sabato, 25 Maggio, 2019

“Il Mestiere di Vivere” nella canzone d’autore di Bassignano

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La canzone d’autore è viva e vegeta. Alla faccia dei download, di Itunes, di Spootify e altre diavolerie elettroniche, Ernesto Bassignano pubblica il suo nuovo album come si faceva una volta.
“Il Mestiere di Vivere” (Helikonia) è un lavoro nel senso proprio del termine. Un disco “lavorato”, dove la poesia emerge con la fatica del “mestiere”. Il nuovo album di Bassignano va contro le liturgie del mercato e dell’industria . E’ un disco registrato in pochi giorni. In modo lieve e essenziale. Pochi strumenti, per lo più acustici (fondamentale il supporto di giovani musicisti come Stefano Ciuffi e Edoardo Petretti. Chitarra, pianoforte, un basso, qualche leggero colpo di percussioni naturali e vintage…e la voce di Bax (come ormai tutti chiamano Ernesto). Nove canzoni. Nove poesie civili. Nove capitoli di una storia che è la nostra storia. La storia di una generazione che racconta la storia del nostro Paese. Un racconto di errori, ci disillusioni, di sconfitte, di scelte credute giuste e poi rivelatesi sbagliate… un racconto di un cantore che però non si arrende, e dalla propria analisi malinconica di un Paese di una società sull’orlo di un baratro si produce un sommesso ma potente grido civile. Come già fu vent’anni fa con l’album “La Luna e i Falò” e quaranta con “Moby Dick”, Bassignano rende omaggio al grande Cesare Pavese. Disseminate qua e là nel disco si nascondono citazioni e atmosfere dello scrittore che l’autore non ha mai fatto mistero di amare e di ritenerlo , forse, il suo maggior ispiratore.

Ernesto Bassignano rappresenta un po’ la storia della nostra canzone d’autore. Iniziando dal gruppo di Teatro Politico di Strada (con Gian Maria Volontè) fino al mitico Folkstudio (con Edoardo De Angelis, Francesco De Gregori, il compianto Giorgio Lo Cascio, Antonello Venditti). Artista dalle molteplici sfaccettature , ha alternato il mestiere di giornalista e di cantautore a quello di produttore discografico e talent scout. Da ricordare il suo primo album “Ma…” (con la meravigliosa “Veniamo da Lontano” riproposta poi in “Il Grande Bax” nel 2017) passando per “Bassingher”, “Vita che Torni” e il penultimo “Il Grande Bax” (che contiene “La Strada”) su musica di Umberto Bindi). E’ importante sottolineare la sua collaborazione con Umberto Bindi, artista che Bax ha sempre molto amato e a cui è stato molto vicino fino a scrivergli i testi per il suo ultimo album “Di Coraggio Non Si Muore” pubblicato nel 1990. Proprio a Bindi, nella scorsa primavera, Ernesto ha dedicato un omaggio-concerto a più voci.

Ritornando a “Il Mestiere di Vivere” e alle sue nove poesie civili ci preme sottolineare la prima canzone (scelta anche per il video) “Amiamoci di più”. Amiamoci di più scandisce con sapienza il cantore. Sintetizzando così il senso e l’urgenza di questo lavoro. Quasi un monito …ma sussurrato come un consiglio. Toccante (come tutte le altre songs) “Gli Occhi di Mio Figlio”, commovente riflessione, una lettera a una generazione di abbandonati da una società che li ha dotati di tecnologia ma non di cultura, di memoria storica e di una bussola…una autocritica ma, aggiungo, anche che una generazione ha il diritto e dovere di sapersi conquistare da sola il coraggio di battersi per un mondo migliore. Un brano, anche questo, lieve. Una chitarra e una voce. Brilla forte per la sua dolcezza “Quella Notte Che”, dedicata ai terremotati di Lazio Umbria, Marche …la resistenza di gente straordinaria che non molla i propri campanili, le proprie opere d’arte, che non ama le passerelle di ministri in divisa… E poi la chiusura con “Un Paese Vuol Dire”, anche qui un canto che invita all’unità e all’impegno in un’epoca che tende a dividere, a seminare odio e a offrire una immagine di una realtà totalmente manipolata. Un disco da ascoltare con attenzione. Come fosse un libro…possibilmente la sera….ma “Forza, è ora di rimboccarsi le maniche!” ci ammonisce il nostro, tra un verso e l’altro.
Ci siamo, Bax!

Massimo Ricciuti

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