giovedì, 21 Novembre, 2019

Il nostro Governo, un fantasma sulla Grecia

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La Grecia balla e con la Grecia balla tutta l’Europa. La possibilità di un default e dell’uscita dalla moneta unica sono fonte di grande incertezza. Gli economisti, notoriamente bravissimi nello spiegare quello che è successo, ma assolutamente inaffidabili nel prevedere gli scenari futuri, sono divisi tra chi ritiene tutto sommato marginale il peso dell’economia ellenica sul totale del pil europeo e quindi assorbibili i contraccolpi dell’eventuale grexit, e chi invece paventa l’inizio della fine, non solo dell’euro, ma dell’intero progetto di un’Europa sempre più integrata e unita. Insomma, col piccolo sbuffo di Atene, potrebbe venire giù tutto come un castello di carte. E a vedere l’inazione di fronte a crisi gravissime come quelle che si sono generate ultimamente nel vicino oriente e nella gestione del problema degli immigrati, c’è davvero di che aver paura.

Per l’Italia poi i rischi sono ancora più forti. Con il terzo debito pubblico del mondo, una piccola scossa di sfiducia nei mercati, può provocare effetti deleteri per noi. Se si afferma la sensazione che l’euro è una moneta che oggi c’è, ma domani chissà, si indebolisce anche la credibilità del debito italiano. Lo spread tra i nostri BTP decennali e gli equivalenti tedeschi oggi già salito attorno ai 130 punti base, potrebbe lievitare molto velocemente con conseguenze pesanti sugli interessi che paghiamo.

Se ci possono essere conseguenze indirette di una grexit, ce ne sarebbero poi certamente di dirette in caso di default. L’Italia ha non solo crediti da riscuotere per prestiti bilaterali che diverrebbero inesigibili, ma per quanto concerne l’ESM, il Fondo salva Stati, fornisce anche una garanzia pro-quota, del 19%, cioè circa 40 miliardi, e dunque in caso di default il nostro Paese sarebbe esposto in prima persona accollandosi una parte di quel default che andrebbe a cumularsi all’indebitamento pubblico già sopra il 130% del pil. Davvero una bella grana.

Dunque l’Italia, se non per ragioni ideali, ma economiche, dovrebbe seguire con grande attenzione quanto avviene ad Atene, eppure invece il nostro governo in tutta la vicenda appare assolutamente indifferente, ininfluente, senza un ruolo.

Nell’ultimo incontro ‘informale’ che si è svolto a margine del summit di Riga, in Lettonia, sulle partnership tra Unione Europea e i Paesi dell’est, si sono incontrati in una stanza, senza peraltro produrre risultati apprezzabili, Alexis Tsipras, François Hollande e Angela Merkel.

Francia e Germania continuano insomma a dare ‘la linea’ all’intera comunità europea, nonostante i clamorosi errori commessi in questi anni e i soldi che hanno guadagnato facendo, ad esempio, comprare ad Atene armamenti in quantità e senza nessuna apparente giustificazione, a crisi già scoppiata.

Ebbene, il presidente del consiglio italiano, Matteo Renzi, in quella stanza non è stato invitato. Sempre pronto a bacchettare duramente i sindacati, a fare la ‘faccia feroce’ con gli operai e gli insegnanti, a prendere in giro oppositori interni e minoranze parlamentari e politiche, ma quando è fuori dai confini, balbetta e si nasconde. Si conferma così un’imbarazzante marginalità in politica estera del nostro Governo su questioni dove pure avrebbe più di qualche buona ragione per farsi sentire.

Carlo Correr

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