venerdì, 23 Ottobre, 2020

Il Pd non vince da solo

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Elezioni difficili. Per l’altissimo tasso di astensione dal voto (ovunque, senza più differenza tra regioni italiane) e per l’onda lunga di un voto antisistema e populista. E però non ci sono stati né gli effetti spagnoli né l’esito polacco. Con l’eccezione del Veneto, già leghista, nessuna regione italiana verrà governata da Grillo e da Salvini. Un segno positivo a metà.
Perdura e si rafforza la forbice tra politica e cittadini, figlia del disagio sociale e di una insicurezza che sfocia nella paura. Lì sono le radici del successo leghista e della tenuta grillina. L’abbiamo già scritto. O la sinistra rivede le sue posizioni in tema di migranti, diventa più incisiva nella redistribuzione della ricchezza, chiede con forza un nuovo patto fondativo per l’Europa o non sarà nella condizione di governare la complessità di questo inizio di secolo.
La prova è stata difficile, ma l’abbiamo superata. Abbiamo eletto consiglieri socialisti, avremo nostri assessori; in Campania e in Umbria siamo stati decisivi per la vittoria della sinistra riformista. Eleggiamo nei Comuni.
Il progetto politico che avevamo messo in campo è andato benissimo nelle Marche e meno bene in Toscana. Si tratta comunque di un buon inizio. C’è un altro dato significativo emerso nel voto di ieri. Il Pd non vince da solo. Lo dicono i numeri. E i numeri non sono opinioni. Infine, la sinistra radicale.
Stenta ad affermarsi e soprattutto non costituisce un’alternativa credibile. Insomma, per i socialisti c’è spazio per lavorare.

Riccardo Nencini

 

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