mercoledì, 28 Ottobre, 2020

Il Mes, la paura del fantasma della troika e di Salvini

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Tutto in Italia pare paradossale. Un partito, il maggiore, di governo continua a rifiutare un prestito vantaggioso che proviene dall’Europa per paura di essere truffato, come alludono anche i due maggiori partiti di opposizione, uno dei quali, la Lega, si é opposta anche agli eurobond e sostiene la linea del più assoluto solipsismo. Ma le opposizioni non dovrebbero dettare la linea al governo. Sul prestito europeo, che viene definito quello del Mes, anche se in realtà si tratta di una nuova linea di credito collegata al Mes ma diversamente regolata, i Cinque stelle paiono oggi, ancor più di ieri, oppositori a oltranza. Non guardano alla condizionalità esistente, quella cioé di investire il prestito (che in sette anni risulta a tasso negativo dello 0,07) per le spese sanitarie, ma alle condizionalità precedenti, che prevedono verifiche sul debito pubblico e anche, come ë successo alla Grecia, ma nel 2009 il Mes non esisteva, ma non alla Spagna, al Portogallo, all’Irlanda e a Cipro che pure l’hanno utilizzato nella vecchia versione, l’arrivo della troika. Ne fanno una questione non di merito, ma nominativa. Per loro il vecchio proverbio latino “nomina sunt consequentia rerum” vale al contrario. E cioé “res sunt consequentia nomina”. La razionalità cede il posto alla lotta, religiosa, alle immagini come durante il tempo dell’iconoclastia. Siamo al più pernicioso degli atti di una tragedia che volge in commedia. Ma non é tutto. Adesso la lotta si sposta sulla legge elettorale (e ha investito anche altre questioni, dal decreto semplificazioni che ancora non si vede, soprattutto riferita alle clausole relative alla sostanziale cancellazione del reato di abuso d’ufficio e alla sospensione temporanea del codice degli appalti, fino alle alleanze alle regionali di settembre). Ma si apre un’altra questione, adesso, assai spinosa. Davvero, caro Zingaretti, si può approvare una nuova legge elettorale solo perché con quella attuale vincerebbe Salvini? A un socialista che non ha mai creduto al potere salvifico del maggioritario un ritorno al proporzionale puro, sia pure con sbarramento, non dovrebbe dispiacere. Ma la conversione improvvisa del Pd a quel proporzionale che sembrava fiele fino a ieri (ricordiamoci la vocazione maggioritaria di Veltroni) può essere motivata solo con la paura dei barbari del deserto buzzatiano? Davvero una legge elettorale può avere come premessa la sconfitta di qualcuno e non le sorti della nostra democrazia, il modo migliore di rappresentarla? D’altronde non sarebbe la prima volta. Il tema della riforma elettorale in Italia é sempre stato trattato così. La sinistra scelse il Mattarellum per rendere possibile un’alternativa fondata su un’alleanza tra le forze cosiddette progressiste, Berlusconi tornò al proporzionale con premio di maggioranza per evitare la vittoria di Prodi, il centro-sinistra volle un misto di proporzionale e di maggioritario per frenare i Cinque stelle, e ogni volta i promotori della legge votata per sconfiggere l’avversario hanno clamorosamente perso le elezioni. Una sorta di maledizione di Montezuma si produce contro i promotori della legge elettorale. Meditate gente, meditate.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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