domenica, 17 Gennaio, 2021

Il grande ritorno di Sophia Loren, regina di Netflix

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La diatriba tra grande e piccoli schermi (tv, smart, tablet e quant’altro) ha raggiunto il suo picco due anni fa quando Netflix è stata esclusa dal Festival di Cannes perché un film, soprattutto per gli esercenti francesi, deve essere prima distribuito nella sale cinematografiche e poi, molto poi, passare allo streaming.
Nel frattempo la comunicazione integrata non si è fermata, così come la moltiplicazione degli schermi: ognuno ha il suo (o i suoi) e lo usa per guardare di tutto e di più. Inoltre, con la seconda ondata della pandemia, a sale chiuse – e chissà quante non riapriranno mai più -, questa sembra una discussione di lana caprina. Basti pensare alle major hollywoodiane che hanno destinato allo streaming film di cui altrimenti non avrebbe saputo cosa farsene, per non parlare dell’effetto domino che avrebbe rischiato di fare saltare le produzioni dei prossimi anni.

Possiamo affermare che un film è un film al di là delle dimensioni dello schermo dove si sceglie di guardarlo? Pensiamo di sì, perché l’opera cinematografica mantiene le sue caratteristiche peculiari al di là della grandezza dello schermo. Soprattutto perché il modo di fare i film e di fruirli non cambia.
Se un film è un film, e una grande star resta una grande star, anche sui piccoli schermi, come ha dimostrato recentemente Sophia Loren, ritornata in pompa magna dopo undici anni di assenza dal grande schermo e sette dal piccolo. Le sue ultime apparizioni, infatti, risalgono al 2009 in “Nine” di Rob Marshall, e al 2013 quando ha interpretato “Voce umana”, tratto dall’omonima opera teatrale di Jean Cocteau, con regia del figlio Edoardo Ponti, un mediometraggio distribuito principalmente in dvd.
Proprio i giorni scorsi, l’ultima diva si è insediata anche sul trono di Netflix grazie a una performance che ha fatto spalancare gli occhi agli spettatori di tutto il mondo. Stiamo parlando de “La vita davanti a sé” (The Life Ahead), adattamento del romanzo omonimo di Romain Gary (1975), per la regia sempre di Edoardo Ponti, in streaming su Netflix dal 13 novembre scorso.
Il film, perché di un film si tratta, ha raccolto un successo immediato dagli Appennini alle Ande e, come segnalato da Deadline, sta dominando la classifica dei più visti su Netflix in 37 Paesi, in primis in Italia, ma possiamo anche citare Stati Uniti, Spagna, Romania, Portogallo, Polonia, Grecia, Francia, Messico, Colombia e Brasile. E tutto grazie al carisma della Loren, che a 86 anni sa ancora come imprigionare lo spettatore sin dal primo fotogramma. Una Loren davvero in stato di grazia, una interpretazione così superba che sono già in tanti a ipotizzare l’Oscar alla migliore attrice protagonista, anche se dovremo aspettare sino al 15 marzo dell’anno prossimo per le candidature ufficiali. Ma l’imperatrice regnante del cinema mondiale ai premi c’è abituata, in caso sarebbe il terzo, che andrebbe ad aggiungersi a quello vinto nel 1962 con “La ciociara” di Vittorio De Sica e a quello onorario del 1991.

 

“Notturno” di Gianfranco Rosi candidato all’Oscar per il miglior film straniero

Continuiamo a parlare di Oscar perché anche l’Academy, l’organizzazione che assegna i premi, ha dovuto adeguarsi alla nuova realtà nata dalla pandemia, cambiando le regole per le candidature e spostando al prossimo 25 aprile la data della 93esima cerimonia di consegna delle ambite statuette. Grazie al Covid è caduto un altro tabù e possono concorrere al più antico premio cinematografico del mondo anche quei film che non hanno avuto la possibilità di essere proiettati al cinema (perché chiusi a causa della pandemia), e che sono stati necessariamente distribuiti in streaming. Superando, di fatto, la barriera tra grande e piccoli schermi perché questa non sarà una scelta temporanea dato che, per l’anno prossimo, la Warner ha annunciato che, a partire da “Wonder Worman 1984” tutti i suoi film saranno distribuiti in tutte le sale aperte e, lo stesso giorno, su HBO Max. Anche se si tratta di una soluzione temporanea, è comunque un fatto senza precedenti che fa da apripista a realtà nuove, impensabili sino a qualche mese fa.  

Così, il 24 novembre scorso, la commissione di selezione istituita presso l’Anica ha annunciato che il candidato italiano per l’Oscar al miglior film in lingua straniera è “Notturno”, documentario diretto da Gianfranco Rosi e girato nelle zone calde di Siria, Libano e Iran, già presentato in concorso alla 77ª Mostra di Venezia.

In caso di vittoria, Rosi metterebbe a segno un eccezionale triplete perché ha già vinto il Leone d’oro a Venezia nel 2013 con “Sacro GRA”, primo film documentario ad aggiudicarselo, e l’Orso d’oro al Festiva di Berlino nel 2016 con “Fuocoammare”, candidato anche all’Oscar per il miglior documentario.

 

Piccolo e modesto ricordo di Daria Nicolodi

In chiusura, vogliamo ricordare Daria Nicolodi, donna di raffinata cultura, attrice di grande talento al cinema, in teatro e in televisione, sceneggiatrice di razza, cantante, artista, musa di Dario Argento, dark lady del cinema horror e mamma di Asia, più o meno in quest’ordine.
Daria Nicolodi (Firenze, 19 giugno 1950 – Roma, 26 novembre 2020) ha esordito al cinema nel 1970 in “Uomini contro” di Francesco Rosi, per proseguire con “Salomè” di Carmelo Bene (1972) e “La proprietà non è più un furto” di Elio Petri (1973), per poi arrivare al sodalizio con Dario Argento e a quel capolavoro che è “Profondo rosso” (1975).
Anche se la carriera come attrice della Nicolodi è stata poliedrica e densa di sfaccettature, la maggior parte dei cinefili di tutto il mondo la ricorda quasi esclusivamente per la sua interpretazione, straordinariamente efficace, della giornalista Gianna Brezzi in “Profondo rosso”, dove l’attrice fiorentina ha vestito i panni di un personaggio femminile assolutamente fuori dai canoni del cinema italiano di quei tempi, e forse anche di questi.

 

Antonio Salvatore Sassu

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