sabato, 31 Ottobre, 2020

Il Pd e l’umore popolare

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Una volta il Pci ci teneva ad alcuni valori non negoziabili: il rapporto col sindacato e in particolare con la Cgil, la pace, il valore dell’arco democratico, l’unità della sinistra alla quale spesso sacrificava legittime posizioni. La Dc aveva in mente la sua centralità sia rispetto alla destra sia rispetto ai comunisti, credeva nei valori della Chiesa, senza mai delegarle il suo ruolo politico, voleva consolidare il rapporto con gli Stati uniti. E altro, molto altro. Oggi la politica ha subito una involuzione. Certo non esiste più un mondo rispetto al quale stabilire le discriminanti del passato. Ma rispetto al nuovo mondo i partiti italiani, che hanno ripudiato quelli del Novecento, e questa è una anomalia di tutta l’Europa, non hanno saputo proporre nuovi valori. Sembra che anche il Pd sia stato ormai inficiato dal fondamentale criterio di scelta del Pdl: la popolarità, stabilita attraverso i sondaggi. Non importa se si ritene giusto quel che si sostiene, l’importante è che sia gradito. Renzi rappresenta meglio di altri questo approccio. Anche perché è certamente il più nuovo e il meno legato alle esperienze del Novecento politico italiano. Le sue posizioni sull’amnistia rispondono alla sua coscienza o alla preoccupazione di perdere consensi? E quella, non solo di Renzi, ma della maggioranza de Pd, di scegliere il voto segreto per la decadenza di Berlusconi risponde a una precisa convinzione o alla identica logica e cioè di cavalcare la tigre della popolarità? E questo tentennamento sulla Cancellieri a cosa risponde? La politica nobile, quella che noi abbiamo conosciuto, ci ha insegnato che a volte bisogna sapere remare controcorrente. Il ché rende anche più forte e stabile la nostra imbarcazione, più salda la rotta e più sicuro l’approdo. Volere sempre assecondare gli istinti della piazza è la peggiore rappresentazione possibile del riformismo socialista. Turati volle schierarsi contro il primo sciopero generale, quello del 1904, seppe resistere all’ammaliante sfida di tanti miti. Volle perfino sorridere del mito dei soviet al congresso del 1919. Craxi seppe sfidare i più coi missili a Comiso e con la scala mobile. I leader non hanno mai paura, non si fanno dettare le posizioni dall’umore popolare. Non si arrendono quando le loro scelte paiono minoritarie. Anzi, lavorano perché diventino maggioritarie. Anche per questo oggi non ci sono più leader, ma solo sondaggisti.

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