martedì, 27 Ottobre, 2020

Il Pd contro, il Psi a favore

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Adesso posso scrivere che i deputati socialisti hanno votato bene. Sugli emendamenti i nostri si son fatti sentire e hanno appoggiato quelli giusti. Hanno sostenuto quelli a favore della parità di genere, ma anche quello sulle preferenze e su quelle alternate uomo-donna. Non si potrà dire che i socialisti hanno appoggiato le liste bloccate, e dunque il Parlamento dei nominati. La stessa cosa avverrà al Senato, dove il Pd si annuncia spaccato, mentre Bersani, tornato alla guida della minoranza interna particolarmente bellicoso dopo la sosta forzata, dichiara che la legge deve essere cambiata e Berlusconi (parafrasando Renzi sulla Cgil) “dovrà farsene una ragione”. Eppure i socialisti avevano un serio motivo di cassetta per temere le preferenze. Certo applicare le preferenze a un Porcellum senza sbarramento, o quasi, sarebbe stata tutt’altra cosa e avrebbe anzi consentito a una lista socialista apparentata di ottenere più voti. Ma con il BR che impone alti sbarramenti, alla luce della necessità di chiedere ospitalità in liste altrui, le preferenze sarebbero un rischio reale. Eppure prima delle esigenze di partito vien la battaglia per la democrazia. Bene, molto bene.

Il Pd si lecca le ferite. Dopo i cento franchi tiratori su Prodi, adesso son nati i cento certi tiratori per Renzi. Diciamo la verità. Ci vuole poco a identificarli. Sulla parità di genere non c’era l’accordo con Berlusconi. Renzi è uomo di parola. Ha sempre affermato che la legge poteva essere cambiata solo col consenso di tutti i partner. Dunque? I tre emendamenti, soprattutto i primi due, che prevedevano l’impossibilità di una successione in lista per candidati dello stesso sesso e la parità di genere per i capilista, il terzo era più moderato e si accontentava di un rapporto 60 a 40, sono stati respinti nettamente. Il primo addirittura con soli 227 voti a favore. Il Pd aveva a disposizione alla Camera 293 voti. Aggiungiamo i 35 deputati di Sel e le donne di Forza Italia. E anche ammesso che tutti gli altri abbiano votato contro, arriviamo a più di cento certi tiratori. Dicono che la questione verrà ripresa al Senato, dove i numeri sono meno favorevoli. Dubito che la faranno passare.

Credo che qualche forma di garanzia per le donne vada trovata. Posso dubitare che la parità sancita come obbligo sia il punto di equilibrio più equo. Non capisco però, perché votare contro anche un rapporto 60 a 40. Fino a che punto il Pd renziano vorrà seguire Berlusconi, si chiede Bersani? La risposta è semplice. Fino al punto in cui si apre la strada alla rottura. Perché, se così fosse, cambierebbe il quadro, si tornerebbe alla legge elettorale di maggioranza e il Nuovo centrodestra diventerebbe determinante con modifiche probabilmente inaccettabili per i bipolaristi ad oltranza, e tra questi Renzi. Credo che i senatori socialisti non debbano nutrire questa preoccupazione. Se cadrà il BR non sarà un male per l’Italia. Cadranno le minoranze assolute, gli sbarramenti di quartiere, il Parlamento dei rinominati corti. È meglio una legge qualsiasi di questa legge.

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