sabato, 19 Ottobre, 2019

Il Mediterraneo è il nostro confine con i disperati della terra

0

Migranti-MediterraneoQuale lezione trarre dall’ennesima tragedia del mare Mediterraneo? Spenta l’eco della commozione e del lutto nazionale decretato giustamente dal Governo italiano, esaurite le preghiere e le inutili polemiche politiche esplose mentre ancora sulla banchina di Lampedusa si contavano e si raccoglievano i cadaveri dei migranti africani annegati è necessario trarre delle conclusioni non sommarie di queste tragedie, moderne figlie della nuova condizione umana in questo secolo che illustra con tutta la sua dirompenza il carattere ancora diseguale della redistribuzione economica nel Mondo e segnala la fragilità estrema degli equilibri politici nel Nord Africa e nell’Africa sub-sahariana nonché la crescente preoccupazione che sta generando la desrtificazione e la siccità che sono anch’esse figlie di cambiamenti climatici sproporzionati, frutto dell’incuria e dell’egoismo delle potenze industriali e dei ritardi con i quali si affronta la questione ambientale divenuta vera e propria emergenza.

E’ vero che le leggi italiane e financo europee sui diritti dei migranti appaiono arretrate e inadeguate dinnanzi ai flussi crescenti di popolazioni che sfuggino da fame e miseria, nel nostro paese non esiste una legislazione adeguata sui cosiddetti “asilanti”, ed è paradossale che si continui, per ragioni politiche o ambientali,  a confondere l’immigrazione clandestina con questi veri e propri esodi.

Il problema dell’accoglienza e non del respingimento non può essere oggetto di questione politica e solo l’inasprimento di una legge che era gia ottusa nei suoi presupposti, la Bossi-Fini, ha determinato il corto circuito normativo per il quale siamo stati ampiamente criticati dal Consiglio d’Europa volendo considerare un  reato l’immigrazione. Ma la vera questione di cui l’immigrazione dei disperati è la logica conseguenza, riguarda semmai l’instabilità politica che si è venuta a determinare in seguito alle cosiddette rivoluzioni arabe.

Si è detto spesso che lo scambio tra l’Occidente e i paesi rivieraschi guidati da regimi autocratici stava proprio nella nostra indulgenza in cambio della sicurezza e del controllo delle coste, vero è tuttavia che il cambio di regime libico ha causato un tasso elevato di anarchia e di non-Governo che determina la vulnerabilità dei confini con ben sei stati per oltre   4000 km terrestri nonché 1700 km di  marittimi.

La fuga dalla guerra civile siriana e dalla nuova instabilità egiziana aggiungono alla massa dei disperati e diseredati dell’Africa quella dei rifugiati politici. Se ai confini giordani stazionano ormai centinaia di migliaia di siriani sfollati, se il Libano è invaso e se la Tunisia è stata terra di accoglienza di libici in fuga è inverosimile che i nostri confini europei e le nostre coste italiane non siano l’oggetto del desiderio di popolazioni assalite dal perenne dilemma se tentare la fortuna o rimanere prigioniere di milizie armate in una condizione di sfruttamento o di totale indigenza.

Politiche efficaci di accoglienza e di rispetto della Carta Internazionale dei diritti dell’uomo devono accompagnarsi ad un impegno più forte dell’Unione nel sostenere lo sforzo dei paesi più esposti, ma assieme è necessario promuovere una politica più assertiva nel determinare il nuovo equilibrio politico nella regione fondato sulla stabilità e sulla pace ed offrire una nuova e più concreta politica di cooperazione e solidarietà. Interventi di natura politica nel prevenire i conflitti anche interni ai paesi ed un’azione robusta per sostenere i Governi post-rivoluzionari per garantire pace interna ed anche controllo efficace del territorio.

Affinché il dibattito politico non si soffermi sull’azione di contrasto alle illegalità che determinano la tratta dei nuovi disperati, è necessario aggredire e tentare di dare una risposta preventiva per scongiurare i fenomeni che le determinano. Ma di questo il dibattito pubblico italiano non è sembrato volersene occupare, pensando che il Mare Mediterraneo sia una nostra frontiera mentre invece è il nostro legame in natura con i diseredati della terra.

Bobo Craxi

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply