mercoledì, 28 Ottobre, 2020

Il Montenegro in mezzo allo scacchiere dell’Europa dell’Est

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La partita per Milo Djukanovic, inossidabile Presidente del Montenegro, si fa sempre piu’ dura e insidiosa. L’ultimo fine settimana ha visto letteralmente esplodere la protesta contro la legge recentemente approvata dal Parlamento di Podgorica che permette la nazionalizzazione di buona parte dei beni immobili ecclesiastici. Migliaia di persone si sono ritrovate nelle vie della capitale per urlare slogan contro Djukanovic e il Governo rei di voler colpire le libertà religiose. A questi manifestanti non hanno potuto aggiungersi quelli provenienti dalla Repubblica Sepska di Bosnia e dalla Serbia bloccati alla frontiera e ai quali è stato vietato l’ingresso. Si sono addirittura diffuse la voci di un Djukanovic, preoccupato di un eventuale colpo di stato, riparato in qualche località segreta in attesa degli sviluppi. Anche se parte dell’oppodizione pensa che queste siano tutte voci messe in giro ad arte dello stesso Presidente per alzare il livello dello scontro. Non sarebbe la prima volta che Milo Djukanovic, con abilità da consumato giocatore ma anche di uomo dotato di cultura politica, mescola le carte. Dirigente comunista nell’ex Jugoslavia di Tito, si è trasformato in socialdemocratico dopo la fine della Jugoslavia, per poi farsi paladino dell’indipendenza del Montenegro, attuare una delle legislazioni più liberali degli Stati balcanici e ultimamente farsi fautore dell’adesione all’Unione Europea, riconoscere il Kosovo, entrare nella Nato. Nel frattempo ha portato avanti la vendita delle principali realtà produttive del Montenegro compresi insediamenti turistici sulla costa tanto che le opposizioni hanno oggi malignato che la legge che nazionalizza buona pare dei beni ecclesiastici sia stata fatta per riportare qualche proprietà immobiliare allo Stato montenegrino letteralmente svuotato negli ultimi anni dallo stesso Djukanovic. L’impressione è che il Presidente montenegrino, giochi oggi la battaglia fondamentale per la sua sopravvivenza politica. È vero che da una parte di trova ad affrontare le massicce proteste religiose appoggiate apertamente dalla Serbia e nascostamente dalla Russia, ma dall’altra può contare sulla solidarietà sostanziale degli Usa che, attraverso la Nato, hanno piazzato importanti basi militari logistiche nello strategico territorio dello Stato balcanico. Bisognerà vedere se il popolo montenegrino continuerà a considerare Djukanovic l’artefice della indipendenza e della modernizzazione del Paese. O se lo considererà personaggio politico pronto a sposare qualsiasi battaglia che gli permetta di conservare il potere.

Alessandro Perelli

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