martedì, 19 Novembre, 2019

IL GOVERNO FINISCE QUI

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La crisi di governo esistente da tempo nei fatti, finalmente è stata ufficializzata. Nei giorni passati la frattura tra M5S e Lega non è recuperabile. Per evitare nuove elezioni dagli esiti incerti, sembrerebbe avviarsi un dialogo tra M5S e PD. Tuttavia, liti e dialoghi finora sono avvenuti con un linguaggio e toni inadeguati rispetto alle problematiche sociali, economiche e politiche esistenti.
Matteo Salvini, all’improvviso, con abilità demagogica, sarebbe pronto a scendere in piazza per difendere gli italiani e la democrazia. Se dovesse concretizzarsi l’alleanza PD-M5S, il leader della Lega chiamerebbe a raccolta milioni di italiani per protestare. Da via Bellerio qualche importante dirigente del Carroccio ha detto: “A quelli del Pd e del Movimento 5 Stelle lanceranno le monetine. Sarà il popolo a cacciarli…”. Ma prima di alzare ancor di più i toni, Matteo Salvini ha aspettato di ascoltare il premier Giuseppe Conte.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha passato la giornata di lunedì a Palazzo Chigi per mettere a punto l’intervento tenuto oggi nell’aula del Senato.
Conte, nel suo intervento ha tracciato un bilancio del suo governo, a partire dal cosiddetto ‘contratto di governo’ e dai risultati raggiunti in poco più di un anno a Palazzo Chigi. Ma, come ha già iniziato a fare in questi giorni, si è tolto qualche “sassolino” dalle scarpe, parlando dei rapporti difficili con il vicepremier Matteo Salvini, culminati nella presentazione della mozione di sfiducia leghista nel giorno del suo compleanno. La linea del premier è che Salvini ha voluto la crisi per cercare di sfruttare il trend positivo dei sondaggi, ponendo fine così a quel ‘governo del cambiamento’ che stava lavorando nella giusta direzione. Poi dopo essere salito in cattedra ha annunciato la fine di questa esperienza di governo. Dopo il dibattito in aula al Senato, Conte si recherà dal Presidente della Repubblica per rassegnare le dimissioni.

Per il segretario del Psi, Enzo Maraio, “l’intervento del Presidente Conte è stato di grandissimo spessore a difesa dei ruoli e delle prerogative previste nella Costituzione. In vari passaggi non ha risparmiato attacchi all’ex alleato di governo ed ex vice premier, Matteo Salvini, che ci appaiono del tutto condivisibili ma molto tardivi. Nessuna autocritica, però”. “I socialisti – ha aggiunto Maraio – non modificano di un millimetro la loro posizione critica nei confronti di tutto l’esecutivo che ha governato il Paese in questo ultimo anno.
Crescita zero, infrastrutture bloccate, Sud dimenticato, lotta alla mafia ai minimi storici, precarizzazione del lavoro, scuola impoverita, pubblica amministrazione depauperata sono solo alcuni dei temi che ci hanno visti convintamente alla opposizione di tutto l’esecutivo gialloverde”. “L’azione di questo Governo lega-5 stelle finalmente si arresta qui”- attacca Maraio. Ora il Presidente Mattarella, figura di garanzia per l’Italia, verifichi la possibilità di una nuova maggioranza, non fondata su accordicchi ma su prospettive di ampio respiro, che avvii una nuova fase e risollevi le sorti del paese. In assenza – conclude Maraio – non c’è altra strada che quella del ritorno alle urne”.

Il Senatore socialista Riccardo Nencini (leggi l’intervento integrale al Senato) ha sottolineato come l’intervento del presidente Conte sia stato di “una durezza senza uguali. Mai, proprio mai, nella storia della Repubblica, il capo del governo aveva mai attaccato con tale virulenza il leader di un partito e suo vice presidente. Si è trattato di un autentico processo”. “Le dimissioni annunciate del prof. Conte aprono una nuova e diversa prospettiva che il Presidente della Repubblica saprà valutare. Quanto a noi, la strada maestra è evitare governicchi e puntare a un esecutivo di largo respiro che non si fondi su atti notarili ma su scelte politiche” ha aggiunto concluso Nencini.

Il premier Giuseppe Conte nel suo discorso al Senato ha detto: “L’azione di governo si arresta qui”.
Puntando il dito sulle parole di Matteo Salvini che hanno ‘innescato la crisi’ portando l’esecutivo alla fine del suo percorso. Conte ha accusato: “Se tu avessi mostrato cultura delle regole l’intera azione di governo ne avrebbe tratto giovamento. La cultura delle regole non si improvvisa ma è la qualità fondamentale per fare il ministro o il presidente del Consiglio”. L’accusa è stata chiara: “Di aver agito per interessi personali di partito, compromettendo con il suo partito l’interesse nazionale. Amici della Lega, per preparare e giustificare la scelta delle urne avete tentato di rappresentare maldestramente l’idea del governo del no, del non fare. Pur di battere questa falsa grancassa avete macchiato 14 mesi di intensa attività di governo”.
Mentre Giuseppe Conte parla in aula al Senato sulla crisi di governo e accusa Matteo Salvini di aver pensato solo ai suoi interessi personali, il leader della Lega scuote più volte il capo, in segno di disapprovazione, e alza gli occhi al cielo, prendendo appunti. Conte ha continuato, facendo riferimento alla “vicenda russa che oggi merita di essere chiarita per i riflessi sul piano internazionale”.
Nel suo intervento Conte ha fatto notare: “Per un ufficiale contraddittorio l’unica sede in cui confronto pubblico può svolgersi è il Parlamento. L’esperienza di questo governo è nata sulla base della trasparenza e del cambiamento e non posso permettere che questo passaggio istituzionale così rilevante possa consumarsi attraverso conciliaboli riservati, sui social o in dichiarazioni fatte per strada o in una piazza”.
Il premier ha contestato i tempi dell’apertura della crisi: “Perché ad agosto rappresenta un gesto di imprudenza istituzionale. La crisi in pieno agosto comporta, tra l’altro, il rischio di ritrovarci in esercizio provvisorio altamente probabile. I comportamenti del ministro dell’Interno rivelano scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale”.
Dalla Lega si sono levate contestazioni contro il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che nel suo discorso non risparmia critiche a Salvini, e a ogni critica applausi scroscianti del M5S. Gli applausi della Lega invece sono arrivati quando Conte dice che bisogna far votare i cittadini. Il Senato, oggi, si è trasformato in un teatro dove gli attori hanno ricevuto fischi ed applausi.
Con le dimissioni del Presidente del Consiglio, la crisi è passata direttamente nelle mani del presidente della Repubblica, che dovrà aprire le consultazioni con le forze politiche.
In Aula al Senato, Matteo Salvini ha ribadito la necessità di dare la parola agli elettori.
Ieri da Luigi Di Maio, durante l’assemblea congiunta dei parlamentari M5S, è stata ribadita la “Piena fiducia a Conte”. Per il capo politico penta stellato: “Il premier è un uomo di una rettitudine che non ho mai visto in nessuno e non merita di essere trattato come in questi giorni e neanche di essere accusato di trame segrete”. Per quanto riguarda il percorso in cui sfocerà la crisi, Di Maio si affida al Presidente della Repubblica e al percorso istituzionale che verrà delineato.
Intanto il Pd, scosso dal confronto interno tra i favorevoli e i contrari a un eventuale governo con il M5S, aspetta gli eventi. Per il segretario Nicola Zingaretti: “O nel corso delle consultazioni si verificano le condizioni per un governo forte e di rinnovamento anche nei contenuti o è meglio il voto”.
Matteo Renzi, ha preso la parola dopo il leader della Lega ricordando il fallimento del populismo e della politica di questo governo. L’ex capo del Pd ha manifestato preoccupazione sul rischio derivante dalla crisi per un aumento dell’IVA.
Emma Bonino, nel suo intervento in Aula, ha preso atto della correttezza delle dimissioni del Presidente del Consiglio, ma anche fatto notare che fino a ieri il governo ha dato ampia copertura al ministro degli Interni. Quindi, per la Bonino, questa scelta è arrivata in ritardo. Inoltre, per la leader radicale, rimettersi al Presidente della Repubblica è l’ammissione di chi sa di avere sbagliato e di non sapere come uscirne fuori.
Restano molti i dubbi sull’intesa giallo-rossa per un nuovo governo. Una parte del Movimento 5 stelle resta ‘fredda’ sulla prospettiva dell’asse con il Pd. Ieri però i vertici pentastellati con il vertice al quale hanno partecipato Di Maio, Grillo, Casaleggio, i capigruppo Patuanelli e D’Uva ed il presidente della Camera, Fico, hanno voluto lanciare un messaggio di compattezza. Con la Lega, il M5s ha chiuso ogni rapporto. Invece, in un governo con il Pd, potrebbero avere più spazio uomini dell’ala ortodossa del Movimento.
C’è preoccupazione anche nel Carroccio: “Basta farci insultare da Di Maio e Renzi, basta retromarcia”. Naturalmente la Lega non può tornare indietro e sembra essere guidata dal motto ‘o la va o la spacca’.
Divisioni pure nel Pd, anche se l’invito ad un patto di fine legislatura sia arrivato da Prodi e servirà a Nicola Zingaretti per dare copertura all’operazione, qualora dovesse partire il dialogo nella seconda fase della crisi.
C’è anche una spaccatura in Forza Italia. Molti azzurri sostengono: “Salvini viene a cercarci solo quando vuole”. In tanti in FI sono attratti dalla possibilità che questa legislatura prosegua e non è stato un caso che Salvini oggi abbia tirato in ballo anche il partito di Silvio Berlusconi.
Romano Prodi, in un fondo scritto per il Messaggero, ha avallato esplicitamente l’ipotesi di un accordo tra Pd e M5S (e verosimilmente anche con parte di FI), ma questo accordo dovrà essere di legislatura. Prodi ha osservato: “Bisogna partire dalle ragioni che hanno portato al declino del governo attuale e preparare le basi di una maggioranza costruita attorno a un progetto di lunga durata, sottoscritto in modo preciso da tutti i componenti della coalizione. È un compito difficilissimo ma non impossibile. È stato messo in atto in Germania. È chiaro che l’accordo deve prima di tutto fondarsi sul reinserimento dell’Italia come membro attivo dell’Unione europea. Deve essere un accordo duraturo: non per un tempo limitato ma nella prospettiva dell’intera legislatura. Perché questo sia credibile è innanzitutto necessario che contenga, in modo preciso e analitico, i provvedimenti e i numeri della prossima legge finanziaria. Non sarà certo facile trovare l’unità necessaria per definire questo programma fra partiti che si sono tra di loro azzuffati per l’intera durata del governo e che hanno perfino un diverso concetto del ruolo delle istituzioni nella vota del Paese”.
Adesso si apre l’iter istituzionale per la formazione di un nuovo governo. Il dilemma sarà sui contenuti e sulla fiducia del Parlamento o altrimenti ci saranno le elezioni con grandi incertezze sui risultati.
Platone soleva dire: “Ogni problema ha tre soluzioni: la mia soluzione, la tua soluzione e la soluzione giusta.”
Non è neanche da escludere la riuscita di un governo tecnico con il sostegno di Pd e M5S.

Salvatore Rondello

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