sabato, 28 Novembre, 2020

Il liberalsocialismo in Italia: sogno irrealizzato

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Esiste in Italia una forza liberal-socialista? E’ mai esistita compiutamente, al di là dell’esperienza incarnata dal partito d’Azione? Coniugare libertà ed uguaglianza, diritti liberali e diritti sociali per dirla con le parole di Norberto Bobbio, è operazione ancora possibile e attuale nei tempi che insistono? Il liberalsocialismo – o socialismo liberale – , quale tesi filosofica, quale prassi politica ed evoluzione delle nostre società, è fenomeno sociale e culturale riconducibile al solo nostro Paese o, in realtà, esistono esempi rintracciabili nella tradizione e nell’elaborazione teorica di altre nazioni europee? Nella costruzione delle cosiddette – e forse utopiche – “società giuste” finiscono con intrecciarsi, ancora una volta, in una sorta di alternanza scientifica, i concetti di liberalismo e socialismo: una relazione questa, riprendendo un’elaborazione teoretica di Guido Calogero, tra metodo e fine. Nell’epoca segnata dalla libertà compromesse, a causa di omologazione di vario coniò, e uguaglianze non sempre garantite, ci sarebbe uno spazio per programmi politici – e afflati culturali – riconducibili alle teorie liberali e socialiste. Ad una prassi in grado di ristabilire le giuste distanze, e differenze, tra destra e sinistra. Tra reazione e modernità. Tra conservazione e futuro. Garantendo al progressismo quella cultura riformista, quell’incedere gradualista e pragmatico che, per i fratelli Rosselli e la meglio gioventù socialdemocratica, consisteva nel saper coniugare i meriti con i bisogni. Tesi, quest’ultima, ripresa dal Psi nell’ambito della Conferenza programmatica di Rimini sul finire del secolo scorso. L’orizzonte che si staglia dinanzi a noi poggia su fondamenta economiche, tecnologiche e sanitarie estese ed incerte. Su consapevolezze nuove che la pandemia da Covid-19 ha reso meno granitiche ed arroganti. Gli straordinari cambiamenti del nostro tempo, oggi più che ieri, invocano cooperazione e dialogo. Prospettiva e profondità. Con gli isolazionismi – e superate, anche se vive più che mai, rivendicazioni sovraniste – a segnare il perimetro asfittico di un passato non arresosi del tutto ai verdetti dispensati dalla Storia. Spezzare i circuiti involutivi, organizzare il consenso su un’idea(le) di società giusta (una società aperta, seconda la definizione di Popper), dotare di approfondimento e studio l’agenda delle politiche pubbliche, può essere il programma elaborato da una sinistra liberale. Una sorta di rifondazione nella tradizione in grado di saldarsi con la modernità. Identità e prospettive, in questo scenario, con queste credenziali, possono segnare una stagione di Grandi Riforme. Quelle che Riccardo Lombardi chiamò, agli albori dei primi governi di centrosinistra nel nostro Paese, “le riforme di struttura” in grado di svecchiare l’arcaica società italiana. Perché si potesse dare nuovo smalto alle nostre istituzioni democratiche. Perché si possa impreziosire la convivenza civile. Globalizzazione, Individualismo (le nuove precarietà: quelle materiali e, nondimeno, quelle ascrivibili alle solitudini psicologiche della soggettività moderna), Sinistra e Destra (intese come coppia valoriale e identità politico-culturali contrapposte), Azione politica (il rapporto sempre più poroso tra azione politica e prassi democratica), Ecologismo (il tema troppo a lungo evaso, da parte del progressismo internazionale, del rapporto tra uomo e ambiente circostante). I neoliberisti vogliono restringere lo Stato; la sinistra di matrice comunista ha premuto per espanderlo. Per un liberalsocialista, invece, lo Stato va ricostruito. Pensato. Lo Stato è la risposta ai dilemmi della contemporaneità. In questa cornice, il problema posto dinanzi a noi non è più quello inerente ad avere più o meno governo. Riconoscere, semmai, che le funzioni del governo devono adattarsi alle nuove circostanze dell’età globale; e che le autorità, inclusa la legittimità dello Stato, deve essere rinnovata su una base attiva. E qui si torna al tema delle riforme, al salto in avanti da compiersi per non essere ricacciati all’indietro. Come possiamo democratizzare la democrazia? Coniugando Giustizia e Libertà. La missione di una vita intera per i fratelli Rosselli. L’imperativo categorico dal quale non dovrebbe mai derogare e allontanarsi un vero liberal-socialista.

Vincenzo Carriero

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