giovedì, 4 Giugno, 2020

Il pane della BCE
non arriverà in tavola

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È recentissima la notizia dell’imminente iniezione di capitali europei sul mercato Italia attraverso i dieci gruppi bancari che hanno richiesto il finanziamento. Come si ricorderà, si parla di tantissimi miliardi di euro arrivati in questi ultimi giorni a cui ne seguiranno altri entro la fine dell’anno.

È un’operazione di finanziamento a tassi estremamente favorevoli per le banche nazionali; denari destinati nelle intenzioni a impieghi verso le aziende, cercando in questo modo di aiutarle ad uscire dalla crisi e favorirne lo sviluppo. Ma in realtà queste decine di miliardi di euro che fine faranno? Forse solo in una partita di giro contabile.

Gli enormi capitali saranno concessi alle aziende che dimostreranno di essere “sane”. Tra i beneficiari ci sentiamo di escludere i Prada e i Del Vecchio. Andranno invece alle piccole e medie imprese industriali e di commercio da mezza classifica, quelle per intenderci che stanno a metà di una curva gaussiana. Tutte queste realtà imprenditoriali oggi sono in affanno. Hanno ancora l’imprimatur di aziende “sane”, come piace dire ai banchieri, ma sono a corto d’ossigeno, sono con il fiato a metà.

La causa ? Per colpa della lunga crisi non vendono, quindi non producono, non fatturano e quando fatturano non sempre incassano, e via così in un susseguirsi di effetto domino. Ma per rimanere a galla, in crisi di ossigeno durante la traversata a nuoto di questo mare aperto in tempesta, si sono inevitabilmente indebitate con il fisco, con il sistema bancario, con le amministrazioni comunali. Ma allora che succede a questi miliardi in arrivo?

Quando si parla di soldi le banche sono sempre le protagoniste, le prime donne di uno spettacolo sempre in auge, come soubrette di un musical di Broadway. Le banche sono le star per eccellenza che per anni e decenni sono sempre in scena nello stesso spettacolo delle meraviglie finanziarie. Sempre loro in primo piano coi riflettori puntati addosso.

Quando partirà questo musical dalla regia della BCE loro saranno lì. I miliardi che entreranno dalla porta principale della Banca Centrale Europea serviranno a togliere il fiato sul collo alle migliaia di aziende raccolte nella media di Gauss. Perché il criterio di distribuzione sarà questo? Perché queste imprese ormai sono, come sulla scala dello stato d’allerta statunitense, in DEFCON 2, cioè ad un livello elevatissimo di rischio di guerra.

Da qui a DEFCON 1, che significa che la guerra è scoppiata, il passo è veramente molto breve. Se le aziende, quindi, sono a livello due sulla scala DEFCON, utilizzeranno questi nuovi denari per risanare le loro posizioni debitorie con lo Stato italiano e con le banche stesse. Quindi, possiamo affermare che una metà dei capitali in entrata dalle banche per il tramite della BCE rimarranno in banca, che li incamereranno per chiudere le esposizioni debitorie delle stesse aziende percipienti il prestito; l’altra metà verrà utilizzata sempre dalle imprese per sanare le loro posizioni incagliate con l’Agenzia delle Entrate. Come due moderni personaggi tipo il gatto e la volpe di Carlo Collodi, la banca ed il fisco se ne vanno a braccetto “arrubandosi” le monete che Geppetto (in questo caso la BCE) aveva regalato ai nostri Pinocchi imprenditori.

Si potrebbe anche dire, quindi, che il panettiere della Banca Centrale Europea, tal Mariolino Draghi di origini italiane, dal forno europeo ha tirato fuori dell’abbondante pane caldo da mandare in Italia. Pensiamo a lunghe colonne di mezzi autoarticolati che attraversando i vari confini arrivino velocemente da noi come fossero i camion della Croce Rossa in territori disastrati da un cataclisma naturale. E come nei racconti e nei reportage giornalistici, all’arrivo dei mezzi stracarichi di pane appena sfornato dal fornaio Draghi, tutti si avvicinano per prenderne un pezzo. Può accadere invece che appena questi affamati imprenditori sono vicino all’automezzo, con un gesto di grande crudeltà ed ingiustizia, la Croce Rossa (le banche italiane) dia l’ordine di ripartire improvvisamente “arraffando” questo pane dalle mani di poveracci in attesa, che vengono quindi rapinati, scippati, del loro unico mezzo di sostentamento.

Cosa centra questo con il problema dei soldi in arrivo dalla BCE? Centra perché i potenti ci stanno dicendo che dobbiamo fare i bravi, dobbiamo correre e fare le riforme a lacrime e sangue; perché, se facciamo le riforme, la Banca Centrale Europea ci sbloccherà questi aiuti finanziari che, una volta arrivati in Italia rimarranno lì, in banca, a coprire i debiti e risanare i conti dello Stato attraverso la copertura delle partite aperte con l’Erario. Entrano quindi questi miliardi dalla porta principale e vengono portati fuori immediatamente dalla porta di servizio. Ecco che il rischio di una partita di giro contabile si concretizza.

Ma ai poveri affamati “accucciati” in mezzo ai camion, a chi crea un prodotto, il lavoro, che lo vende, di pane europeo cosa rimane? Nulla o quasi! Rimane invece un tasso d’interesse da dover rimborsare su un capitale (il pane) arrivato e mai scaricato, mai mangiato.

Angelo Santoro

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