sabato, 24 Ottobre, 2020

Il Nobel per la pace, al World Food Programme

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Il Premio Nobel per la Pace 2020 è stato assegnato al World Food Programme (Wfp) l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare nel mondo.
Nelle motivazioni del Norvegian Nobel Committee si legge: “Il Wfp è stato insignito del premio Nobel per la pace 2020 per i suoi sforzi nel combattere la fame, per il suo contributo nel migliorare le condizioni per la pace nelle aree colpite da conflitti e per la sua azione nel guidare gli sforzi per prevenire l’uso della fame come un’arma di guerra e conflitto”.

Il Wfp è stato dunque preferito ad altri candidati forti, tra cui Greta Thunberg, che con il suo movimento “Fridays for Future” era considerata la favorita nei pronostici della vigilia.
Il World Food Programme è la più grande organizzazione umanitaria del mondo e assiste una media di 100 milioni di persone in 78 Paesi del mondo. Fu fondata nel 1961, su iniziativa dell’allora presidente statunitense Dwight Eisenhower, da George McGovern che dirigeva il programma di aiuto alimentare negli Stati Uniti, e propose di estendere l’iniziativa a livello globale. L’agenzia ha la sua sede centrale a Roma. Il suo primo programma di sviluppo, che si avviò due anni più tardi, fu diretto ai nubiani sudanesi. Nel 1965 il WFP acquisì lo status di programma ufficiale dell’ONU.
Il Programma alimentare mondiale, World Food Programme in inglese (WFP), è un’agenzia dell’ONU che si occupa di promuovere la sicurezza alimentare nel mondo, cioè di garantire che non ci siano intere popolazioni a soffrire la fame, per conflitti o crisi di altro tipo, e che la mancanza di cibo non venga usata come arma di guerra. Il WFP è finanziato attraverso donazioni volontarie di governi e privati. Negli ultimi anni l’agenzia si è occupata in modo particolare delle crisi provocate dalle guerre in Siria e in Yemen.
Nel 2017 ha avviato il cosiddetto “Building Blocks Program“, un programma che prevede un sistema di pagamento digitale basato sul principio della blockchain (simile al sistema dietro ai Bitcoin che avevamo spiegato qui). Il programma, diretto ai profughi siriani ospitati nei campi della Giordania, ha aiutato il WFP a distribuire aiuti “cash-for-food” (soldi-per-cibo), cioè a dare soldi con cui le persone in difficoltà sono poi in grado di comprarsi il cibo (l’agenzia smise di distribuire direttamente cibo nel 2009).

Il Programma alimentare mondiale ha partecipato attivamente al processo diplomatico che è culminato nel maggio 2018 nell’adozione all’unanimità da parte del Consiglio di sicurezza dell’ONU della risoluzione 2417, che per la prima volta ha affrontato esplicitamente il legame tra conflitti e fame. Il Consiglio di Sicurezza ha inoltre sottolineato l’obbligo degli Stati membri dell’ONU di contribuire a garantire che l’assistenza alimentare raggiunga chi ne ha bisogno e ha condannato il ricorso alla fame come metodo di guerra.
Nel 2019, il PAM ha fornito assistenza a quasi 100 milioni di persone in 88 Paesi vittime dell’insicurezza alimentare acuta e della fame. Nel 2015, l’eliminazione della fame è stata adottata come uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU. Il PAM è lo strumento principale dell’ONU per realizzare questo obiettivo. Negli ultimi anni la situazione ha preso una piega negativa. Nel 2019, 135 milioni di persone soffrivano di fame acuta, il numero più alto da molti anni a questa parte. La maggior parte dell’aumento è stata causata dalla guerra e dai conflitti armati.

Nel 2020 il lavoro del WFP si è concentrato nello Yemen, dove da anni si combatte una violentissima guerra civile tra ribelli houthi, appoggiati dall’Iran, ed ex governo yemenita, appoggiato dall’Arabia Saudita. Ad aprile l’agenzia aveva però annunciato di dover dimezzare gli aiuti alla popolazione yemenita per mancanza di fondi, dopo che diversi finanziatori avevano deciso di tagliare le donazioni per il sospetto che i ribelli houthi stessero intercettando gli aiuti. Negli ultimi mesi il WFP si è dedicato molto anche alle conseguenze provocate dalla pandemia da coronavirus, che ha costretto i governi di tutto il mondo a introdurre restrizioni rigidissime con effetti sugli indici di disoccupazione di povertà.
La presidente del Comitato per il Nobel, l’avvocatessa norvegese Berit Reiss-Andersen, nella dichiarazione ufficiale per il conferimento al World Food Programme, ha sottolineato: “La necessità di solidarietà internazionale e di cooperazione multilaterale è più che mai evidente. Il Comitato Norvegese per il Nobel ha deciso di assegnare il Premio Nobel per la Pace per il 2020 al Programma Alimentare Mondiale (PAM) per il suo impegno nella lotta alla fame, per il suo contributo al miglioramento delle condizioni di pace nelle aree colpite dai conflitti e per aver agito come forza trainante negli sforzi per prevenire l’uso della fame come arma di guerra e di conflitto. Il Programma alimentare mondiale è la più grande organizzazione umanitaria del mondo che si occupa della fame e promuove la sicurezza alimentare”.
La presidente del Comitato che ha sede a Oslo ha aggiunto: “La pandemia di coronavirus ha contribuito a un forte aumento del numero di vittime della fame nel mondo. In Paesi come lo Yemen, la Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria, il Sud Sudan e il Burkina Faso, la combinazione di conflitti violenti e pandemia ha portato a un drammatico aumento del numero di persone che vivono sull’orlo della fame. Di fronte alla pandemia, il Programma alimentare mondiale ha dimostrato un’impressionante capacità di intensificare i suoi sforzi. Fino al giorno in cui avremo un vaccino medico, il cibo è il miglior vaccino contro il caos”.

Nel comunicato del Comitato norvegese per il Nobel si legge: “Il mondo rischia di vivere una crisi della fame di proporzioni inconcepibili se il Programma alimentare mondiale e le altre organizzazioni di assistenza alimentare non riceveranno il sostegno finanziario da loro richiesto, il legame tra fame e conflitto armato è un circolo vizioso: la guerra e il conflitto possono causare insicurezza alimentare e fame, così come la fame e l’insicurezza alimentare possono far scoppiare conflitti latenti e scatenare l’uso della violenza. Non raggiungeremo mai l’obiettivo della fame zero se non poniamo fine anche alla guerra e ai conflitti armati. Il Comitato norvegese per il Nobel desidera sottolineare che fornire assistenza per aumentare la sicurezza alimentare non solo previene la fame, ma può anche contribuire a migliorare le prospettive di stabilità e di pace. Il Programma alimentare mondiale ha assunto un ruolo guida nel combinare il lavoro umanitario con gli sforzi di pace attraverso progetti pionieristici in Sud America, Africa e Asia. Con il premio di quest’anno, il Comitato norvegese per il Nobel vuole volgere lo sguardo del mondo verso i milioni di persone che soffrono o affrontano la minaccia della fame. Il Programma alimentare mondiale svolge un ruolo chiave nella cooperazione multilaterale per fare della sicurezza alimentare uno strumento di pace, e ha dato un forte contributo alla mobilitazione degli Stati membri dell’ONU per combattere l’uso della fame come arma di guerra e di conflitto, l’organizzazione contribuisce quotidianamente a far progredire la fraternità delle nazioni citate nel testamento di Alfred Nobel. In quanto maggiore agenzia specializzata dell’ONU, il Programma alimentare mondiale è una versione moderna dei congressi di pace che il Premio Nobel per la pace intende promuovere. Il lavoro del Programma alimentare mondiale a beneficio dell’umanità è un’impresa che tutte le nazioni del mondo dovrebbero essere in grado di sostenere e sostenere”.

Il World Food Program è l’ultima di una serie di agenzie Onu premiata con il Nobel per la Pace da quando è stato fondato il riconoscimento nel 1901. A cominciare dalle Nazioni Unite stesse che, insieme al direttore generale dell’epoca Kofi Annan, nel 2001 furono celebrate “per il loro lavoro per un mondo meglio organizzato e più pacifico”.
Tra le agenzie del sistema onusiano premiate, l’Unicef nel 1965, le forze di peace-keeping nel 1988, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica nel 2005 e il Comitato intergovernativo per i mutamenti climatici due anni più tardi. Nella lista anche l’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr), premiato due volte, sia nel 1954 che nel 1981.
Tra le organizzazioni insignite del prestigioso riconoscimento, poche rispetto al gran numero di uomini e donne che in oltre 100 anni si sono adoperati per la pace e la salvaguardia dell’umanità, un posto d’onore spetta al Comitato internazionale della Croce Rossa, l’unica ad aver vinto il premio per ben tre volte: nel 1917, 1944 e 1963, rispettivamente per essersi battuta per “proteggere i diritti di molti prigionieri di guerra su tutti i fronti”, per “l’ottimo lavoro svolto durante la guerra a favore dell’umanità” e in occasione del centenario della sua fondazione, per il suo “lavoro nella protezione dei diritti umani”.
Nella lista dei vincitori figurano anche due tra le più importanti organizzazioni umanitarie internazionali, come Amnesty International (1977) per la sua campagna contro la tortura, e Medici senza frontiere (1999), “in riconoscimento del lavoro umanitario pionieristico dell’organizzazione in diversi continenti”. Premiata nel 2012 anche l’Unione europea, che “per oltre sei decenni ha contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa”.

Il Nobel per la Pace fu assegnato per la prima volta nel 1901 e, a differenza degli altri Nobel, viene assegnato in Norvegia e non in Svezia. Nel 1907 l’italiano Teodoro Moneta, fondatore della ‘Società per la pace e la giustizia internazionale’, ricevette il Premio assieme al giurista francese Louis Renault.

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