mercoledì, 30 Settembre, 2020

Il nodo del referendum scalda il Pd

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I progetti di modifiche alla Costituzione ed alla legge elettorale, che ha prodotto effetti negativi per il governo Renzi, tornano a preoccupare i dirigenti del Partito Democratico, iniziando dal segretario, Nicola Zingaretti. In questo caso si tratta del ‘combinato disposto’ fra taglio dei parlamentari e Rosatellum che metterebbe in pericolo la rappresentanza politica e territoriale oltre che la tenuta istituzionale. Timori, quelli manifestati da Nicola Zingaretti, Emanuele Fiano e, da ultimo, Dario Parrini, che hanno riacceso il dibattito interno al partito, tanto da dare vita a una combinazione di dichiarazioni taglienti tra Giorgio Gori, critico con la linea del segretario, Andrea Orlando e Tommaso Nannicini.

Quest’ultimo, interpellato dall’Agi, vorrebbe più chiarezza sulla linea del partito. Gori, una settimana fa, ha evocato il congresso. Nannicini, ha spiegato: “Non serve per forza un congresso, ma una discussione vera sì, con posizioni chiare, trasparenti e contrapposte. Non si può andare avanti a colpi di interviste sui giornali di importanti dirigenti del Pd che cambiano, non solo la linea, ma l’identità stessa del partito. Si può fare tutto, ma discutiamone”.
Secondo Nannicini: “Gli attuali gruppi dirigenti del Pd sono stati eletti in un congresso in cui tutte le mozioni scrivevano: ‘mai al governo con i 5 Stelle’. Capisco che il quadro sia cambiato, ma vogliamo chiedere ai nostri militanti e ai nostri elettori che cosa ne pensino di trasformare un accordo di governo d’emergenza in un’alleanza politica strategica? E chiediamogli anche su quale idea di Italia e di Europa il Pd debba ricostruire un’identità forte e autonoma”.
Poi Nannicini ha spiegato le motivazioni su cui si poggia questa necessità: “Adesso i numeri rispondono a un congresso che appartiene alla preistoria. Eravamo all’opposizione di Conte, Di Maio e Salvini. Renzi era ancora nel Pd. Oppure, e questo è ancora peggio, i numeri rispondono solo a filiere personali. Per questo serve una nuova dialettica interna fondata sui contenuti. L’unità si costruisce così, rispettando le idee di tutti, non con le ammucchiate che hanno l’unico scopo di non mettere in discussione gli equilibri dei gruppi dirigenti”.

Neanche Nannicini, in questa fase, intende mettere in discussione la leadership di Nicola Zingaretti. Il senatore ha sottolineato: “Di leadership si discute quando ci sono i congressi. Adesso dobbiamo discutere di idee, senza drammi e senza anatemi”.
A chi avanza il sospetto che il malcontento nel Pd nasca dalle scelte fatte sulle presidenze delle Commissioni permanenti, Nannicini risponde: “Alla fine l’accordo è accettabile nelle condizioni date. Peccato però che la maggioranza abbia perso due presidenze al Senato per colpa di fibrillazioni interne”.
Il nodo da sbrogliare rimane però quello della riforma elettorale e del referendum. Il senatore Nannicini in merito si è così espresso: “No al referendum e di riparlarne dopo. Adesso ci sono altre priorità sul fronte economico e sociale. E va fermata una riforma mal disegnata per strizzare l’occhio alla demagogia antipolitica, visto che i correttivi richiesti dal Pd al momento della formazione del governo non sono mai arrivati”.

Legge elettorale e numeri dei parlamentari sono argomenti di vitale importanza per l’esercizio della democrazia di un Paese. In Inghilterra ci sono più rappresentanti parlamentari di quanti ce ne siano in Italia e nessuno ha mai posto il problema di cambiarli. Il problema è la qualità del lavoro di rappresentanza parlamentare per il Paese. Quanto alla legge elettorale, bisogna stare bene attenti a non emulare la legge ‘Acerbo’ che portò il fascismo al potere. Non è decoroso proporre leggi elettorali che non siano funzionali al dettato costituzionale per lo svolgimento democratico della vita politica del Paese.

 

Salvatore Rondello

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