sabato, 24 Ottobre, 2020

Il mondo dopo il coronavirus tra incertezza e speranza

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Dopo un mese e mezzo trascorso in Italia, in una quarantena che sta diventando una ‘sessantena’, con il diffondersi della pandemia in tutto il mondo, nel tentativo di salvare vite umane, si è creata la più grave crisi economica degli ultimi cento anni, superiore al grande crollo del 1929. Allora la crisi affondava le sue radici nella prima guerra mondiale e portò il mondo alla seconda guerra mondiale. Quelle due grandi tragedie del secolo scorso segnarono l’umanità e lo scenario politico internazionale. Da allora, negli ultimi settanta anni sono cambiate molte cose. Dal mondo diviso in due blocchi dominato dalla guerra fredda e dal terrore di una guerra nucleare che potesse distruggere il mondo, si è passati, dopo il crollo del muro di Berlino, alla globalizzazione.

Un’economia non più governata dalle politiche nazionali, ma rispondente agli interessi delle multinazionali e soprattutto delle grandi multinazionali che dettano le scelte politiche padroneggiando sui destini del mondo e dell’umanità. La globalizzazione, basata sulle logiche economiche del neoliberismo, ha generato una guerra economica e finanziaria senza quartiere. Sono emerse nuove potenze mondiali. La Cina ha raggiunto una dimensione di primaria importanza mettendo in atto una strategia dominante, puntando sulla ‘new economy’ e sulle comunicazioni. Prima ancora che arrivasse la pandemia, si stava già cercando di trovare nuovi equilibri geopolitici per gli interessi del capitalismo. La pandemia del coronavirus molto probabilmente sta accelerando la definizione di un nuovo ordine mondiale.

Parag Khanna, uno dei maggiori esperti mondiali di geopolitica, già consulente di Obama, secondo quanto ha diffuso l’Adnkronos, ha sostenuto: “E’ veramente vergognoso e deludente il modo in cui l’Unione europea si è comportata nei confronti di Italia e Spagna in questa emergenza. Ma è già avvenuto nella precedente crisi finanziaria 10 anni fa, durante la quale non è stata di sostegno. Nonostante l’Unione europea abbia un ruolo molto importante ai fini di un regionalismo sovranazionale, non assolve alla sua funzione. Credo che l’unione monetaria avrebbe dovuto essere seguita da un’unione fiscale, ma ciò sfortunatamente non è accaduto. Mi auguro che l’Ue impari dalla crisi e punti a un sistema di debito socializzato organizzato per Stati ed imprese. Nel frattempo l’Italia dovrebbe investire sulle privatizzazioni; raccolta di capitali; prestiti. Un’Italexit sarebbe invece una pessima idea: il governo italiano e la vostra economia non sono abbastanza forti per attrarre finanziamenti, nel caso di uscita dall’euro-zona”.

Sull’emergenza del coronavirus, Khanna ha detto: “La conseguenza della pandemia da coronavirus è la disintegrazione del contratto sociale in alcuni Paesi. In Europa, la Germania, che ha stabilità, non corre rischi. L’Italia dovrà rinforzarlo, per non assistere al suo annientamento. Credo soprattutto che ci sia la possibilità di scegliere: dedicando risorse effettivamente e più che in passato. Perché crisi come quella attuale, dovrebbero mirare alla salvaguardia dei più vulnerabili e alla costruzione di società più eque. La sfida e prima priorità dei leader oggi deve essere il sostegno della popolazione. Il grado di vulnerabilità dei popoli è altissimo. Il 60-70% delle società è finanziariamente distrutto, rovinato, insicuro. I governi devono tempestivamente identificare politiche fiscali, sociali, migratorie, dell’occupazione a sostegno dell’emergenza”.
Sulla politica di Trump nell’emergenza da coronavirus, l’esperto di geopolitica ha detto: “L’amministrazione Trump ha dimostrato ancora in questa situazione la propria incompetenza. Moltissime vite avrebbero potuto essere salvate se l’emergenza fosse stata gestita diversamente. Dobbiamo aspettare e vedere. Ma prevedo che il popolo americano giudicherà il presidente Usa molto duramente. La pandemia ha rinforzato i sospetti e il giudizio sul governo cinese: opaco, autoritario, che non agisce nell’interesse pubblico. Ma allo stesso tempo è chiaramente emersa nell’imposizione della quarantena la capacità di Pechino di attuare controllo pubblico e forti azioni collettive”.

Quasi tutti ormai si chiedono quale sarà il futuro del mondo dopo il coronavirus. Secondo l’analista Parag Khanna: “La pandemia da coronavirus cambierà l’ordine mondiale e sancirà il trionfo di un processo di regionalizzazione sovranazionale tra Paesi del nord America, Europa, Asia. Un processo in corso già da tempo che si radicherà adesso nella cooperazione regionale tra stati vicini. L’economia è il fondamento della geopolitica e questo sarà il risultato dell’emergenza Covid 19. L’ordine mondiale è in continuo mutamento. Cambia nei termini di quali nazioni hanno il potere militare, economico politico, diplomatico, strategico; nei termini di come esercitano la loro influenza; su quali istituzioni; in quali relazioni bilaterali. Abbiamo assistito al collasso dell’Unione sovietica; agli attacchi terroristici dell’11 settembre; alla guerra in Iraq; alla crisi finanziaria del 2008; alle guerre commerciali; alle sfide della ‘via della seta’ e adesso ad una pandemia da virus”.
Il consulente di Obama, autore de ‘I tre imperi’ e ‘Come si governa il mondo’, ha spiegato: “Nell’emergenza internazionale in corso, alcuni aspetti sono identici rispetto a prima. Ad esempio i sospetti nei confronti della Cina o la scarsa fiducia verso gli Usa, sprovvisti di un governo competente. Ma l’ordine mondiale si è modificato perché le nazioni si sono indebolite economicamente e non possono più estendere le loro priorità, i loro interessi strategici e diplomatici all’estero. Lo abbiamo visto con il contagio dei militari americani; con la Cina che nel dare sostegno medico ai Paesi che lo richiedono, si è proposta per una ‘diplomazia della salute’, che potremmo anche definire una ‘via della seta sanitaria’”.

A pasqua, Papa Francesco ha rivolto al mondo un avvertimento che sarebbe riduttivo considerarlo un appello alla semplice solidarietà. Il tempo degli inviti alla buona volontà è finito dall’inizio della pandemia di coronavirus. Ora la situazione esige chiarezza e vie maestre per uscire dal deserto.
Per Sua Santità, Bruxelles sta rischiando di mettere in moto un meccanismo devastante e autodistruttivo.
Da diverso tempo, Papa Bergoglio sta ripetendo in ogni occasione: “Alla fine, di questo grande sogno di pace e fratellanza tra popoli, rischia di non restare altro se non un ritorno al tremendo passato, al 1934. Orde di politicanti di basso livello sono pronte a profittare dell’egoismo europeo. Già parlano come Hitler e i populisti degli anni ’30. L’Europa smetta di essere piccola ed egoista, perchè la prima vittima dell’egoismo, dopo i poveri della Terra, sarà lei”.
Nel suo discorso, il Papa ha rivolto l’invito ai politici ad essere all’altezza della situazione. Papa Francesco ha detto: “Si preparano tempi duri in cui la gente sarà senza lavoro, spossessata di quello che aveva e non solo degli affetti. Incoraggio quanti hanno responsabilità politiche ad adoperarsi attivamente in favore del bene comune dei cittadini, fornendo i mezzi e gli strumenti necessari per consentire a tutti di condurre una vita dignitosa e favorire, quando le circostanze lo permetteranno, la ripresa delle consuete attività quotidiane”.

Il tono di Sua Santità è stato morbido ma con parole chiare: “Questo non è il tempo dell’indifferenza, perché tutto il mondo sta soffrendo e deve ritrovarsi unito nell’affrontare la pandemia. Allora si tolgano le sanzioni a chi deve lottare su più fronti (il riferimento è apertamente all’Iran, da dove alcuni ayatollah hanno chiesto apertamente la mediazione vaticana per risolvere la faccenda), si operi per la pace in tutto il Medioriente, a cominciare dalla soluzione del conflitto arabo-israeliano. Si agisca in Yemen, in Siria, in Libano, Mozambico. Si sostenga il popolo del Venezuela. Ma soprattutto questa incartapecorita Europa, che mostra tutti i suoi 75 anni ed i duemila che ci sono dietro, ritrovi lo spirito di gioventù e ricordi che, prima dei bilanci usati come scusa, vengono le speranze, gli entusiasmi, la solidarietà. La vita. La Politica. Non è questo il tempo degli egoismi, perché la sfida che stiamo affrontando ci accomuna tutti e non fa differenza di persone, è il preambolo del ragionamento. Tra le tante aree del mondo colpite dal coronavirus, rivolgo uno speciale pensiero all’Europa. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, questo amato continente è potuto risorgere grazie a un concreto spirito di solidarietà che gli ha consentito di superare le rivalità del passato. È quanto mai urgente, soprattutto nelle circostanze odierne, che tali rivalità non riprendano vigore, ma che tutti si riconoscano parte di un’unica famiglia e si sostengano a vicenda. Oggi l’Unione Europea ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero”.

Oggi, a maggior ragione, il Papa insiste: “Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarietà, anche ricorrendo a soluzioni innovative. L’alternativa è solo l’egoismo degli interessi particolari e la tentazione di un ritorno al passato, con il rischio di mettere a dura prova la convivenza pacifica e lo sviluppo delle prossime generazioni. Si rischia l’addio alla convivenza”.
Papa Bergoglio ha incalzato: “Non è il momento delle divisioni, degli egoismi. Indifferenza, egoismo, divisione, dimenticanza non sono davvero le parole che vogliamo sentire in questo tempo. Esse sembrano prevalere quando in noi vincono la paura e la morte. L’apocalisse non si rivela per forza con un rombar di tuoni”.
Dunque, la pandemia del coronavirus, molto probabilmente cambierà gli assetti futuri della geopolitica. Però, si stanno delineando due diverse posizioni sul futuro del mondo.
La prima posizione vorrebbe un ordine mondiale con al centro il soddisfacimento dei bisogni e delle problematiche esistenziali dell’umanità. Una posizione sostenuta storicamente dall’ideologia socialista, ma che oggi è richiesta anche dalla Chiesa Cattolica.
La seconda posizione è quella che pone al centro gli interessi economici che muovono gli accordi internazionali della geopolitica, gli stessi di quel capitalismo che ha determinato la situazione attuale e che oggi, sulla spinta della pandemia, sta accelerando verso nuovi equilibri, senza mettere in discussione le tradizionali logiche economiche dominanti fatti di cinico egoismo, tende a modificare soltanto i confini egemonici sulla carta geografica del planisfero.

Salvatore Rondello

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