mercoledì, 21 Ottobre, 2020

Il nostro (triste) Primo maggio

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Ricordare di questo primo maggio, cosi anomalo perché segnato dal dramma del coronavirus in tutto il mondo, l’antica storia, penso sia utile. Lo fa l’Avanti oggi anche col prezioso contributo di alte personalità della tradizione del movimento socialista, quali Giorgio Benvenuto, Rino Formica, Fabrizio Cicchitto, Bobo Craxi e Biagio Marzo. Segno tangibile che in questa circostanza l’Avanti online, che esiste da dieci anni e che dirigo da sette, è un utile strumento di azione politica dei socialisti del Psi e possibile aggancio per allargare l’influenza del partito in un’area più ampia. Molto più, forse, di quanto possano essere altre iniziative improvvisate e di incerta periodicità. Il primo maggio nasce come giornata di pressione per ottenere le otto ore di lavoro quotidiane, che già nel 1866 i lavoratori dell’Illinois avevano conquistato. La legge entrò in vigore l’anno dopo, il primo maggio del 1867, e fu salutata da un’imponente manifestazione di lavoratori. La notizia giunse anche in Europa, dove nei primi giorni di settembre del 1864 era nata a Ginevra la “Prima Internazionale”, molto vicina ai primi movimenti socialisti e marxisti dell’epoca. L’eco delle tragiche giornate del 1 maggio del 1886, mentre in quasi tutti gli stati americani si lottava per conquistare gli stessi diritti di quelli accordati dall’Illinois, aperte da una grande manifestazione a Chicago in occasione dello sciopero generale di solidarietà, giunse all’orecchio del mondo intero. Tra il primo maggio e il 4 maggio si verificarono aspri scontri tra la polizia, che sparò uccidendo diversi operai e manifestanti. Il processo condannò a morte sette anarchici. Al Congresso Internazionale di Parigi del 1889, che diede il via alla Seconda internazionale, il giorno 1 maggio fu dichiarato ufficialmente come la Festa Internazionale dei Lavoratori e fu adottata da molti paesi nell mondo. In Italia nel 1890 fu organizzata la prima astensione dal lavoro, in verità poco riuscita, promossa dai primi pionieri del socialismo in semicladestinità. Poi, poco a poco, essa venne riconosciuta dai governi liberali d’inizio secolo, e le manifestazioni organizzate dalla Camera del lavoro e dal Psi sfociarono in vere e proprie feste, con tanto di concerti bandistici che si snodarono per le vie delle città italiane a partire dalle prime ore del mattino. Il fascismo abolì la festa del primo maggio e dal 1924 la sostituì con quella del Natale di Roma istituita il 21 aprile. La festa venne poi ripristinata subito dopo la Liberazione, il primo maggio dello stesso 1945. L’anno prima era stato fucilato dai nazisti, alla vigilia della liberazione di Roma, Bruno Buozzi, segretario socialists della Cgil e che verrà poi sostituito col patto di Roma dal comunista Giuseppe Di Vittorio. Il primo maggio più drammatico fu quello siciliano del 1947 quando la banda di Salvatore Giuliano, probabilmente assoldata dagli agrari, sparò sulla folla a Portella della Ginestra uccidendo 14 persone e ferendone una cinquantina. Un’altro primo maggio particolare fu quello del 1978 in pieno rapimento di Aldo Moro da parte delle Br. A pochi giorni dal ritrovamento del suo cadavere. Ma anche quest’anno il primo maggio è particolarmente indicativo della situazione in cui ci troviamo nostro malgrado. La festa dei lavoratori dovrà essere celebrata virtualmente, perchè non un governo di polizia, ma un sordido virus impedisce di scendere in piazza. Ma soprattutto perchè la festa dei lavoratori si trasformerà in una triste cerimonia di lavoratori senza lavoro. Con fabbriche ancora chiuse, e cosi i negozi e gli uffici. E con la paura di un futuro del quale ancora non si intravvede l’inizio. E’ la prima volta che accade. Sarà necessario per ragioni sanitarie ma è un sacrificio politico notevole per chi alla storia del movimento dei lavoratori ha dedicato la vita.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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