mercoledì, 23 Ottobre, 2019

Il governo istituzionale

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Visto che la Lega di Salvini, col suo 17 per cento, é l’unica forza politica che vuole andare al voto, ritengo legittimo costituzionalmente che la stragrande parte del Parlamento si interroghi sull’esistenza del percorso di strade che portino ad evitarlo. Il presidente della Repubblica, dopo il voto di sfiducia al governo Conte, ha il dovere di verificare la praticabilità di soluzioni alternative. Non mi convince neppure l’idea che qualsiasi altra maggioranza tradirebbe il voto degli elettori. La maggioranza Lega-Cinque stelle quando mai é stata sottoposta al consenso popolare? Aggiungo un’ulteriore considerazione. Se la nostra analisi portasse a ritenere una vittoria leghista un pericolo reale per la nostra democrazia allora non varrebbero neppure le elezioni. La maggioranza, sia pure certificata da un voto, non ha mai diritto di sopprimere la libera esistenza della minoranza. Anzi, in quest’ultimo caso diverrebbe legittimo anche l’uso della forza, come ha ammonito il nostro Rino Formica. E come ci ricordava cento e più anni fa il pacifico Camillo Prampolini.

Parto da quest’ultima considerazione che brucerebbe tutte le altre. Il salvinismo é il fascismo? Prefigura la formazione di un regime opprimente? Le minoranze non avrebbero più garanzie costituzionali? Io penso che su questo si stia compiendo un errore. Vedo tutti i pericoli di una democrazia illiberale, della quale parlano e non solo gli alleati di Salvini, Putin e Orban, benedetti dallo stesso Trump. Ma evocare lo spettro del fascismo mi sembra irrazionale e fuori dalla storia. Esiste un solo paese, non dico in Europa, ma anche nel mondo, dove é stato recentemente instaurato un regime simile? Vedo sistemi democratici parziali, ammalati, a rischio di tenuta popolare, conditi dal culto del capo che deve comandare in una sorta di presidenzialismo assoluto. Non vedo regimi fascisti, senza elezioni e a partito unico. E anche i sistemi autoritari che sopravvivono, la comunista Cina, sono stati costretti ad allentare molte rigidità.

Resta il fatto che la Lega, per la sua natura e i suoi progetti (dall’immigrazione, all’Europa, all’asse con Putin, ma anche alla flat tax), rappresenta un pericoloso avversario politico per tutti i democratici, i progressisti, i riformisti, i socialisti. E allora la domanda é. Qual’é la strategia migliore per frenare il suo crescente consenso popolare? Renzi, con un vero e proprio capovolgimento di posizione politica, ha proposto, nell’intervista al Corriere, la formazione di un governo istituzionale o costituzionale (se l’aggettivo ha un senso dovrebbe essere presieduto o dal presidente del Senato Casellati o dal presidente della Camera Fico), ma forse intende “di emergenza” o “tecnico”, che eviti le elezioni in autunno e si faccia carico della manovra economica, impedendo l’aumento dell’Iva, dando la possibilità di svolgere il referendum sul taglio del parlamentari e impedendo a Salvini di restare nello scranno di ministro degli Interni. Tralascio le solite malelingue che fanno risalire questa nuova posizione non tanto alla difesa del Paese e neppure a quella della Ditta, ma a quella del suo reparto privato. Capita in politica che le posizioni dei leader si capovolgano. Pensiamo ad Andreotti che fu, nel giro di tre anni, il presidente del centro-destra e dell’unità nazionale col Pci. Mi chiedo però se votare tra cinque-sei-sette mesi, con un governo che sarà costretto ad intestarsi una manovra economica “lacrime e sangue” e con la Lega che dall’opposizione reclamerà i suoi interventi inevasi (flat tax, sforamento del debito e chi più ne ha..) non costituisca un ulteriore contributo a rafforzare ulteriormente il già debordante Salvini.

Cosa diversa sarebbe un governo di almeno due anni, col compito di rilanciare gli investimenti, di detassare le imprese, di approvare una nuova legge elettorale interamente proporzionale. Si potrebbe forse, con un tempo medio-lungo, depotenziare, con buoni risultati alla mano e un’Europa che ci soccorre, il trend che appare inarrestabile del consenso a Salvini attraverso un’inversione di rotta sullo spread, un sensibile aumento del Pil, nuove opportunità di lavoro per i giovani. Ma Cinque stelle e Pd dovrebbero innanzitutto concordare politicamente sull’operazione al momento smentita categoricamente sia da Zingaretti (ma non era Renzi ad accusarlo di volere aprire ai Cinque stelle?) sia da Di Maio. E poi i due partiti (servirebbero pressoché al completo i parlamentari dell’uno e dell’altro) dovrebbero concordare su un programma o contratto che sia. Lo trovo alquanto problematico sul tema, ad esempio delle infrastrutture, visto che la crisi di governo si é aperta proprio dopo una convergenza opposta. E cioè quella della Lega e del Pd sulla necessità della Tav Torino-Lione, coi Cinque stelle che gridavano all’inciucio degli alleati col “partito di Bibbiano”.

Grillo ha lanciato un appello a “fermare i barbari”. E dunque pare che il patron dei Cinque stelle, che difficilmente resterà inascoltato, apra all’ipotesi Renzi. Personalmente ho sempre condiviso il giudizio renziano sui grillini, cioè che i barbari fossero, aggiungo un anche,  loro. Non ho cambiato idea. Il loro giudizio sulla democrazia, la loro organizzazione interna, il loro linguaggio usato sul Parlamento e i parlamentari, i ricorrenti no alle grandi opere in nome di un decrescita felice, per non parlare della loro assurda e pericolosa riforma Bonafé sulla giustizia, mi inducono a ritenere almeno complicato stendere un nuovo contratto che assicuri stabilità per due anni all’Italia. Tanto più che in questo Parlamento la forza dei Cinque stelle é il doppio di quella del Pd. Capisco che alla luce delle tendenze emerse dalle urne europee i nipotini di Grillo vedano le elezioni come fumo negli occhi e possano diventare disponibili a cercare nuove mediazioni. Ma un patto programmatico che si allunghi nel tempo tra queste due formazioni politiche e che porti reali benefici, non solo ai parlamentari, ma al Paese, mi pare inimmaginabile. Vedremo.

Vi aggiungo l’idea, a mio avviso nefasta, di una sinistra o centro-sinistra che ha talmente consapevolezza di perdere le elezioni che cerca in tutti i modi per evitarle. Una sinistra così dovrebbe allora capire quali sono stati i suoi errori, rinnovarsi profondamente, superare l’attuale configurazione politica (il Pd col 20% non può essere un partito adeguato a sommare sinistra storica e centro moderato). Niente di tutto questo. L’unica strategia nuova pare quella di perdere tempo e di tentare così di logorare l’avversario che rischia invece di rafforzarsi. Ci penserei bene per paura del lupo a mettermi in mano alla tigre, sia pure ferita. Una sinistra che si autosconfigge prima del voto é troppo debole per tentare di rinascere. Non vorrei che il tentativo di evitare di perdere queste elezioni portasse la sinistra italiana a perderle per molti anni ancora.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

1 commento

  1. Luca Pellegri on

    Caro Direttore,
    Apprezzo molto il tuo editoriale poichè esprime i miei stessi dubbii e, tutto sommato, uno schema simile per risolvere la situazione. C’è però un elemento, che hai citato, ma che non hai tirato alle estreme conseguenze e mi permetto di sottoportelo. E’ molto diverso perdere con il Rosatellum piuttosto che con un Proporzionale vero (possibilmente senza sbarramenti). Come ben sai, a regime vigente, con il 40% si prende tutto senza alcuna tutela per le minoranze; di fatto potrebbe eleggere anche il Presidente della Repubblica. Un proporzionale vero sarebbe un argine democratico robusto anche di fronte ad un gabinetto Salvini, poichè 40 significherebbe 40 e non 60 o 70 come ora.

    Fraternamente

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