i direttori e le scelte del passato?
«In realtà da certi uomini che mi hanno preceduto posso solo prendere ispirazione e coraggio, per fare al meglio il mio lavoro e cercare di portare avanti questa collana anche nei tempi bui che viviamo oggi. Se una volta le edicole erano un fiorente canale di vendita per giornali, riviste e libri, oggi la situazione è drammaticamente cambiata, e dunque la nostra è una lotta per la sopravvivenza. Che comunque ci sta regalando grandi soddisfazioni, come le celebrazioni per i 90 anni del Giallo Mondadori stanno dimostrando».

Non solo ti occupi del Giallo, ma sei l’editor anche di Urania e di Segretissimo, due storiche pubblicazioni Mondadori dedicate alla fantascienza e allo spionaggio. Un ruolo privilegiato, sicuramente. Ti senti più il signore della narrativa d’evasione o il padre-padrone? E’ corretto usare ancora oggi il termine narrativa d’evasione?
«Partiamo dalla fine: ormai credo che tutta la narrativa sia “narrativa d’evasione”, perché consente al lettore di estraniarsi per qualche tempo dai suoi crucci quotidiani e sprofondare in qualche bella avventura nei panni dell’eroe di turno, che si tratti di un giallo, di un romanzo di fantascienza, di una spy story o di qualsiasi altro genere letterario. E il mio è certamente un ruolo privilegiato, visto che sono colui che sceglie quali romanzi portare in Italia (se dobbiamo tradurli) o quali autori del nostro Paese provare a lanciare sul mercato. Una grossa responsabilità, ma anche una soddisfazione, se i lettori ti premiano gradendo queste scelte e continuando a seguire le collane».

Essere uno scrittore aiuta nelle scelte editoriali? Cioè, come direttore soffri della sindrome del dottor Jekyll e Mister Hyde?
«No, non soffro di alcuna sindrome. Sono abbastanza abituato a gestire più ruoli contemporaneamente, e devo dire che essere anche scrittore (oltre che traduttore e sceneggiatore) è molto utile per capire nel profondo quanto gli autori che devo pubblicare sono in grado di sfruttare i meccanismi della narrativa per affascinare il pubblico. Ma senz’altro non ne approfitto per fare ingerenze, tutt’altro: ogni autore ha il suo stile, e io posso permettermi di giudicarli tecnicamente e per gusto personale, ma non certo di stabilire in quale direzione devono andare».

Quest’anno Il Giallo Mondadori, la più antica e longeva collana del mondo, festeggia i 90 anni di vita editoriale. Anche se abbiamo già visto qualcosa in libreria e in edicola, vuoi darci maggiori particolari? E, perché la scelta di aprire con Andrea Camilleri, per giunta senza Montalbano?
«Apriamo con Camilleri perché è un grande estimatore del Giallo Mondadori ed è stato l’autore che ha risposto con più velocità ed entusiasmo a questa “chiamata alle armi” diffusa fra tutti gli scrittori di gialli. La sua competenza in materia è vastissima, e mi fa molto piacere avere avuto la sua collaborazione per la scelta dei titoli “classici” da pubblicare accanto alle novità italiane. Se leggeremo i migliori libri di Van Dine, Ellery Queen, Wallace, la Christie e molti altri, sarà per merito di Camilleri, che ha vagliato con noi le opere di questi autori e ci ha dato il suo competentissimo parere per arrivare a fare le migliori scelte per il pubblico».

Dal dopoguerra il Giallo ha preferito l’edicola, anche se in libreria c’è sempre stato, magari all’interno di collane tipo gli Oscar o gli Omnibus, quasi mimetizzato. Adesso, il grande ritorno con la testata che gli è propria. Perché? E’ un’iniziativa solo per i 90 anni o contate di restarci?
«Contiamo di restarci, eccome! La suddivisione edicola o libreria è anacronistica, non rispecchia i tempi che viviamo. D’altra parte, non si poteva semplicemente (come già era stato fatto in passato) limitarsi a distribuire anche in libreria i volumi che escono in edicola, perché hanno un formato, un prezzo di copertina e un concept di collana che non si adatta agli scaffali delle librerie, dove la lotta per farsi notare ormai è all’ultimo sangue. Ecco allora l’idea di provare questa doppia distribuzione ma con prodotti studiati ciascuno per il proprio ambiente e, soprattutto, per il suo pubblico di riferimento».

Ci sono novità anche in edicola, se non sbaglio, come un restyling grafico e il ritorno di Carlo Jacono. Come mai?
«Per tutto il 2019 ho voluto dare un tocco vintage alla collana Giallo Classici, che ripropone ogni mese i più grandi autori del passato. Il recupero delle illustrazioni di Carlo Jacono, uno dei più grandi disegnatori su cui ha potuto fare affidamento Mondadori negli anni Sessanta e Settanta, è una sorta di “operazione nostalgia”, che unitamente a una grafica old style (seppure non troppo) e alla scelta di titoli adeguati a questa proposta, sta facendo divertire gli appassionati del giallo. Ma non credo potrà continuare, perché si tratta di un momento celebrativo e come tale dovrà restare legato all’evento dei 90 anni del Giallo Mondadori».

Tra le nuove iniziative di questi ultimi anni, c’è “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima collana al mondo dedicata agli apocrifi di Sherlock Holmes. che presenta i romanzi con le avventure dell’investigatore privato più famoso del mondo (assieme a Poirot, ovvio) scritti da nuovi autori fedeli seguaci del “canone”. Come è nata questa idea? E come hanno reagito i lettori?
«L’idea mi è venuta semplicemente scrutando fra i cataloghi delle principali case editrici anglosassoni, dove gli apocrifi di Sherlock Holmes sono in costante aumento. Dopo avere studiato il fenomeno, ed essermi reso conto che sotto questa passione inesauribile per il grande investigatore creato da Sir Arthur Conan Doyle brulicava un terreno fertile di novità, passione e nuovi talenti pronti a mettersi in gioco, ho deciso di provare a creare la prima collana periodica da edicola dedicata a questo personaggio. Siamo partiti un po’ in sordina, pensando che l’accoglienza sarebbe stata buona ma… alla fine siamo quasi stati presi in contropiede, perché il successo è stato enorme e mese dopo mese i volumi del Giallo Mondadori Sherlock hanno fatto registrare dati di vendita in costante crescita. Il che non può che farmi piacere».

L’anno prossimo sarà il centenario di Hercule Poirot. Forse è un po’ presto per avere particolari su come volete festeggiarlo. Posso almeno chiedere se Agatha Christie è sempre la Regina dei bestseller?
«Senza dubbio. Ma, cosa più importante, i suoi libri continuano a essere i più venduti ovunque escano: in edicola, in libreria e persino nel formato ebook. A dimostrazione che tutti, anche i lettori più giovani, sono intrigati dai suoi romanzi, dai suoi personaggi e dalle sue trame perfettamente congeniate».

Quindi i lettori del Giallo non sono solo attempati nostalgici, ma ci sono truppe fresche che fanno ben sperare? E che quota di mercato rappresentano gli ebook? Sono il futuro, o il libro di carta ha ancora una lunga vita davanti a sé?
«Io credo che gli ebook non stiano sottraendo copie alla carta, ma la affianchino. Il successo degli autori classici nel formato digitale dimostra solo che tanti giovani, più abituati a queste nuove tecnologie che ai volumi stampati, lo sfruttano per arrivare a conoscere quei grandi autori di cui hanno sentito parlare, ma che magari non hanno mai avuto la possibilità di leggere. Me ne accorgo con mio figlio, che ha 17 anni: se un libro glielo propongo fra quelli stampati della mia biblioteca personale, ho difficoltà a farglielo apprezzare; ma se glielo scarico su uno dei suoi dispositivi, come l’iPad o lo smartphone… allora ho più speranze che ci dia un’occhiata e poi finisca per leggerlo. È solo una questione di modalità di fruizione».

Tra gli autori di questi ultimi anni, chi sono quelli capaci di affiancare, e anche di rivaleggiare con i grandi del passato?
«Be’, se parliamo di autori italiani, direi che Camilleri è senz’altro fra questi. Così come Carofiglio, o tanti altri bravi autori che si stanno imponendo all’attenzione del pubblico. Fra gli internazionali devo dire che grandi autori ce ne sono molti, ma oggi non è facile riuscire a raggiungere le vette più alte di questo genere letterario, perché il confronto con i Poirot, i Maigret, gli Sherlock Holmes, i Perry Mason o gli altri personaggi immortali del giallo classico è quasi impossibile da sostenere, visto che ci riferiamo a delle vere e proprie icone letterarie».

In questi ultimi decenni il mistery all’italiana ha prodotto una marea di autori di grande bravura e successo. Quanto ha influito il premio Tedeschi in questo nuovo corso?
«Il Premio Tedeschi ha sfornato autori di grandissima qualità, da Loriano Macchiavelli a Carlo Lucarelli, da Danila Comastri Montanari a Nino Filastò e moltissimi altri. E continua ancora a formare “nuove leve”, di cui presto sentirete parlare ad alto livello, come per esempio Fabiano Massimi, Diego Lama, Alberto Odone, Andrea Franco e molti altri scrittori che passando da questo premio e dalla pubblicazione nel Giallo Mondadori da edicola sono poi arrivati ai piani più “alti” dell’editoria, come gli Oscar Mondadori e, a breve, gli Omnibus Mondadori».

Chiudiamo con un cenno alle prossime iniziative in cantiere per festeggiare i 90 anni. Cosa puoi raccontarci?
«Ormai tutto è stato messo in campo, sia in edicola sia in libreria. Parteciperemo poi a festival e rassegne, ci saranno esposizioni delle copertine dei Gialli, ma sinceramente ho difficoltà a mettere insieme un calendario di questi eventi, perché gli appuntamenti sono tanti e molto variegati.
Di certo, i festeggiamenti principali li facciamo ogni mese con le nostre uscite, che cercano di proporre ai lettori i migliori romanzi gialli a livello nazionale e internazionale. Seguiteci e non ve ne pentirete!».

Antonio Salvatore Sassu

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