giovedì, 22 Agosto, 2019

Il nostro Pietro. I funerali di Nenni

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Il 3 gennaio del 1980 il funerale dell’uomo che cambiò il volto dell’Italia, il repubblicano, socialista e battagliero Pietro Nenni

Un lungo applauso ha accolto la bara di Pietro Nenni appena uscita dall’ingresso principale del Senato. Poi i compagni hanno scandito alto il nome del vecchio leader socialista, “Pietro, Pietro” e hanno fischiettato l’inno dell’internazionale. Hanno avuto inizio così, in maniera umana e calorosa, le esequie a Nenni. E così sono proseguite lungo l’intero percorso, un chilometro e mezzo per le vie della vecchia Roma tra due ali ininterrotte di folla. Tanta folla, si valutano duecentomila persone. Compagni venuti da ogni parte d’Italia, gente del popolo, studenti, ragazzi e addirittura bambini alzati sulle spalle, uomini e donne che salutavano col pugno chiuso e diversi col segno della croce. Nelle prime ore di ieri la salma era stata trasferita dalla sede del centro culturale “Mondoperaio” al Senato. Nella notte era stata vegliata dai compagni della direzione del partito. Di prima mattina sono arrivati a rendere l’estremo omaggio i compagni del NAS delle ferrovie e sono stati loro a trasportare a spalla il feretro nel furgone diretto al Senato.
Sono venuti da tutt’Italia, con le bandiere rosse del partito e con gonfaloni di tante città e di piccoli comuni. Milano, Napoli, Faenza, città natale di Nenni, e tanti altri che non si è risusciti a registrare tutti. Hanno atteso dalla mattina davanti al Senato, dove nel frattempo era stata istituita l’ultima camera ardente.
Anche al Senato è stato un flusso ininterrotto di cittadini, di autorità, di rappresentanti del corpo diplomatico. Entravano a piccoli gruppi, firmavano sui libri posti nell’anticamera, poi sostavano raccolti nella camera ardente dove Nenni era vegliato dai familiari – tra cui le figlie Giuliana, Luciana e Vannì – dai compagni della direzione e da un picchetto d’onore formato alternativamente dai senatori di tutti i partiti democratici.
A ricevere per l’ultima volta il compagno Nenni al Senato era il presidente senatore Amintore Fanfani. Poi man mano il flusso dei cittadini e tra loro le autorità dello Stato, civili e militari, esponenti del mondo produttivo, sindacalisti, lavoratori.
Poco dopo le ore 10 è arrivato Sandro Pertini, presidente della Repubblica e compagno di cinquant’anni di lotte del leader estinto. Pertini si è trattenuto alcuni minuti davanti alla bara sulla quale era un cuscino di garofani rossi, omaggio delle figlie. Sono arrivati il capo di Stato maggiore dell’Esercito, generale Corsini, altre autorità militari, il sindaco di Roma Petroselli, il sindaco di Torino, Novelli, accompagnato dal presidente della regione Piemonte, compagno Viglione, il sindaco di Milano, compagno Tognoli, il sindaco di Napoli, Valenzi, poi ancora esponenti politici, Andreotti, Colombo, Granelli. Il presidente della Corte Costituzionale, Leonetto Amadei, il presidente della Giunta regionale del Lazio, Santarelli, il vice-sindaco di Roma, Benzoni si sono susseguiti mescolati tra la folla. Pressoché tutti gli ambasciatori accreditati a Roma hanno recato il saluto dei loro paesi.
Centinaia di corone riempivano il cortile interno del Senato. Rose e garofani rossi e sui nastri i nomi di tante organizzazioni dei lavoratori.
Un ultimo momento di raccoglimento nella camera ardente con i familiari e tutti i compagni della direzione socialista, insieme ad essi gli ex presidenti della Repubblica Saragat e Leone, le delegazioni dei partiti socialisti dell’internazionale, il presidente del Senato Fanfani, il presidente della Camera, Nilde Jotti, il presidente della Corte Costituzionale, il presidente del Consiglio, Cossiga, il segretario del PCI, Berlinguer, il segretario del PSDI, Pietro Longo, il segretario del PRI, Spadolini, il segretario del PLI, Zanone, per la DC Granelli.
Il Partito socialista operaio spagnolo era rappresentato dal segretario Felipe Gonzalez, il Partito socialista portoghese dal segretario Mario Soares e da Tito De Moraes, il Partito socialista francese da Claude Estier, il Partito socialdemocratico tedesco (SPD) dal ministro della giustizia Fughel, il Partito socialista svizzero da Dario Roboni, il Pasok ellenico da Stathis Panagulis.
Alle 13,45 è giunto il Presidente della Repubblica. Pertini appariva sensibilmente commosso; ha sostato un attimo e poi è uscito con Fanfani e Nilde Jotti. I valletti del Senato hanno allora alzato la bara di Pietro Nenni e portandola a spalla si sono avviati verso l’uscita di Palazzo Madama. La piazza e il Corso del Rinascimento erano stipati di folla. Nenni è stato accolto col grido: “Pietro, Pietro”, come, da compagni, si era soliti salutarlo al termine dei suoi più trascinanti interventi. E il compagno Pietro Nenni è passato tra due ali di folla, che il doppio servizio d’ordine, quello dei compagni e quello dei carabinieri riusciva a trattenere a stento. È passato tra una selva di bandiere rosse, tra migliaia di pugni chiusi, salutato da una compagnia d’onore del 1° reggimento Granatieri di Sardegna.
La gente affollava le finestre ed era arrampicata sulle impalcature delle vecchie case in corso di restauro. Dai lati della strada piovevano sul carro garofani rossi.
Il corteo si è mosso lentamente, in un pomeriggio assai freddo ma stupendo di luci. Ha camminato in silenzio dietro al feretro per via Zanardelli e Lungotevere Marzio. Ogni tanto partiva un saluto e il nome di Nenni veniva coniugato con la parola “unità” rivolta al partito.
La folla era commossa, ma quasi nessuno piangeva. Il “grande vecchio” non c’è più, ma egli ha lasciato un patrimonio inestimabile di valori umani, civili e politici. La gente era venuta per salutarlo, come si fa con un vecchio amico, con un combattente che è stato sempre dalla parte della libertà e degli oppressi. Un uomo che nella vita ha sempre pagato di persona prezzi molto pesanti. A salutarlo, ieri, erano venuti soprattuto quei “deboli” che Nenni ha simboleggiato nel corso di quasi settant’anni di lotte.
La corona di fiori, adornata dal nastro tricolore, del presidente della Repubblica, portata da due corazzieri in alta uniforme, avanzava il carro con la bara. Poi le corone rosse della direzione e del comitato centrale del PSI e quindi quelle del Senato e della Camera. Dietro al feretro i familiari e i dirigenti del partito, il segretario Craxi, il vice-segretario Signorile e tutti gli altri compagni membri della direzione. Il presidente della Repubblica, Pertini teneva il braccio dell’on. Nilde Jotti e aveva al fianco il senatore Fanfani.
Poco più dietro è sfilato il corteo dei compagni. Ad aprirlo era la corona di Faenza, la città natale di Nenni. Una selva di bandiere rosse abbrunate veniva avanti nelle mani dei compagni che le avevano portate a Roma da ogni regione d’Italia. Decine di migliaia di lavoratori erano giunti in mattinata, in treno e in pullman, e avevano cominciato ad assiepare piazza Madama affiancandosi ai cittadini romani. Su di loro si alzavano i gonfaloni municipali e striscioni rossi con sopra i nomi delle fabbriche.
Dal ponte Cavour il corteo è svoltato per via Tomacelli e si è immesso in piazza Augusto Imperatore accolto da un altro picchetto d’onore formato dai sodati dell’8° reggimento Lancieri di Montebello. Il feretro è stato deposto su un palco drappeggiato di rosso e addobbato di garofani. Vicino, il palco della direzione e davanti i posti riservati alle autorità e alle delegazioni.
Dopo la commemorazione ufficiale fatta dal compagno Bettino Craxi, segretario del PSI e i saluti portati da Luciano Lama a nome dei lavoratori italiani, da Mario Soares per l’Internazionale socialista e da Felipe Gonzales che ha ricordato l’impegno di Nenni per la libertà della Spagna e l’amore dei socialisti spagnoli per Nenni, il compagno Claudio Signorile, vicesegretario del PSI, ha chiuso la cerimonia dicendo: “Ora Nenni viene restituito alla sua famiglia, ma egli vive nei socialisti italiani e di tutto il mondo. Salutiamolo col saluto con il quale lo abbiamo sempre salutato nel tempo delle sue e delle nostre lotte: Viva Pietro Nenni”.
Mentre il furgone disadorno con il feretro di Pietro Nenni stava per avviarsi, in forma privata, verso il cimitero del Verano la banda musicale dei Vigili Urbani di Roma intonava l’Internazionale. Dalla piazza si alzava l’ultimo saluto “Pietro, Pietro” e tra la folla immensa si accendevano migliaia di fiaccole. La cerimonia si concludeva mentre la coda del corteo, chiusa dai compagni di Reggio Emilia, cominciava allora a passare davanti al Senato.

Gianfranco Salomone

“Avanti!”, 4 gennaio 1980

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