martedì, 20 Ottobre, 2020

Il Movimento si fa Partito. Di Battista guida la scissione

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Il Movimento cinquestelle doveva essere diverso da tutta la partitocrazia imperante e invece da quando è entrato in Parlamento ne sta assorbendo man mano ogni vizio, incluso quello delle scissioni.
In queste ore in cui il capo politico del Movimento e Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è impegnato nei festeggiamenti per il risultato del referendum che si era intestato arriva l’altro ‘colonnello’ pentastellato a riportare il Movimento con i piedi per terra e a rovinare la festa.
Alessandro Di Battista ricorda infatti che anche se il popolo italiano ha votato sì, non ha optato comunque per i candidati cinquestelle, torna così l’antica sfida tra i due leader cinquestelle della primissima ora.
Di Battista non fa il nome di Di Maio, ma lo evoca tra coloro che “di fronte a questa debacle” parla di alleanze: “Non è questo il tema, il tema è l’innegabile crisi identitaria del M5s, un sogno cui hanno creduto in tanti ma in cui oggi non credono più, facendo mancare le ragione per votare i 5s”. Per Di Battista il risultato del referendum “viene dal sì di tante persone che magari non apprezzano il movimento, che lo detestano” mossi a quel voto dalla fame di “giustizia sociale, di risparmio, di riforme”.
Alessandro Di Battista inoltre non è per un’alleanza con il Pd. E non è solo. Con lui c’è, per esempio, Beatrice Lezzi che dice: “Bisogna ammetterlo: è stato un disastro. Abbiamo perso ovunque. E tanto. Il 70% che ha votato sì al referendum non ha votato per noi”.
Anche il presidente della Camera concorda sul disastro elettorale e chiede un Congresso per un confronto.
“Non vorrei che si facesse l’errore di collegare una crisi del M5s alla sconfitta delle elezioni regionali perché la ricerca, possiamo dire la crisi di identità, non nasce con la sconfitta a queste elezioni regionali, va avanti da molto tempo”, dice Fico che aggiunge “gli Stati Generali del M5s non siano una giornata spot, servono stati generali permanenti”.
E anche se ha invitato a non fare ‘guerre di bande’, in realtà lo strappo si è consumato ormai da tempo.
Di Maio continua a proporsi come leader di fatto, intestandosi la vittoria, denunciando gli errori di altri, appoggiato in tutto e per tutto dagli altri ‘colonnelli’ come la Taverna e anche dalla ‘stampa di partito’, come Travaglio. Pochi giorni fa infatti il diverbio tra il direttore de Il Fatto e Di Battista, che non a caso era diventato uno dei suoi neocollaboratori al giornale.
A pagarne le spese però è Vito Crimi, reggente del Movimento e accusato da tutti di fare troppo il ‘temporeggiatore’. Tutti d’accordo per Gli Stati Generali che Crimi continua a rinviare e contro di lui e il suo ultimo post di lunedì sera sul Blog delle Stelle. “L’ascolto dei territori, un maggiore raccordo e coordinamento, dovranno essere un punto centrale del percorso che faremo nei prossimi mesi. Un percorso che, come annunciato, comincerà nei prossimi giorni”, ha scritto Crimi. Nessuno ha gradito l’espressione “prossimi mesi”. Tra l’altro il rischio è che la convocazione dell’assemblea dei gruppi parlamentari, di domani 24 settembre, uno sfogatoio e una resa dei conti tra chi è ai ferri corti. Da quanto si apprende Crimi dovrebbe limitarsi a proporre la nascita di un comitato di cinque “traghettatori”: un piccolo team che lo affiancherà nell’organizzazione degli Stati generali e nella definizione del timing.

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Scrivo al volo, penso con la mano sinistra, leggo da ogni angolazione, cerco connessioni

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