domenica, 25 Ottobre, 2020

Il giallo su Volsinii (Bolsena); Gli insegnamenti di Filippo Turati

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SFORBICIATE LIBRI – Un giallo rimasto aperto da due secoli e forse più. Non è un tema da “chi lo ha visto”,ma da “chi lo ha trovato? ”. Non si tratta di vittime, di uccisioni, ma di un falso storico che si trasferisce, da generazione a generazione, sino ai giorni nostri. Al punto da suscitare non semplici polemiche ma “battaglie” tra storici, archeologi, giornalisti, direttori di musei, appassionati cultori di storia romana ed etrusca. Studiosi divisi e fortemente combattivi, come i guelfi e i ghibellini, come fanatici tifosi di calcio, come falchi della sinistra e della destra che si azzannano senza risparmio di cartucce. Per fortuna non vengono utilizzate armi da fuoco e neppure archi con frecce avvelenate o spade acuminate. Ma solo carta (libri,giornali, volantini),con contorno di grida e insulti che sembrano fendenti. Qual è la materia del contendere? Semplifichiamo al massimo, anche sulla scorta di un libro di quasi 400 pagine, ”Volsinii etrusca, nelle fonti greche e latine” di Roberto Massari, pubblicato da quattro piccole case editrici della Tuscia (Alto Lazio e Toscana). Sono Massari (Bolsena, Viterbo), Annulli (Grotte di Castro, Viterbo), Effigi (Arcidosso, Siena), Voci fuori scena (Viterbo).Un’operazione editoriale e culturale encomiabile che va apprezzata e lo capirete meglio dopo quello che scriverò. Roberto Massari ,oltre ad essere il titolare di una casa editrice,è anche scrittore, appassionato di storia etrusca da molti anni. Per la verità Massari nasce come scrittore politico (in passato anche militante di gruppi politici della sinistra),poi ha deciso di fare l’editore trasferendosi nell’Allto Lazio. Ora si è impegnato in questa ricerca ,ingaggiando una vera “guerra” (“per la verità storica”) contro coloro ,come l’ex direttore del Museo di Bolsena, Pietro Tamburini, e il successore, Paolo Binaco, che hanno scorrettamente eliminato dalla vendita, nella libreria del museo, il libro di Massari.

 

Per coloro che non conoscono questo “giallo”,lo riassumiamo brevemente. In passato vi sono stati storici, come il tedesco Muller e l’italiano Pallottino ,anche se solo in qualche opera ( e non in altre) e in determinate epoche (soprattutto durante il fascismo) hanno sostenuto che l’antica Velza- Volsinii fosse stata fondata sulle colline dell’attuale Bolsena ,dopo la distruzione della Orvieto etrusca da parte dei romani . Si tratta però di un falso storico, che è stato copiato ( ma anche smentito da numerosi storici,archeologi e scrittori, antichi e moderni). Ma i due direttori (l’ex e l’attuale) del museo di Bolsena hanno preferito scegliere una sola tesi,come fosse un dogma e per tutta la vita non hanno accettato altre opinioni e versioni diverse, anche di fronte alle continue scoperte archeologiche e nuove ricerche letterarie e storiche. Massari, attraverso una rigorosa ricerca su almeno un centinaio di testi di scrittori, storici e archeologi greci e latini (ma anche libri dall’800 ad oggi), è riuscito con un accurato lavoro ,a dimostrare ( o a confermare) che l’antica Volsinii esisteva già, come testimoniano anche ben sei chilometri di mura ciclopiche etrusche al VI-IV secolo sec.a.C (Pallotino),mentre i “filorvietani” sostengono che siano state costruitre nel III-II sec.a.C.,cioè nel periodo delle guerre puniche (“uno sproposito storiografico”) .Questo significa,come confermano gli studi riportati nel libro di Massari, che non vi è stata nessuna distruzione di Orvieto ,che la Velzna , capitale della Dodecapoli etrusca del centro Italia,era stata sempre sulle colline bolsenesi in vista del lago. Lo aveva scoperto, fra gli altri,anche un archeologo, Angelo Timperi,che ha lavorato per molti anni nell’area della Tuscia,scrivendo un libro che è stato boicottato proprio dallo stesso direttore del Museo di Bolsena. Massari è andato ancora più a fondo, citando ben 24 autori greci e latini che hanno parlato sempre di una sola Volsinii ,citando documenti epigrafici, archeologici, numismatici e storico- letterari. Massari ha commentato a questo proposito: ”Il mio libro dimostra con documenti chiarissimi che l’ubicazione orvietana dell’antica Velzna/Volsinii – pur essendo stata sostenuta da quasi l’intero gotha accademico dell’etruscologia- è fondata sul nulla teorico ( senza attestati epigrafici o archeologici, citazioni false o non verificate, silenzi sulle opere degli storici latini, rimandi reciproci da un autore all’altro) . Basti pensare a uno storico molto citato dai “filorvietani”,come K.O.Muller , nella versione falsificata e mai in quella originale. E così molti altri storici,di un elenco lunghissimo.

Di questo stimolante libro vanno ancora ricordate ancora due cose, che rappresentano altre significative scoperte. La prima riguarda “la rivolta servile”,di cui si è parlato molto nella letteratura storica etrusco-romana. Questa sommossa dei servi dei signori dell’Etruria si pensava fosse avvenuta nella città di Orvieto, dove – secondo alcuni storici – si sarebbe trovata l’antica Volsinii. Sappiamo invece,da quanto si è detto, che la città etrusca è sempre esistita sulle colline dell’attuale Bolsena.E’ proprio in questi luoghi che esplose la rivolta dei servitori contro i ricchi etruschi. Molti servi riuscirono a sposare ,con la violenza e stratagemmi anche le mogli e le figlie dei possidentiche vennero ridotti al rango di schiavi. I ricchi etruschi decisero,alla fine, di rivolgersi ai romani (inviando segretamente dei propri rappresentanti a Roma) per chiedere aiuto e assistenza. I romani, anche se consideravano gli etruschi dei nemici, temevano l’effetto contagio di quella rivolta e si affrettarono a inviare una legione a Volsinii per ristabilire la pace e l’ordine sociale, arrestando e uccidente buona parte dei servi “rivoluzionari”.
L’altra notizia riguarda Orvieto ,dove è accertata alla base della collina tufacea, l’esistenza del Fanum o Templum Voltumnae. L’area sacra apparteneva al territorio di Volsinii. E’ proprio in questo importante tempio religioso che si svolgevano gli incontri politici e importanti cerimonie religiose delle 12 città etrusche del centro Italia , dove avevano luogo anche le annuali feste e i pellegrinaggi di fedeli di tutte le altre città dell’Etruria. Ma i due “inquisitori” di Bolsena non sembra che si interessino molto a questi problemi. Sono rimasti fermi alle loro tesi,pensando forse ,in questa disputa,di favorire Orvieto,per ragioni campanilistiche e turistiche. O ,più semplicemente, non trovano il coraggio di chiedere scusa per aver sostenuto tesi aberranti e comunque non sostenute da adeguati supporti storici e scientifici.

Ci limitiamo ora a segnalare un libro molto importante : “Filippo Turati. Scritti e discorsi (1878-1932)”, edizioni Guanda, curato dalla Fondazione Matteotti, con introduzione e note di Antonio G.Casanova. Un libro questo tornato ad essere di straordinaria attualità, anche perché sempre più spesso si sente parlare che “il ritorno di Turati è nell’aria”. Nel linguaggio politico si ricorda infatti la concretezza dei problemi e del modo di affrontarli da parte del padre del socialismo italiano. Il carteggio Turati-Kuliscioff,i discorsi ai congressi socialisti e alla Camera, i testi sull’analisi e gli altri scritti confermano la lucidità del leader riformista che molti socialisti (e non solo) hanno cercato di imitare. Ma spesso lo hanno solo scimmiottato senza successo.

 

Aldo Forbice

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