giovedì, 25 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

JOBS ACT E PROTESTE

0

Protesta-Fiom-Jobs-Act

Con 165 sì, 111 contrari e 2 astenuti il Jobs Act è stato approvato dal Senato. I  socialisti si sono espressi positivamente.  Questo nel giorno in cui a Milano arrivano Hollande e la Merkel per parlare di lavoro. A fare da contorno le proteste. A Milano quelle del corteo organizzato dalla Fiom e dai sindacati di base e a Roma con il fuoriprogramma del M5S che, sempre più a corto di idee, durante l’intervento del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, fa scoppiare il caos in Aula con conseguente sospensione della seduta. Una protesta, l’ennesima di un movimento che non ha più niente da dire e che non ha altro effetto che quello di ritardare di qualche ora l’approvazione del testo. Cosa avrebbe voluto dire Poletti nel suo intervento lo si è appreso solo successivamente: infatti nel suo testo depositato al Senato si legge che “sarà prevista la possibilità del reintegro per i licenziamenti discriminatori e per quelli ingiustificati di natura disciplinare particolarmente gravi, previa qualificazione specifica della fattispecie”.

“Al Senato – ha detto il presidente del consiglio Matteo Renzi – porteremo a casa il risultato oggi, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi: non molliamo di un centimetro e con tenacia raggiungeremo l’obiettivo. Credo che siamo a un punto in cui l’Italia ha il dovere di cambiare – ha proseguito Renzi – e quando si cambia c’è sempre qualche resistenza di troppo. Andiamo avanti con serenità, determinazione e tenacia – ha sottolineato – perché stiamo portando a casa tutti i risultati”.

Da Milano il segretario generale della Fiom Maurizio Landini che non ha fatto sconti: “Siamo pronti ad occupare le fabbriche. La precarietà – ha detto – non si combatte rendendo più facile il licenziamento ma con il tempo indeterminato e garantendo i diritti a tutti. Se Renzi pensa di fare il figo dandoci ottanta euro e se pensa che noi siamo i coglioni che accettano di firmare la riduzione, si sbaglia di grosso”. E poi rivolto ai ministri Ue ha detto che “è folle continuare ancora in questa direzione. Cambiate le politiche del lavoro perché ci sono 25 milioni di disoccupati. Se Renzi vuole davvero fare i conti con l’Europa non si limiti all’articolo 18 e ad avere lo 0,1% in più dall’Europa”.

Ripresi i lavori il Governo ha posto la questione di fiducia e subito dopo il presidente del Senato Piero Grasso ha convocato la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama per decidere l’organizzazione dei lavori. Intanto la minoranza Pd ha presentato un documento firmato da 27 senatori e 9 deputati, membri della Direzione Pd. “Alcuni dei nostri emendamenti – ha detto Maria Cecilia Guerra – sono stati accolti nel maxiemendamento del Governo, quindi sono stati fatti passi avanti, ma non basta: altri temi importanti sollevati e accolti anche nella direzione Pd non compaiono nel maxiemendamento”.

Allo stesso tempo il direttore esecutivo del Fmi, Andrea Montanino, presentando il country report sul nostro Paese si è lasciato andare in dichiarazioni non troppo rassicuranti: “L’Italia – ha detto – con le condizioni attuali, non è un Paese per cui si possa assicurare un futuro radioso, o quantomeno sereno. La crescita potenziale dell’Italia di fatto crolla per gli anni futuri, siamo inchiodati allo 0,5%. Mentre il capo missione per l’Italia del Fmi, Kenneth Kang, ha affermato che il piano di riforme dell’Italia “è audace e ambizioso, ma bisogna agire in fretta per implementarlo. Il debito pubblico è sostenibile ma il paese resta vulnerabile sui mercati. Per la crescita, bisogna ridurre le tasse sul lavoro, fare investimenti pubblici e rendere la revisione della spesa parte integrante del budget. La spesa pensionistica è troppo alta e un taglio della spesa pubblica deve passare per un taglio della spesa previdenziale”.

Il Fondo Monetario Internazionale ha anche affermato che “in Italia c’e’ bisogno di ampie riforme strutturali. In Italia è chiaro che la situazione è limitata da un debito elevato e dalle sfide da affrontare per la crescita: l’Italia non solo è cresciuta poco negli ultimi anni ma cresce poco da diverso tempo”. “La Commissione europea – ha sottolineato ancora il Fondo – dovrebbe valutare seriamente la possibilità di consentire, ad alcuni Paesi dell’Unione europea, di avere politiche di bilancio a supporto (dei costi) delle riforme strutturali, anche se questo implicasse sforare temporaneamente i parametri sui conti pubblici”. Lo ha affermato Vitor Gaspar, direttore dell’analisi sui conti pubblici del Fmi. “Rispettare il limite del 3% sul deficit-Pil è importante perché è un aspetto molto visibile delle regole Ue – ha detto – ma non è un limite assoluto”.

Contemporaneamente da Milano Renzi ha incassato le lodi dell’Europa. Prima di tutto quelle di Barroso, presidente della Commissione Ue, che si è congratulato per il Jobs Act definendolo “una riforma importante che può avere grande impatto sulla competitività dell’economia italiana”. Hollande ha insistito sulla necessità di spostare l’attenzione sulla crescita allentando la presa sulla austerity. ”La crescita e la creazione di posti di lavoro – ha detto – sono la priorità di tutti gli europei, siamo tutti coinvolti. Occorre – ha detto Hollande – insistere con il piano di investimenti europeo e regolare meglio il ritmo delle politiche di bilancio”. Addirittura entusiasta il commento di Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo: “Il governo italiano è fantastico, sta facendo il massimo per mobilitare gli investimenti e io sostengo il governo italiano in questo. I leader europei riuniti alla Conferenza di Milano devono trovare una strategia per il rilancio dell’occupazione, velocemente”, ha detto ancora il presidente del Parlamento Europeo. “Non può esserci alcun aggiustamento di bilancio se non si sostiene la crescita, e per sostenere la crescita occorre un piano di investimenti pubblici e privati. Spero che siano usati i 6 miliardi disponibili per il fondo dell’occupazione giovanile”.

Redazione Avanti!

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply