lunedì, 1 Marzo, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Il mondo che vorremmo tra concretezza e utopia

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Il desiderio dell’uomo è sempre stato quello di sopravvivere a sé stesso con le gesta compiute durante la sua vita terrena. In questo articolo non ci perderemo nella parte che riguarda gli atti eroici, ma ci occuperemo delle grandi opere come le Piramidi egizie, tanto per capirci.
Tutto quello che oggi il mondo si ritrova è frutto di uomini che competevano con i propri simili del presente e del passato per superarli e realizzare ‘capolavori’ sempre più imponenti.
Gli esempi nel campo dell’arte e delle grandi costruzioni è infinito, così come sono moltissime le opere costruite dall’uomo che hanno lasciato traccia fino ai giorni nostri; immense risorse spese solo per testimoniare la propria grandezza. Questo, però, ha lasciato scivolare le briciole dei lauti pasti dai tavoli dei ricchi con cui si sono sfamati i servi, i quali, a loro volta, hanno creato nuove ricchezze.
Ovviamente, non ci riferiamo solo al passato perché soprattutto nella contemporaneità architetti e ingegneri si sono rincorsi nella gara della notorietà per costruire edifici, ponti e intere città. Il recente ‘bosco verticale’, e i grattacieli sorti nell’adiacente Piazza Gae Aulenti a Milano, ne sono testimoni.
L’uomo sopravvive al suo benessere materiale solo se ciclicamente distrugge tutto per ricostruire tutto. La Guerra.
Ebbene, diciamolo senza ipocrisie, l’economia del mondo gira con la Guerra; dopo l’ultima, che ha lasciato sul campo decine di milioni di morti con la distruzione, pressoché totale, del Vecchio Continente e di gran parte dei Paesi asiatici, gli oligarchi hanno promosso negli anni successivi la classe media e il benessere diffuso più sfrenato.
Per mantenere gli investimenti e il conseguente stile di vita, in Oriente e in Occidente, sono state inventati di sana pianta conflitti locali, anche pesantissimi come quelli mediorientali, l’Iraq di Saddam vi dice qualcosa?! Solo che non sono stati sufficienti: troppo poco per una terra che cresce a livello demografico con ritmi forsennati.
Abbiamo anche tentato con le pandemie, ma erano, e sono, settoriali: fanno crescere solo una parte dell’economia del pianeta, contribuendo in maniera parziale, e quindi insufficiente, alle esigenze di crescita del mondo ‘oggi’ globalizzato. Domani non lo sappiamo!
Una terza Guerra mondiale, in soli vent’anni, permetterebbe alla società di fare un balzo in avanti con quel benessere collettivo pari, se non superiore, a quello del precedente conflitto. Conflitto dove è stata inaugurata con effetti apocalittici, prima e ultima volta, la bomba nucleare sulla popolazione civile. Per archiviare definitivamente questo rischio ci chiediamo se non sia giunto davvero il tempo di intraprendere la via del riformismo e di una conseguente, e più dignitosa, distribuzione sociale: un tetto, un pasto al giorno, un lavoro con lo sguardo rivolto alla sostenibilità ambientale e la ‘libertà’ vi sembra utopistico?
Certo, solo pensarla una Guerra planetaria è da cinici, ma andando avanti così nel mondo avremo una decina di padroni e miliardi di servi a cui non verranno concesse nemmeno le briciole cadute dalle dieci tavole imbandite a cui accennavamo: purtroppo, non sono solo dieci, rispetto alle migliaia dei secoli precedenti dove ogni piccolo reame aveva un re!
La situazione è certamente complessa, e semmai qualcuno avesse pensato che il Covid-19 avrebbe dato una scossa all’economia ha clamorosamente sbagliato, perché i vaccini saranno pochi e quei pochi, a parte i re, verranno messi all’asta nelle lotterie “gratta e vivi”, altro che “gratta e vinci”!.
Presto tutti i nodi verranno al pettine e assalteremo di nuovo la Bastiglia, nel senso metaforico perché oggi i cittadini del mondo sfiorano i sette miliardi, motivo sufficiente per capire che quando arriveremo a dieci, se questo succederà a breve, come succederà, non avremo più nemmeno l’acqua dolce per tutti.
No, con le pandemie non andiamo da nessuna parte: temiamo che per venire a capo del problema questa volta ci vorrà uno scontro titanico tra Continenti. Fantascienza? Può darsi, ma la fantasia, per quanto sfrenata, non è mai riuscita a cogliere la realtà.

 

Angelo Santoro e Enrico Buemi

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