venerdì, 22 Novembre, 2019

Il Nobel per la Pace al primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali

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Il Premio Nobel per la pace 2019 va al premier etiope Abiy Ahmed Ali per i suoi sforzi “nel raggiungere la pace e la cooperazione internazionale, e in particolare per la sua decisiva iniziativa per risolvere il conflitto di confine con la vicina Eritrea”.
Abiy Ahmed Ali, 43 anni, è alla guida dell’Etiopia dall’aprile del 2018, si è fatto notare per uno stile di governo improntato ad azioni volte alla pace e alla riconciliazione.
Il premier etiope ha firmato la pace con l’Eritrea ponendo fine a un sanguinoso conflitto che si trascinava da venti anni. Ha anche contribuito a raggiungere l’accordo tra forze armate e opposizione civile in Sudan, dopo mesi di proteste.
Dal suo insediamento, il neo Premio Nobel per la Pace è riuscito a costruire relazioni diplomatiche con gli altri Stati e con gli stessi principi si è mosso nelle questioni di politica interna.

In questa direzione, ha riformato le forze di sicurezza ed emanato nuove norme sulle organizzazioni della società civile, ha promosso un dialogo con gli oppositori in esilio e ha deciso la liberazione di diversi prigionieri politici.
Il Comitato per il Nobel norvegese, composto da cinque persone scelte dal parlamento della Norvegia, ha vagliato diversi nomi meritevoli di ottenere il premio. Tra questi vi era anche la “candidatura” dell’attivista per la salvaguardia dell’ambiente Greta Thunberg, protagonista negli scorsi mesi della creazione di un movimento a livello globale e fortemente connotato da un punto di vista generazionale. Tuttavia, il Comitato ha preferito premiare un politico africano che si è impegnato in prima linea nella promozione della pace e nel rispetto dei principi di giustizia.

Dopo aver annunciato la designazione, in un tweet, il Comitato ha chiarito le motivazioni che hanno portato alla scelta del Premier etiope: “il premio Nobel per la pace 2019 intende anche riconoscere tutte le parti interessate che lavorano per la pace e la riconciliazione in Etiopia e nelle regioni dell’Africa orientale e nordorientale. In stretta collaborazione con Isaias Afwerki, il presidente dell’Eritrea, il premiato di quest’anno ha rapidamente elaborato i principi di un accordo di pace per porre fine alla lunga situazione di stallo. In Etiopia – prosegue il Comitato – anche se rimane molto lavoro da fare, Abiy Ahmed ha avviato importanti riforme per dare a molti cittadini la speranza per una vita migliore e un futuro più luminoso. Come primo ministro, Abiy Ahmed ha cercato di promuovere la riconciliazione, la solidarietà e la giustizia sociale”.

Ahmed Ali, si è dichiarato “onorato ed entusiasta” di aver ricevuto il Nobel per la pace, aggiungendo che “l’Etiopia è fiera in quanto nazione. Ma questo è anche un premio assegnato all’Africa”.
Da parte di Berit Reiss-Andersen, a capo del comitato norvegese, arriva l’auspicio “che il premio per la Pace rafforzi il primo ministro Abiy Ahmed nel suo importante lavoro per la pace e la riconciliazione. Un’Etiopia pacifica, stabile e di successo avrà molti effetti collaterali positivi e aiuterà a rafforzare la fraternità tra le nazioni e i popoli della regione”.
Viene espressa soddisfazione anche da Amnesty International. In una nota ufficiale Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International, dichiara che “il premio Nobel per la pace è il riconoscimento all’importante lavoro fatto dal primo ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed in favore di riforme nel campo dei diritti umani dopo decenni di massiccia repressione”.
Il segretario generale di Amnesty International, ricorda che il lavoro non è ancora terminato: “il premio dovrebbe stimolare Abiy Ahmed ad affrontare le sfide che rischiano di annullare i progressi sin qui raggiunti. È urgente- prosegue Naidoo- che il suo governo risolva le tensioni tra gruppi etnici che minacciano di rendere instabile il paese e di causare ulteriori violazioni dei diritti umani. È anche necessaria una revisione della Dichiarazione contro il terrorismo, che continua a essere usata come strumento di repressione. Infine, è doveroso chiamare i responsabili delle violazioni dei diritti umani del passato a rispondere delle loro azioni. Ora più che mai il primo ministro Abiy deve condividere i principi e i valori del premio Nobel per la pace, in modo da lasciare un’impronta duratura in materia di diritti umani al suo paese, al suo continente e al mondo”.

Positivi i commenti del governo italiano, con in testa il premier Giuseppe Conte, che già un anno fa si recò in Etiopa ad incontrare il premier Abiy Ahmed Ali.
Conte fu il primo leader europeo ad arrivare ad Addis Abeba dopo la storica riconciliazione, tre mesi prima, con l’Eritrea. Il gesto rappresentò un forte legame tra il nostro Paese e l’Etiopia.
In un tweet il premier Conte scrive: “le mie più calorose congratulazioni al mio grande amico e coraggioso statista Abiy Ahmed Ali. Il Nobel per la Pace è il riconoscimento della sua forte leadership nel trasformare in atti concreti il desiderio di pace della popolazione di un’intera regione. Abiy, l’Italia è e sarà al tuo fianco”.
Anche il ministro per gli Affari europei, Enzo Amendola si dichiara soddisfatto: “Abiy Ahmed Ali ha scelto dopo decenni la pace tra Etiopia ed Eritrea, ha liberato prigionieri politici e perseguito chi violava i diritti umani, ha mediato sul conflitto in Sudan. Un giusto riconoscimento ad un giovane e coraggioso simbolo dell’Africa”.

Paolo D’Aleo

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