martedì, 22 Settembre, 2020

IL MURO DEL 3%

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Tre per cento-Renzi-Merkel

Il fumo sull’articolo 18 ancora non si è diradato che il dibattito si è spostato sul tetto del 3 per cento con l’alleanza tra gli “scolaretti” Renzi-Hollande contro la “maestra” Merkel. “L’Italia – ha spiegato Renzi – ha un grande problema di reputazione quindi io preferisco rispettare il 3% per dare un messaggio di stabilità e di credibilità”. Ma si tratta di una scelta obbligata basta ricordare quello che è successo dopo il 2011 con l’impennata dello spread, la fine del governo Berlusconi e l’arrivo dei professori al governo. Una impennata che si è stabilizzata e che è scesa lentamente, a fatica con a colpi di provvedimenti lacrime e sangue. Un eventuale sforamento potrebbe riportarci in breve a quel periodo.
Il presidente del consiglio in un’intervista con il Financial Times a Londra, ha sottolineato tuttavia il “rispetto” per la posizione francese. “Preferisco avere una Francia con il 4,4% (debito su Pil) oggi che una Francia con Marine Le Pen domani. È molto importante per l’Europa. Dobbiamo dare un messaggio di comprensione per i paesi con problemi”.

Nell’intervista Renzi ha parlato anche dell’articolo 18. ”Per la prima volta il Partito Democratico ha votato per dare la possibilità agli imprenditori di licenziare dipendenti senza un giudice – ha spiegato il presidente del consiglio -. Con questa decisione l’Italia diventa esattamente come gli altri paesi”. Una posizione a difesa degli imprenditori e contro un articolo, aldilà del valore ideologico, pensato a difesa dei lavoratori.
Parlando dell’Ucraina, Renzi ha poi affermato che “è molto importante mantenere aperto il dialogo tra Russia e Ue e tra Russia e Usa”. In relazione alle sanzioni alla Russia in seguito alla crisi in Ucraina Renzi ha quindi sottolineato che “è strano imporre sanzioni durante una tregua, ma l’unità è più importante delle singole posizioni”.

Dietro alle parole e alle intenzioni bisogna vedere i numeri. Quelli contenuti nella legge di stabilità che sarà varata entro il 15 ottobre. Oggi il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto al Quirinale il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, proprio per parlare di quella legge in cui si prevede che almeno un terzo dei tagli alla spesa sarà a carico di regioni ed enti. Che dovranno quindi contribuire alla prossima legge di stabilità per non meno di 2-3 miliardi. Anche se i Comuni beneficeranno di un allentamento dei vincoli del Patto di stabilità interni per 1 miliardo, che servirà soprattutto per sbloccare le opere pubbliche.

Sono previsti poi altri 3,5 – 4 miliardi di riduzione della spesa che dovrebbero arrivare dai tagli sui ministeri e da un nuovo giro di vite sugli acquisti di beni e servizi. In tutto il Governo conta di ricavare non meno di 9-10 miliardi (ma si potrebbe arrivare anche a 10-11) tenendo conto anche degli 1,5-2 miliardi attesi dalla revisione delle agevolazioni fiscali, le cosiddette tax expenditures, e con una possibile operazione di limitazione e recupero di imposte evase mirata sull’Iva facendo leva sul meccanismo del reverse charge (meccanismo che elimina la detrazione dell’Iva sugli acquisti agli acquirenti che si autoqualificano, di fronte ai propri fornitori, come imprenditori o professionisti, e a cui l’Iva non viene applicata)  dal quale potrebbero arrivare almeno un paio di miliardi. Un meccanismo che “è nel novero delle possibilità”, così come dice il consigliere economico del premier Yoram Gutgeld. Ma il vero problema dell’Italia è il debito pubblico, una montagna che sfiora il 136% del Pil e che potrebbe salire ancora fino a sfiorare quota 145% nel 2015. Un macigno su cui pesa come un l’incubo dello spread.

Sull’ipotesi di ritoccare l’Iva le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra. “Sarebbe demenziale anche solo ipotizzare di aumentare l’Iva agevolata al 4% ed al 10%. Una vera e propria operazione suicida, specialmente in un momento di grave stagnazione e crollo dei consumi come quello che il nostro Paese sta vivendo” è il commento di Federconsumatori e Adusbef. “La contrazione dei consumi delle famiglie solo nell’ultimo triennio – denunciano le associazioni – è stata pari al -10,7%, ovvero 77,6 miliardi in meno sul mercato. Quel che è peggio è che tale ipotesi toccherebbe beni importanti quali quelli alimentari e quelli delicatissimi in campo sanitario. Due settori estremamente rilevanti, che non sono sfuggiti alla grave crisi di questi anni”.

Ancora aperta la proposta che prevede di anticipare il Tfr in busta paga. Il sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta ha affermato sulla questione “stiamo discutendo, perché ci sono dei pro e dei contro, e delle complicazioni”.

Redazione Avanti!

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