sabato, 22 Febbraio, 2020

Il Pd verso il voto di fiducia sembra ritrovare l’unità

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Pd-dopo Bersani

È un Pd più unito quello che si avvicina all’appuntamento del voto di fiducia al neo governo. Uno scenario modificatosi nelle ultime ore e che, fino a ieri mattina, non sembrava così rosee. Il partito di largo del Nazzareno, infatti, sembrava molto meno coeso ed era significativo il numero di coloro che al suo interno minacciavano di non votare la fiducia alla Camera prevista per questa mattina. Ora, invece, tutto fa pensare che il voto di fiducia al governo di Enrico Letta vedrà un sì compatto dei gruppi parlamentari del Pd. I “ribelli” che avevano manifestato contrarietà a un esecutivo di larghe intese alla direzione del partito sembrano decisi a votare sì anche dopo la scelta del premier, vista con favore, di puntare per la sua squadra più su nomi nuovi che su “big”.

IL DOCUMENTO DEI DISSIDENTI E LA CORSA ALLA SEGRETAERIA DEL PD – Un gruppo di ‘dissidenti’ firma un documento da portare alla riunione dell’assemblea dei gruppi parlamentari Pd di oggi nel quale si dicono pronti a votare la fiducia pur indicando un’agenda stringente delle prossime priorità che il governo dovrà mettere all’ordine del giorno. Si tratta di Sandra Zampa, Sandro Gozi e Laura Puppato, ai quali nelle ultime ore si sarebbero aggiunti anche i nomi di Stefania Pezzopane e Donatella Albano visto che il documento è stato inviato a tutti i deputati per l’eventuale firma. Anche Pippo Civati avrebbe aderito pur riservandosi di valutare dopo il dibattito al gruppo se adeguarsi all’indicazione che verrà data o uscire dall’Aula visto che sul governo le sue perplessità ‘restano’. Voterà la fiducia anche Rosy Bindi che, pur mantenendo le sue perplessità sulle larghe intese e criticando gli errori del Pd, fa sapere di aver apprezzato la squadra messa in campo da Enrico Letta. La presidente dimissionaria dell’assemblea dei Democrats, peraltro, guarda anche alle prossime tappe che aspettano il Pd. E fa sapere che se per la segreteria del partito si profilerà un match tra Fabrizio Barca e Matteo Renzi, lavorerà a un terzo nome. Non il suo ma quello di un candidato dal profilo ‘ulivista’ che, a suo avviso, è ‘l’unica via’ per il Pd.

BINDI LAVORERA’ AD UN TERZO CANDIDATO, MA EPIFANI RESTA IN POLE A REGGENZA – Per il momento si apre, comunque, il capitolo della ‘reggenza’ che dovrà portare il partito fino al congresso e che verrà decisa alla riunione dell’assemblea nazionale che, per il momento, resta confermata per il 4 maggio. Per la guida del partito fino al congresso resta in pole Guglielmo Epifani. Tra le ipotesi circolate nelle ultime ore c’è però anche quella di Stefano Fassina. Anche se c’è chi chiede che la scelta ricada su una figura che non entri poi anche nelle logiche congressuali. ‘Credo – dice Sandro Gozi – che chi gestisce la transizione debba essere qualcuno che non ha interesse a gestire il dopo transizione, lo dirò anche in assemblea’. Non ci sarà certamente la candidatura di Matteo Renzi a quel ruolo (‘l’auto-reggente…’, ha ironizzato il sindaco rottamatore). Né i suoi sono intenzionati a presentare una candidatura di area (che, per altro, non avrebbe i numeri per passare). Certo, la richiesta è quella di una candidatura che non sia ‘di rottura’ con l’ala renziana e che parli a tutto il Pd. E non è difficile immaginare che, qualora si ipotizzasse una candidatura proveniente dall’area dei ‘giovani turchi’, i renziani vedrebbero meglio un nome come quello di Matteo Orfini piuttosto che quello di Stefano Fassina, decisamente critico con il sindaco ai tempi delle primarie.

Lucio Filipponio

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