sabato, 4 Luglio, 2020

Il peperoncino

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Dunque, tutti vogliono abbassare i toni e fare pace; oddio, proprio tutti no ma solo quella metà che ormai, agguantato il bottino, ha capito che non c’è più trippa per gatti e potendo campare di rendita, grande o piccola che sia, si defila. Sono quelli che parlano a bassa voce e inneggiano ad un mondo ecologico perché possono comperare una piccola auto elettrica. Non avendo un caspita da fare, fanno più di tutti gli altri, ponendosi come “cittadini modello”: spendono la mattinata a dividere il pattume, tutti virtuosi.

Chi invece non vuole abbassare il volume sono i derubati, in un modo o nell’altro, quelli che prima di essere gabbati stavano bene. Ed è così che il mondo d’Occidente oggi si divide.

Capite bene che la gente non è urlante solo perché ignorante o impazzita, semplicemente non si dà pace di essere stata così fessa da farsi infinocchiare.

E se proprio vogliamo raccontarla tutta oggi non c’è più politica intesa come la nobile polis, non ci sono più i partiti e le loro ideologie novecentesche, ma solo quelli incavolati di qua e quelli con la pancia piena di là.
Oddio, sono anche tanti gli intellettuali che hanno tentato di dare rispettivamente le ragioni dell’accaduto e perfino ci hanno provato con le “sardine”, il fenomeno da spettacolo di fine anno. Ma i Merlino che pontificano nei salotti buoni lo sapevano già.

Eppure – il 4 marzo 2018 – dalle cabine elettorali era emerso un risultato asciutto come lo spoglio fosse avvenuto sotto le piramidi di Giza, il 50% degli italiani ha punito la vecchia classe dirigente che aveva pensato solo al benessere dei banchieri a loro spese, votando per dispetto due forze politiche che avevano promesso di mandare a casa i truffaldini e ridare dignità agli impoveriti e ai ceti medi declassati.
Certo, i declassati non si aspettavano che il movimento dei “vaffa” tornasse nell’oblio della decrescita felice, in quanto incapaci a trovare soluzioni al marciume emerso dal vaso di Pandora scoperchiato. Vaso di Pandora, più che scatoletta di tonno.

Non solo, i 5Stelle hanno addirittura salvato l’intera classe politica a cui volevano fare il “mazzo”; invece è finita come i pifferi di montagna: game over, gatti e sardine il “mazzo” lo han fatto a loro. Il crollo dei consensi “sondaggiato” è incontrovertibile. Del resto, non c’é una sola questione- dall’Ilva alla Tav, dalle concessioni alla fedeltà all’UE, passando per tutte le alleanze possibili e immaginabili su cui non si siano rimangiati la parola.

Il salvataggio della Banca di Bari, avvenuto nei mesi scorsi, poteva essere l’ultimo tassello a far cadere la pregiudiziale contro la “casta amica dei bankieri”, come tuonavano appena qualche anno fa all’epoca delle mattanze sociali di Renzi e Gentiloni per salvare banchieri e funzionari. E noi cittadini comuni che non crediamo ai rosari baciati, né alle cravatte intonate alla camicia dei volti rassicuranti e sorridenti, cosa dovremmo fare? Affidarci a delle “Triglie” che dal pulpito della loro supremazia morale e intellettuale ci dicono che la politica non è odio, bensì trovare tutti assieme soluzioni… pacificamente e “pacatamente” (per dirla alla Antonio Albanese).

Ovviamente, senza fare a meno di tener conto del merito e dellla competenza…si dovesse arrabbiare le signore Fornero e Van der Leyen? Un mantra stanco e già visto con l’antiberlusconismo girotondino (con la differenza che allora Ancorman era il capo del governo, non dell’opposizione e, almeno, i girotondini avevano un programma, per quanto giustizialista e impolitico). Perché, quindi, gli incazzati di tutte le risme dovrebbero scendere in piazza mica come hanno fatto quelle “bestie” – parole dei giornalisti de La Stampa – dei Gilet Gialli francesi che si sono battuti per la difesa dei propri diritti sociali, bensì come tanti papa boys che si accontentano di predicare l’amore universale? Non credete a chi vi spinge a odiare – ci dicono.

Nessuno che obietta che se si odia un motivo c’è, bisognerebbe dunque rimuovere le cause. E forse canalizzare l’odio contro chi ha colpa (non contro altri poveracci che nulla c’entrano) senza disconoscerlo. L’odio è un sentimento politico, cosi come il conflitto ne è un’espressione, nonché la quint’essenza della politica in democrazia dal 1789 in poi. E ancora una volta, sono i francesi a ricordarcelo.

Angelo Santoro

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